PACIANO E CHIUSI, LA PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA PER PARLARE DI GAZA E DI CUBA DUE REALTA’ SOTTO ASSEDIO

PACIANO E CHIUSI, LA PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA PER PARLARE DI GAZA E DI CUBA DUE REALTA’ SOTTO ASSEDIO
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CHIUSI – La pastasciutta antifascista è un appuntamento fisso, da qualche anno. Un appuntamento che richiama l’iniziativa solidaristica della famiglia Cervi a Campegine, in provincia di Reggio Emilia il 25 luglio del ’43, alla notizia della caduta e dell’arresto di Mussolini. Pasta per tutti condita con burro e parmigiano, per festeggiare la fine del fascismo. Così, la intesero i fratelli Cervi che qualche mese dopo, il 28 dicembre del ’43 furono fucilati tutti e 7 dai fascisti.
Un po’ in tutta Italia intorno al 25 luglio l’Anpi ripropone il rito di quella pastasciutta distribuita alla popolazione per ricordare, per non dimenticare, per segnare una “cesura” con ciò che è stato ed è il fascismo. Anche nel territorio a cavallo fra Umbria e Toscana gli appuntamenti sono numerosi. Ne segnaliamo due: uno a Paciano (Pg), o meglio nei pressi di Paciano, in campagna, nel podere di Vasco Cajarelli, domani 23 luglio ore 21,00. Cajareli è un ex sindacalista Cgil, militante storico della sinistra, impegnato su vari fronti, dalla sanità a quello ambientale (con la sua famiglia sta salvando una specie di capra a rischio di estinzione, per dirne una, che non è cosa banale) e fa sapere che nell’occasione verranno raccolti fondi  per la Palestina  e ci saranno autorevoli rappresentanti del popolo Palestinese, Giuseppe Giulietti di art 21, ANPI, Emergecy, e associazioni del territorio, oltre all’amministrazione comunale. Il secondo a Chiusi, martedì 28, presso la tensostruttura San Francesco nel centro storico. In questo caso l’iniziativa è dell’Anpi, per la prima volta senza il suo leader degli ultimi 10 anni, Fausto Pacchieri, che se ne è andato anzitempo nel maggio scorso dopo breve e devastante malattia. In questo caso si parlerà di un altro Paese strangolato e sotto assedio: Cuba. Prima della pastasciutta infatti si terrà un incontro intitolato “Cuba al buio” con le testimonianze di Yaner Perez Toledo, cittadino cubano e Andrea Biagianti, segretario Flai Cgil Siena, che ha personalmente partecipato ad alcune azioni di sostegno all’isola caraibica sotto embargo.
Come primapagina sosteniamo l’iniziativa e riteniamo molto importante che l’Anpi di Chiusi abbia voluto accendere un faro sulla situazione economica e sociale di Cuba. E sugli effetti di un embargo che dura da decenni e che somiglia sempre di più ad un assedio medievale. Un “cordone sanitario” che non fa passare neanche uno spillo, perché quell’isola e il suo governo sono considerati una “minaccia per gli Stati Uniti”. L’embargo o bloqueo dura dai primi ani ’60, da poco dopo la Revolucion del movimento castrista e il tentativo di invasione da parte degli americani, fallito e respinto alla Baia dei Porci (1961).
Cuba è sì, in faccia agli Stat Uniti, a Miami, per la precisione. Ma è un’isola di 110 mila kmq, un terzo dell’Italia circa, ed ha una popolazione di 11 milioni di abitanti, 5 volte, quasi 6, meno dell’Italia. Per di più lo stesso Trump che dice si sentirsi minacciato da Cuba afferma che il paese castrista è allo stremo, senza luce, senza gas, senza cibo, senza benzina, senza medicinali… Che minaccia può rappresentare un paese che è un terzo dell’Italia ed è allo stremo, per una potenza come gli Usa? Già questa è una narrazione che non torna.
