25 APRILE, IL PRESIDENTE MATTARELLA A CIVITELLA IN VALDICHIANA A 80 ANNI DALLA STRAGE NAZISTA CHE FECE 244 MORTI

mercoledì 24th, aprile 2024 / 15:07
25 APRILE, IL PRESIDENTE MATTARELLA A CIVITELLA IN VALDICHIANA A 80 ANNI DALLA STRAGE NAZISTA CHE FECE 244 MORTI
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Domani è il 25 aprile. La festa dell’Italia liberata. Dell’Italia democratica e antifascista nata dalla resistenza. Non è la festa di tutti. Perché una parte di italiani stava dall’altra parte. Portava la camicia nera e aiutava i nazisti a rastrellare  partigiani, a compiere stragi efferate di civili, a deportare ebrei e oppositori nei campi di prigionia e di sterminio. Una parte d italiani volle la guerra civile, dopo aver voluto la guerra mondiale. Il 25 aprile non è la festa di quella parte di italiani, è la festa dell’altra parte, quelli che stavano dal lato giusto. L’Italia ha una costituzione, promulgata nel 1948, che è una delle più belle e più avanzate del mondo ed è frutto della battaglia e del sacrificio di coloro che scelsero, nel ’43, di combattere in armi gli ex alleati nazisti, ormai esercito occupante, e i loro tirapiedi e compari fascisti della repubblichina di Salò. Il 25 aprile dunque è anche la festa del riscatto nazionale. E la festa di tutti coloro che dalla liberazione in poi hanno fatto argine ai rigurgiti fascisti, ai tentativi di colpo di stato, alla strategia della tensione, alle leggi truffa… E’ la festa in onore di chi è caduto nella guerra di liberazione e di chi è caduto, dopo, nelle stragi sui treni, dentro le stazioni, nelle piazze, a causa di bombe fasciste. Oggi al governo dell’Italia c’è Giorgia Meloni e un partito, il suo, che ha la fiamma del Msi nel simbolo (in ricordo della fiamma che arde sulla tomba di Mussolini). Questo non significa che Giorgia Meloni e i suoi siano fascisti come i fascisti di Salò. Ma se non riescono a dichiararsi antifascisti un problemino con la Costituzione sulla quale hanno giurato, ce l’hanno. Se non riescono a partecipare convintamente alle manifestazioni del 25 aprile (e non ci riescono) vuol doire che ancora il 25 aprile non lo hanno digerito… E questo è un altro problema. Non da poco in una Repubblica antifascista nata dalla resistenza al nazifascismo. Ce ne faremo una ragione, sapendo con chi abbiamo a che fare.

Comunque domani,  il  79esimo anniversario della Liberazione dal nazifascimo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo celebrerà a Civitella Val di Chiana, un paese della Provincia di Arezzo che nel ’44 fu teatro di una delle stragi più efferate compiute dai nazifascisti. Paragonabile a Sant’Anna di Stazzema, a  Marzabotto…

Il 29 giugno del ’44 infatti a Civitella il Valdichiana furono trucidate barbaramente 244 persone. La strage è conosciuta come l’eccidio di Civitella, Cornia e San Pancrazio, tutti borghi e frazioni di quel territorio. Nel 2004 nel 60esimo della strage a Civitella venne il presidente Carlo Azelio Ciampi.

La manifestazione è aperta a tutti i cittadini in appositi spazi già definiti fino ad esaurimento della loro capienza. Sarà presente un maxischermo in Via Martiri di Civitella per assistere all’evento che sarà trasmesso in diretta su Rai Uno. L’accesso al Paese è consentito entro e non oltre le ore 9.30 con le seguenti modalità: A piedi e con apposite navette con punto di partenza in Via del Sembolino (area adiacente il campo sportivo di Pieve al Toppo) a partire dalle ore 7.30.

Cosa successe a Civitella in Valdichiana quel 29 giugno del ’44?

Questi i fatti. Nel paese aretino si era installato un comando tedesco della Divisione Hermann Goering delle SS, la stessa che aveva altri effettivi a Chiusi dove tra il 21 e il 26 giugno infuriò una sanguinosa battaglia. Il 18 giugno in un circolo ricreativo avvene una sparatoria tra partigiani e 4 soldati tedeschi. Tre morirono, Uuo di di essi riuscì a scappare. Da lì la rappresaglia,  con tanto di inganno. I nazisti finsero un atteggiamento civile nei confronti della popolazione che s era allontanata proprio per paura di una reazione alla sparatoria, inducendo gli abitanti a rientrare alle proprie case…

Al mattino del 29 giugno, in occasione della festività dei santi Pietre  Paolo, il centro di Civitella era pieno di gente. Molti non si erano recati nelle campagne o nei boschi per lavorare, restando così a casa o andando a messa. La chiesa del paese era  piena di fedeli, giunti anche dalle altre frazioni del comune.

Improvvisamente dal comando tedesco partirono tre squadroni: uno destinato a Cornia, l’altro a San Pancrazio di Bucine e un terzo, il più grande, si riversò nel centro di Civitella. I tedeschi irruppero nelle case, aprendo il fuoco sugli abitanti a prescindere dal sesso o dall’età. Entrarono anche in chiesa mentre si stava celebrando la messa, lì divisero i fedeli in piccoli gruppi, quindi, indossati grembiuli mimetici in gomma per non sporcarsi di sangue, li freddarono un a uno con un colpo alla nuca. Come alle Fosse Ardatine. Il sacerdote don Alcide Lazzeri, in quanto religioso, sarebbe stato risparmiato dai tedeschi, ma scelse di condividere la sorte degli sfortunati parrocchiani. Anche lui fu giustiziato.

Compiuta la strage, i nazisti della Goering  incendiarono le case di Civitella, provocando così la morte anche di coloro che avevano disperatamente tentato di salvarsi nascondendosi nelle cantine o nelle soffitte. Solo pochi abitanti riuscirono a salvarsi dal massacro. Alla fine si contarono 244 morti: 115 a Civitella, 58 a Cornia e 71 a San Pancrazio.

ll 21 ottobre 2008 i giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione condannarono il governo tedesco a risarcire i danni a nove familiari delle vittime dell’eccidio, stabilendo un milione di euro come risarcimento, ma la Germania fece ricorso ottenendo l’annullamento degli effetti della sentenza. In sostanza le famiglie delle vittime attemdono ancora giustizia. Vedremo se Mattarella domani, riproporrà la questione.

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