SIGFRIDO RANUCCI A CETONA: DE PROFUNDIS PER LA DEMOCRAZIA COSI’ COME L’ABBIAMO CONOSCIUTA
CETONA – Non è vero che la gente “schifa” la politica, che ormai sta solo chiusa in casa o davanti allo schermo del pc, ostaggio dei social. Se capita l’occasione riempie anche le piazze. Anche per sentir parlare di politica. E di informazione. E di Costituzione. E di derive fascistoidi preoccupanti. E’ successo ieri sera a Cetona con una Piazza Garibaldi gremita: almeno 300 persone che erano lì per ascoltare Sigfrido Ranucci, intervistato da Luca Telese. Ha fatto un bel colpo la libreria Impression. Certo, con due volti televisivi assai noti, qualcuno potrà dire che è semplice riempire una piazza. La tv è ancora un mezzo potente presente in tutte le case. Poi c’è anche la “potenza” del can can scatenatosi nelle ultime settimane con la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report e le notizie sui suoi rapporti (veri, presunti, pregressi o attuali) con un personaggio non certo edificante, plurindagato e condannato per reati gravi, come Lavitola, che ha certamente fatto la sua parte, facendo salire l’attenzione.

Chi si aspettava chiarimenti o quantomeno la verità di Ranucci sulla questione però sarà rimasto deluso. Qualcuno – a sentire i commenti a fine serata – anche contrariato. Come se la serata fosse rimasta a metà. Monca. Lucia Annunziata nell’introduzione e Luca Telese prima di cominciare l’intervista hanno subito sgombrato il campo: “la questione è oggetto di procedimento giudiziario in cui Ranucci è persona offesa e non uno degli indagati, quindi, per ovvie ragioni questa sede non se ne può parlare. Questa sera siamo qui per parlare del libro Il ritorno della casta. E di questo parleremo”. Questione tolta dunque dal tavolo. Sorvolata.
Ranucci, nel corso dell’intervista qualcosina in proposito ha detto: per esempio che la 247esima querela a suo carico l’ha presentata proprio in questi giorni il socio di Lavitola, da Zanzibar. E che lui presenterà ricorso legale contro la rimozione dalla conduzione di Report. Quindi quel fronte potrebbe riaprirsi. E ha anche detto che la vicenda Report e i suoi stessi guai professionali e personali si inquadrano in un disegno ampio che va avanti non da adesso, ma da decenni e mira a scardinare le fondamenta democratiche sancite dalla Costituzione, fra queste anche quella della libertà e autonomia della stampa e dell’informazione in genere, rispetto al potere politico e al potere economico.
Un “disegno” che in Italia è in sostanza il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli e della Loggia P2 di 40 anni fa… E che a sua volta si inquadra dentro un disegno globale tendente a togliere di mezzo ogni contrappeso e favorire il dominio assoluto di una élite di tecnocrati che ha un solo scopo: il profitto. E questo, sostiene Ranucci nel suo libro, ma lo ha detto anche ieri sera a Cetona, è scritto nero su bianco nei “file Epstein” (quelli collaterali). L’ex conduttore di Report ha affermato di aver scritto “Il ritorno della casta” in pochissimo tempo: 4 giorni e tre notti, perché ne ha avvertito l’urgenza. L’urgenza cioè di raccontare il quadro che abbiamo di fronte e che si sta evolvendo, in senso negativo, ad una velocità impressionante. L’assunto di Ranucci, in sostanza è questo: conoscere, sapere, mettere in fila tutti i tasselli, per poter in qualche modo farci trovare preparati. E magari replicare.
Rispondendo alle domande (poche) di Telese, Sigfrido Ranucci ha parlato dei nuovi poteri e dei nuovi potenti, che sono i vari Musk, Bezos che è il patron di Amazon, ma si è comprato anche il Washington Post, testata simbolo del giornalismo libero e indipendente che adesso risponde a lui, Zuckemberg, Thiel, “padrone” della più grande piattaforma di raccolta e gestione dati (Palantir) che lavora per i servizi segreti di mezzo mondo e soprattutto per quelli israeliani ed è un fautore del liberismo spinto unito al messianismo religioso o “pensiero cristiano apocalittico”… Roba che richiama, neanche troppo velatamente, certe suggestioni del nazismo. Trump e altri politici occidentali (primo fra tutti J.D. Vance, vice di Trump) sono parte integrante del disegno, strumenti e artefici al tempo stesso…
Un disegno che non prevede, anzi vuole cancellare, il “pensiero critico”, l’informazione libera e indipendente, ritenuta solo un intralcio, come e quanto la magistratura indipendente…
I nuovi potenti non amano i gatti, soprattutto quando questi si attaccano ai coglioni e quindi cercano di farli fuori, con ogni mezzo. Anche comprando testate giornalistiche, reti Tv, piattaforme social ecc… Per controllare il flusso delle informazioni, dei dati, uniformarli alla propria convenienza, e usarli a proprio piacimento.