E’ vero che Cuba è allo stremo e sta vivendo la crisi sociale ed economica più profonda degli ultimi decenni, con una inflazione galoppante e una gravissima penuria di generi di prima necessità sia per le famiglie che per le attività economiche. E anche per quello che era il suo fiore all’occhiello: la sanità che per decenni è stata la migliore, la più efficiente e organizzata di tutto il centro America. Durante l’emergenza Covid i medici cubani sono venuti in Italia a dare una mano negli ospedali, il loro vaccino era efficace come quelli di Pfizer e Moderna, e costava la metà…
La popolazione dell’isola deve fare i conti con frequenti black out energetici. “Cuba al buio”, appunto. Con il blocco delle carte di credito estere, con la difficoltà a reperire acqua potabile e carburante. Quindi anche il cibo che scarseggia e non arriva…
Un tempo, fino all’era Gorbacev, Cuba ha tirato avanti, nonostante il bloqueo, con gli aiuti da parte dell’Urss e di qualche altro Paese comunista o “non allineato”. Da Gorbacev in poi ha dovuto arrangiarsi da sola. Adesso sta ricevendo aiuti concreti dalla Russia di Putin , che non è più l’Urss, ma è in rotta di collisione con gli Usa, e dalla Cina, qualcosa anche dal Messico. Non più dal Venezuela che in passato aveva assicurato soprattutto petrolio. I cinesi stanno costruendo grandi impianti fovoltaici per produrre energia elettrica, i Russi inviano petrolio e alimenti. Ma nonostante questo, la situazione è e resta molto critica, il regime castrista che per oltre 60 anni (dal 1959) è sempre stato molto internazionalista verso altri paesi, ma piuttosto “chiuso” all’interno, ha aperto ad alcune riforme del sistema economico varando alcune misure di per le piccole e medie imprese, eliminando il limite dei cento dipendenti per i privati e consentendo la gestione di più di un’attività, nel tentativo di stimolare una produzione interna ormai ridotta al lumicino. Varate anche aperture verso la possibilità di investimenti stranieri sull’isola e iniziative per favorire il turismo.
La difficilissima e drammatica situazione ha scatenato anche proteste di piazza a l’Avana e in altre città e ha fatto riaffiorare fenomeni di degrado, legati alla mera sopravvivenza: prostituzione, mercato nero. Qualcuno sui media ha paragonato la Cuba di oggi alla Napoli del ’44-45… 
Ma al di là di errori politici, delle chiusure ideologiche ed economiche del regime, è evidente che la crisi e l’impoverimento dell’isola derivano principalmente dall’embargo americano. E dall’isolamento in cui gli Usa hanno costretto a vivere i cubani, nella speranza di “strozzarli” e indurli a rovesciare il governo castrista, ritenuto dal Pentagono, dalla Cia, dalle amministrazioni americane una presenza intollerabile nei Caraibi. Trump non ha fatto mistero, in  più occasioni di pensare di fare a Cuba come ha fatto in Venezuela andando a rapire il presidente Maduro e sua moglie (uccidendo fra l’altro alcune decine di “guardie del corpo” cubane). 
E’ evidente che molti aspetti romantici della Cuba avamposto comunista e libertario (con gli altri sì, coi cubani un po’ meno), della Cuba di Fidel, Ernesto Guevara e Camilo Cienfuegos, di “Hasta siempre comandante” sono per forza di cose affievoliti e i governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni, dopo Fidel, non è che abbiano fatto molto per cambiare lo stato delle cose. Ma che oggi i cubani siano un popolo messo sotto assedio, circondato e affamato, privato dell’acqua, del carburante, delle medicine, come i palestinesi di Gaza è indubbio. Nessuno ha bombardato l’Avana e le altre città cubane, ma el bloqueo è un bombardamento economico, sociale ugualmente devastante. Giusto, giustissimo parlarne. Giusto portare la situazione di Cuba all’attenzione di tutti, anche in posti come Chiusi, perché i grandi media ne parlano poco o niente. Molti ne parlano a sproposito. Applausi all’Anpi chiusina.
m.l.
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