IL GENOCIDIO A GAZA HA IL SUO JAN PALACH. SI CHIAMAVA AARON, ERA UN SOLDATO AMERICANO

martedì 27th, febbraio 2024 / 19:55
IL GENOCIDIO A GAZA HA IL SUO JAN PALACH. SI CHIAMAVA AARON, ERA UN SOLDATO AMERICANO
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Chi ha la mia età e ha frequentato un po’ gli ambienti della politica da ragazzo si ricorderà di un certo Jan Palach. E anche chi è più giovane, ma magari è stato in gita a Praga saprà chi era Jan Palach, perché avrà visto la stele (non molto visibile) che si trova in Piazza San Venceslao. Jan Palach proprio lì, in quella piazza, il 16 gennaio del 1969 si cosparse di benzina e si diede fuoco per protestare contro l’invasione russa, che qualche mese prima, ad agosto del ’68, aveva stroncato con i carriarmati nelle strade la “Primavera di Praga”, cioè il tentativo di creare un socialismo dal volto umano in Cecoslovacchia.
Nel 1978 ero un giovane segretario della sezione del Pci di Chiusi Scalo. Quando si trattò di allestire la festa de l’Unità, ad agosto, decidemmo, io ed altri, di dedicarla nel decimo anniversario di quel tragico evento, proprio alla Primavera di Praga. Chiamammo a parlare Jiri Pelikan che era stato uno degli esponenti di quell’esperimento politico. A fare da tramite con Pelikan fu un amico: Luigino Scricciolo, che quell’anno era stato candidato per DP alle comunali di Chiusi e lavorava all’Ufficio Relazioni Internazionali della Uil. Qualche anno dopo fu travolto da un incredibile “teorema” e si trovò in galera come presunto brigatista rosso e poi anche come presunta spia bulgara coinvolta nell’attentato al papa… Ha dovuto aspettare 20 anni per vedersi riconosciuta l’estraneità a quei fatti. Poi è morto, minato nel profondo da quella vicenda. Ma questa è un’altra storia. Per la Festa de l’Unità del ’78, dedicata alla Primavera di Praga, facemmo un grande “murale” di 6 metri per 4, dove spiccava la figura del povero Jan Palach mentre bruciava… E la notte prima dell’incontro con Jiri Pelikan e il filosofo Umberto Cerroni, anche il murale bruciò, dato alle fiamme da qualcuno che non gradiva quella presa di posizione contro l’invasione sovietica. Ma il nostro Pci, nel ’78, non era già più filosovietico e stava dalla parte della Primavera di Praga e di Jan Palach che si immolò per ribadire il suo concetto di libertà. Che era anche nostro.

Domenica scorsa  un giovane soldato dell’aeronautica USA si è cosparso di benzina e si è dato fuoco davanti all’ambasciata di Israele a Washington, gridando “Free Palestine!” Stesso gesto estremo di Jan Palach. Stessa modalità. Più o meno identica anche la motivazione: dire al mondo, con la propria vita, che certe cose non debbono accadere, che certe cose non sono sostenibili. Nel caso di Jan l’invasione sovietica, nel caso del soldato Usa, che si chiamava Aaron Bushnel, il genocidio dei palestinesi nella striscia di Gaza.
“Il mio gesto può apparire estremo, ma rispetto a cosa succede ogni giorno a Gaza, non è estremo per niente”, ha detto prima di diventare una torcia umana. Il nome Aaron tradisce origini ebraiche. Ma questo è secondario. Non è secondario ed è molto estremo invece ciò che ha fatto. Perché come Ian Palach nel ’69, si è immolatro per accendere i riflettori, in casa propria, su ciò che sta avvenendo in Palestina. Lui che ha deciso di immolarsi con addosso la divista dell’Esercito americano, principale alleato di quello di Israele. Il ragazzo è morto in ospedale per le gravi ustioni riportate.
Con quella fiammata che se lo è portato via, ha voluto dire a tutti, ai suoi connazionali, ai suoi commilitoni, ai suoi comandanti, all’ambasciata di Israele, alle televisioni e ai vari media che fanno finta di non vedere e raccontano verità parziali, che a Gaza si sta consumando una tragedia insostenibile anche per un militare.  Una differenza tra Jan Palach e Aaron Bushnell però c’è ed è nel fatto che del giovane cecoslovacco all’epoca ne parlarono tuttti, parecchio, per settimane, per mesi. E il 1969 non era ancora l’era della comunicazione globale. La Tv non era così invasiva e pervasiva, non c’erano i social, non c’erano i giornali on line che danno le notizie e i commenti in tempo reale (se vogliono). Di Aaron ieri e oggi se ne è parlato meno, molto meno. Nonostante sia tutto più semplice, più immediato. Certo, la notizia è circolata, anche dei video con gli ultimi istanti di vita del militare…  ma pochi hanno dato risalto al fatto. Molti giornali e siti web la notizia l’hanno proprio ignorata. E questo è un segnale grave perché significa che l’informazione è generalmente piegata e ripiegata su una linea di sudditanza verso i destinatari del messaggio lanciato drammaticamente dal soldato Aaron. Personalmente (anche da giornalista) trovo questa cosa scandalosa. Cosa dobbiamo aspettare per vedere un fatto del genere in prima pagina (minuscolo e staccato) nei media mainstream? che si dia fuoco un giovane palestinese per dire a quelli di Hamas di rilasciare gli ostaggi?
m.l.
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