In Italia c’è per esempio la catena dei giornali che fa capo ad Antonio Angelucci (Il Tempo, il Giornale, Libero…) molto attiva nella campagna anti-Ranucci, per esempio. Per inciso Angelucci che ha pure grossi interessi nella sanità, è anche parlamentare del centro destra. Tra il 2024 e 2025 il più assenteista in assoluto: 100% di assenze. Dettagli, che però fanno capire plasticamente, quale sia il quadro della nostra informazione e l’intreccio tutt’altro che armonioso, fra politica, affari e informazione.
Tornando al tema del libro, il tutto si riassume nell’espressione, usata più volte da Ranucci a Cetona “la democrazia della sorveglianza”. Che è una “citazione” di un altro libro: “Il capitalismo della sorveglianza” di Shoshana Zuboff.
La democrazia della sorveglianza è una condizione in cui i sistemi democratici perdono la loro forza perché i dati personali dei cittadini vengono “profilati” e raccolti per poi essere utilizzati per condizionarne i comportamenti. Funziona così:
– Raccolta dei dati: Le grandi aziende digitali registrano ogni azione online, ricerca o spostamento delle persone.
– Previsione e controllo: I dati diventano una materia prima per creare modelli capaci di anticipare e guidare le scelte d’acquisto o di voto.
– Mercificazione: la vita privata viene trasformata in profitto economico per poche multinazionali.
Tuto ciò ha un impatto sulla democrazia:
– Manipolazione delle scelte: La libertà di autodeterminazione si riduce quando le opinioni politiche vengono sottilmente indirizzate dagli algoritmi.
-Elezioni a rischio: Il voto rischia di diventare una formalità vuota se le preferenze collettive vengono orientate da campagne di profilazione di massa.
– Perdita di sovranità: Il potere reale si sposta dai governi democratici ai nuovi poteri tecnologici.
Non è fantascienza. Siamo già dentro questo scenario. E con l’AI (Intelligenza artificiale) il processo sarà sempre più veloce, globale e in mano a pochi. Questo in sintesi ha spiegato Ranucci.
Il quadro delineato dal giornalista è davvero a tinte fosche. Inquietante, non solo preoccupante. Fa paura. Ricorda le teorie di Goebbels, più che il Grande Fratello di Orwell. I governi, i partiti, i “predicatori” dell’ultradestra possono essere i grimaldelli politici per scardinare quel poco che resta della democrazia come l’abbiamo fin qui conosciuta. E che per i nuovi poteri è un ferrovecchio, più inutile che necessario. Un quadro dai colori molto scuri, tendenti al nero, senza però che si intravedano forze alternative in grado di contrastare questa deriva. L’intervista cetonese di Sigfrido Ranucci questo ci ha detto. La platea ha più volte applaudito, perché molte delle cose dette da Ranucci e anche da Telese e da Lucia Annunziata e dal sindaco in apertura erano ciò che quella platea voleva sentirsi dire. Ma in fondo l’ex conduttore di Report non ha dispensato speranza. Ha detto e fatto capire solo che siamo messi male, molto male. E quando, rispondendo alla domanda “come fai ad andare avanti, con tutte le querele, gli attacchi che subisci?” ha risposto: “con la forza che mi danno queste piazze piene, con l’incoraggiamento e la solidarietà della gente”, ha detto – di fatto – che manca la politica, che dalla politica (anche quella che ieri sera era in piazza a Cetona) c’è poco da sperare, che una contraerea che possa fermare il capitalismo (e la democrazia) della sorveglianza, al momento non c’è o non è efficace. Lo ha detto e fatto capire quando ha affermato che l’Italia è un paese a sovranità limitata, ma per alcuni decenni c’è stata una politica che riusciva a mediare fra i dettami della casa madre e gli interessi nazionali, mentre adesso questo non c’è più, tutte le mediazioni sono saltate e le case madri sono diventate tre o quattro: gli Usa, certo, la Gran Bretagna (che ha sempre avuto voce in capitolo, senza farsi troppo vedere), l’Europa delle banche e Israele, cui non riusciamo a imporre sanzioni neanche di fronte ad un genocidio e all’occupazione indebita di territori altrui. Chi ha ascoltato attentamente Sigfrido Ranucci ieri sera a Cetona avrà probabilmente dormito più preoccupato della notte precedente. Se la “speranza” e la forza di reazione sta solo nella gente che va volentieri in piazza alla presentazione di un libro e meno volentieri per Gaza, è difficile che basti…
m.l.









