IN MORTE DI UNA SOUBRETTE: RAFFAELLA CARRA’, ICONA DELLA TV NAZIONALPOPOLARE SI’, DEL TRASH NON TANTO

mercoledì 07th, luglio 2021 / 02:03
IN MORTE DI UNA SOUBRETTE: RAFFAELLA CARRA’, ICONA DELLA TV NAZIONALPOPOLARE SI’, DEL TRASH NON TANTO
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Nel film “Puerto Escondido” il fuggiasco Diego Abatantuono ad un certo punto mente cerca di liberare Claudio Bisio da una stazione di polizia in Messico spara al televisore acceso… “Ho sparato alla Carrà” gli dice… In effetti quel televisore trasmetteva uno spettacolo della soubrette italiana, già famosa anche in centro e Sudamerica… Uno sparo liberatorio. Per impaurire i poliziotti, ma anche per fare in qualche modo giustizia di una certa cultura trash, di un’Italia inguardabile agli occhi di un certo mondo (quello che era anche il nostro, di una certa generazione…).

Sì, perché, diciamolo, Raffaella Carrà era certamente un’icona della tv nazionalpopolare, certamente una showgirl bravissima e molto professionale, ma altrettanto indubitabilmente anche icona di una cultura formato famiglia, molto lontana dalla controcultura militante, impegnata

E questo anche se la Raffaella nazionale soprattutto agli inizi della carriera televisiva era stata piuttosto trasgressiva e addirittura all’avanguardia, fuori dai canoni da buoncostume che imperavano all’epoca sul piccolo schermo. Quell’ombelico di fuori e bene in vista, le minigonne cortissime e le movenze sensuali e ammiccanti dei suoi balletti hanno certamente fatto passare molte notti agitate a chi come me aveva allora 14-15 anni… Erano il massimo dell’erotismo che un adolescente potesse vedere senza doversi nascondere e chiudersi a chiave in bagno…  E anche se la Carrà ha “sempre votato comunista”, come dichiarò ina intervista del 2015 e non ha mai nascosto, tutt’altro, quella sua “emilianitudine”, quelle radici affondate tra la via Emilia e il west, tra gelaterie e balere, case del popolo e feste de l’Unità…

Sentire che se n’è andata fa impressione. Perché sembrava una di quelle figure che non invecchiano mai, di quelle che ti rimangono impresse perché hanno segnato una fase delle tua vita. I sabati sera in famiglia, per esempio, nei primi anni ’70. Poi certo, le “carrambate”, le telefonate con il pubblico, quella damigiana piena di fagioli di cui chi telefonava doveva indovinare il numero, quelle sì trasmissioni trash, molto più trash di quell’ombelico. E anche di quella canzoncina, rilanciata da Sorrentino ne La Grande bellezza, in cui invita tutte le donne a fare capire ai loro amanti cosa vogliono a letto e non solo in cucina o in camera da pranzo, a scegliere loro i propri amanti e non solamente ad essere scelte, a prendersi i loro spazi e non a prendere ciò che gli viene concesso…

Un testo ammiccante, che non a caso però, le femministe hanno preso spesso come colonna sonora di certe loro rivendicazioni. “A far l’amore comincia tu”, come uno slogan di emancipazione.  Chi l’avrebbe detto? L’ha detto “The Guardian” il giornale più laico e più “liberal” della Gran Bretagna, qualche anno fa, non adesso che Raffaella Carrà ci ha lasciato. “E’ stata la donna che ha insegnato all’Europa a non avere paura del sesso”, scrisse il quotidiano inglese. Visto il successo che ha avuto anche fuori dall’Europa, per esempio nei paesi di lingua e cultura ispanica dell’America latina verrebbe da dire che il suo è stato un insegnamento planetario.

Forse non è esattamente così, ma Raffaela Carrà, che in realtà si chiamava Pelloni, come il passator cortese delle sue terre, resterà per sempre un’icona della Tv e anche del costume nazionale. Una subrette brava, maniacale nel lavoro e una donna intelligente. Capace di ironia anche nel farti contare i fagioli e nel mostrare l’ombelico, quando non lo faceva ancora nessuno.

Era nata a a Bologna Raffaella Carrà, nel ’43. Era una donna emiliana di zigomo forte… Se n’è andata a 78 anni, senza mai parlare di una malattia che la stava devastando. Eppure anche se oltre i 70 e vicina agli 80 nessuno pensa a lei come a una vecchia signora dai fianchi un po’ molli… Al contrario, il pensiero se uno dice Carrà, va subito a quel casco di capelli biondi che agitava come uno strumento e a quel corpo sinuoso che ballava il tuca tuca quando la Tv era ancora in bianco e nero.

m.l.

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