ENNESIMA TRAGEDIA A LAMPEDUSA, CENTINAIA DI MORTI. LUTTO NAZIONALE E CORRIDOIO UMANITARIO NEL MEDITERRANEO

giovedì 03rd, ottobre 2013 / 19:13
ENNESIMA TRAGEDIA A LAMPEDUSA, CENTINAIA DI MORTI. LUTTO NAZIONALE E CORRIDOIO UMANITARIO NEL MEDITERRANEO
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La tragedia di Lampedusa, l’ennesima, l’ultima di una lunga serie, con centinaia di morti è una “vergogna” (lo ha detto anche il papa). Non ci sono altre parole. Una vergogna che interroga le nostre coscienze di cittadini.

Lutto nazionale, almeno, come segnale di vicinanza, di solidarietà con le vittime.  E subito un “corridoio umanitario” nel Mediterraneo e nuove politiche e misure per l’accoglienza…

Il numero dei morti accertati  è vicino a 20 mila. Nel 2013 non si può morire così, a migliaia, nel mare di casa nostra.

Da due o tre anni a questa parte, dopo la primavera araba, la crisi della Libia, ora la Siria e l’instabilità perenne del Corno d’Africa (Eritrea, Somalia, Etiopia) e dell’area sub sahariana oltre che del Medio Oriente i profughi in fuga da guerre, repressioni, carestie è aumentato in maniera esponenziale. E non c’è legge che possa scoraggiare milioni di disperati dal tentare la fuga verso terre ritenute più ospitali e sicure. Anche il presidente della Commissione Esteri della Camera Marazziti ha chiesto una iniziativa urgente dell’Italia e dell’Europa, non per bloccare il flusso dei migranti, cosa impossibile, ma per dare loro una accoglienza civile.

Va in questa direzione, la proposta di un corridoio umanitario che eviti tragedie come quella di oggi e anche la proposta di creare a Lampedusa o in altra località del Mediterraneo, un “porto europeo” che sia attracco sicuro e punto di accoglienza, per poi garantire a profughi e migranti di raggiungere la loro meta.

Naturalmente i CIE (centri di accoglienza) che attualmente sono dei veri e propri lager dovranno essere riformati e umanizzati…  Da cittadini democratici, liberi, non possiamo sottrarci al dovere morale, civile, umano di farci carico di un problema che certo non è solo italiano, ma resta un problema, una priorità assoluta. Perché quelle che muoiono nel mare nostrum sono persone, spesso donne, bambini. E non si può morire così.

Noi non ci possiamo abituare a notizie del genere, considerandole normali, solo perché sono frequenti. Non possiamo farci il callo. L’assuefazione, l’indifferenza in questi casi è il peggiore dei mali.

 

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