Condivido tutto ciò che hai scritto e che è anche in fondo cio che ho sempre detto nei miei logorroici e chilometrici discorsi sul tuo giornale.
Ranucci ha parlato di ”Democrazia”, tu stesso nel tuo Post ne hai parlato,illuminandola e spiegando di come possa essere messa a rischio. Mi hai fatto ricordare un celeberrimo discorso di Massimo Fini che ho deciso di andarlo a ricercare nei miei documenti ed a ripeterlo qui sul tuo giornale, perchè credo che possa servire, soprattutto a quella natura eterogenea di folla soprattutto formata da gente comune che a Cetona come in tutta Italia è presente e che ritengo sia la maggioranza delle persone, spettatrici queste come lo siamo tutti ma anche vittime di tutto questo processo che vediamo scorrere sotto i nostri occhi a quella velocità di cui Ranucci parlava. L’ho riportato fra virgolette il discorso di Massimo Fini ed eccolo di seguito:
”In realtà la Democrazia, così come si è storicamente determinata, non è che l’involucro legittimante del modello di sviluppo basato sul mercato.
Ed il mercato che è uno scambio di oggetti inerti, non può produrre valori,nè laici nè di qualsiasi altro tipo.L’unica divinità realmente condivisa è il ” Dio Quattrino”.E’ la vera debolezza dell’Occidente Democratico.Lo vediamo in rapporto con le altre culture, l’Islam in testa,proprio in questo vuoto di valori.Bisogna aggiungere che la Democrazia, perlomeno quella rappresentativa,non solo non aiuta a costruire valori condivisi,ma sembra il sistema perfetto per demolirli. La liberal democrazia si è infatti venuta strutturando, contro le intenzioni dei suoi padri ( Stuart Mill,John Locke, Alexis de Toqueville ed altri ….) come un sistama di partiti in competizione fra di loro. I partiti per conquistare consensi hanno bisogno di apparati (il voto di opinione secondo lo stesso Norberto Bobbio,gran studioso e strenuo difensore della democrazia è solo quello di coloro che non votano ).Per mantenere gli apparati hanno bisogno di soldi,per procurarseli li drenano illegalmente dal settore pubblico di cui si solo impossessati, o da quello privato tenendo gli imprenditori sotto ricatto ( o mi dai la tangente o non vincerai mai un appalto ).Essendo abituati a corrompere od a farsi corrompere per superiori esigenze di partito,i dirigenti poliici diventano quasi sempre dei corrotti in nome proprio.Questa corruzione pubblica trascina fatalmente con se i cittadini ( se rubano loro perchè non dovrei farlo anch’io ?) spazzando così via tutta una serie di valori,onestà,lealtà,dignità, che tengono insieme una comunità. A ciò si aggiunge che i partiti pur di non scontentare i loro elettorati,perdono completamente di vista l’interesse nazionale. E questo non è un vizio solo italiano,se in America,paese che deve le sue passate fortune ad un fortissimo senso di appartenenza nazionale,repubblicani e democratici si stanno scannando mentre il loro impero rischia di crollargli sotto i piedi. Per cui sento di poter dire che l’attuale crisi economica non è solo il fallimento di un modello di sviluppo, ma anche del suo involucro legittimante: La Democrazia.” Questo brano di Massimo Fini l’ho voluto riportare perchè credo che sia uno dei migliori fari che metta a fuoco in maniera concettualmente concisa il decadimento del ” concetto di Democrazia” avvenuto negli anni che sono seguiti alla fine della seconda guerra mondiale, ed oggi uno dei principali bisogni della gente è il fatto di potersi rendere conto a quale livello di impotenza il sistema ha ridotto la maggior parte dei suoi appartenenti. Il non reagire a tutto questo porta gli uomini a soccombere sia politicamente, sia moralmente,sia materialmente e la storia di secoli ci racconta che quando succede questo l’unico passo da attendersi e che sicuramente ci sarà è quello della guerra.Ecco perchè le destre da sempre nella loro storia del potere ed anche nella loro etica hanno sempre definito le guerre ”l’unica igiene del mondo” ed oggi purtroppo anche certa parte della sinistra – che è sinistra solo a parole ma non nella sostanza- si stà adeguando non rendendosene conto negli atti politici a tale fosco pensiero.