LA REGIONE TOSCANA DICE STOP ALLE COLATE DI CEMENTO SULLE COLLINE. MAI PIU’ OPERAZIONI COME QUELLA DI MONTICCHIELLO

giovedì 03rd, ottobre 2013 / 20:42
LA REGIONE TOSCANA DICE STOP ALLE COLATE DI CEMENTO SULLE COLLINE. MAI PIU’ OPERAZIONI COME QUELLA DI MONTICCHIELLO
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PROPOSTA LA RIFORMA DELLA LEGGE URBANISTICA DEL 2005. BACCHETTATA A CERTI PIANI ELEFANTIACI COME QUELLO DI CHIUSI

FIRENZE –  La Regione Toscana dice basta al consumo di suolo e alle colate di cemento fuori dalle città. Stop dunque alle new town di villette a schiera sulle colline, ai nuovi insediamenti vicini alle cinte murarie medievali come tate volte è avvenuto in questi ultimi 20 anni. E stop alle previsioni elefantiache di certi piani regolatori. Con i comuni che adesso dovranno rivedere i propri conti.  E’ questo il senso della “riforma della Legge 1 del 2005” che il presidente Rossi e l’assessore Marson hanno presentato il primo ottobre. Approvato dalla Giunta regionale, dopo una lunga concertazione con l’Anci (Associazione dei Comuni) il provvedimento andrà ora in Consiglio per l’approvazione finale.

“E’ una legge che migliora la governance interistituzionale, mettendo a punto in maniera più attenta le coerenze che devono esserci tra le azioni portate avanti in tema di governo del territorio dai diversi soggetti competenti”, dice l’assessore Marson che aggiunge:  “Come Regione Toscana siamo riusciti, primi in Italia a proporre al Consiglio regionale norme che introducono innovazioni significative nel contrasto al consumo di suolo e nel riconoscimento del territorio rurale e del suo valore in quanto tale”.

Quella del contrasto al consumo di suolo è infatti uno dei contenuti salienti della proposta di legge. “La novità rispetto alla legge oggi vigente – spiega l’assessore Marson – è che abbiamo tradotto quelli che ora sono dei principi molto importanti ma in quanto tali troppo spesso disattesi, in dispositivi operativi quali la definizione di territorio urbanizzato e la netta diversificazione delle procedure per intervenire in territorio urbanizzato e in territorio rurale.
Il territorio rurale che oggi viene ancora troppo spesso considerato un insieme di lotti da ‘sviluppare’ va concepito come patrimonio territoriale, risorsa fondamentale non solo per l’equilibrio idrogeologico e ambientale, ma anche per l’economia della Regione. Occorre un cambiamento di visione analogo a quello che avvenne tra gli anni 50 e 60 del Novecento grazie anche al contributo di Bianchi Bandinelli, con il passaggio dal riconoscimento di singoli edifici di valore, a quello dei centri storici quali organismi complessi”.

Un altro elemento essenziale è l’accorciamento dei tempi. “Come ha evidenziato l’Irpet – dice ancora Marson – i tempi medi in Toscana per la redazione degli strumenti di governo del territorio è di 6 anni, un tempo spropositato. Con Anci, Upi e Uncem abbiamo convenuto che 2 anni sono un tempo fisiologicamente più che adeguato e abbiamo deciso di introdurre forti sanzioni alle possibilità di attuare trasformazioni urbanistiche e edilizie per quei Comuni che avviino un procedimento di formazione di un atto di pianificazione senza concluderlo entro questo termine”.

Da sottolineare anche l’attribuzione di nuovi poteri alla conferenza paritetica interistituzionale. “La conferenza – spiega Marson – sarà in grado di valutare gli adeguamenti realizzati in attuazione delle proprie richieste e in caso di valutazione negativa, l’atto o parte di esso non potrà divenire efficace. Inoltre la conferenza potrà pronunciarsi anche su presunti contrasti con norme di legge e non solo tra piani”

“Mi auguro – ha concluso l’assessore – che, visto il lavoro approfondito e paziente di concertazione e discussione con le rappresentanze istituzionali che è stato svolto, mi attendo che i tempi per l’approvazione della legge siano, a questo punto, ragionevolmente rapidi”.

Quando la riforma della Legge 1/2005 sarà legge della regione certe operazioni come quella famosa e molto discussa di Monticchiello non saranno più possibili. Neanche pensarle.  E alla luce del provvedimento anche certi Piani Strutturali approvati di recente, come quello di Chiusi per esempio, con una previsione di un milione e 800 mila mc da edificare, appaiono non solo sovradimensionati, ma del tutto fuori dalla logica della legge. Una bella “mazzata” a chi, in barba ai rilievi, alle critiche, alle osservazioni, alle proteste ha voluto pervicacemente andare avanti lo stesso sulla via delle “colate”… A proposito: il Piano di Chiusi, approvato dalla giunta Scaramelli fu pensato e proposto dal suo predecessore Ceccobao, che poi ha fatto di tutto per non modificarlo e per mantenerne intatte le previsioni edificatorie, anche quando era assessore in Regione. Ora sono  suoi ex colleghi di giunta (quella regionale) a smentirlo clamorosamente. Un’altra bacchettata sulle dita per il povero Cecco, fatto fuori in men che non si dica e senza troppi complimenti e ora anche contraddetto e messo praticamente ‘fuori legge’ (politicamente, s’intende).

Il sindaco di Chiusi che nell’ultima seduta del 30 settembre ha annunciato la volontà di definire, dopo l’avvenuta approvazione del Piano,anche  il regolamento urbanistico, dovrà ora in qualche modo tenere conto del nuovo orientamento regionale. E come lui tutti gli altri sindaci che hanno appena approvato o stanno licenziando i loro Piani strutturali…

m.l.

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