CHIUSI CONTRO LA “CANCEL CULTURE”: SPLENDIDO CONCERTO DEL FISARMONICISTA RUSSO OLEG VERESHAGIN IN CATTEDRALE
CHIUSI – Nel tardo pomeriggio di ieri, sabato 19 settembre, la Cattedrale di San Secondiano ha ospitato un concerto inusuale. Un concerto di Bayan. Che è la fisarmonica classica russa. E anche il musicista che la suonava è russo: Oleg Vereshagin, laureato all’Accademia Gnessin di Mosca. Musicista straordinario che ha eseguito brani di Bach (la famosissima “Toccata e fuga in re minore” per organo e l’altrettanto noto “Adagio in re minore” per oboe e orchestra), di Mozart, Humperdink, Albeniz, Rachmaninov e Tschernikov. Tutti, naturalmente con la sola fisarmonica che ha fatto vibrare come un’orchestra completa. Il concerto era organizzato da Maria Pace Ottieri, in collaborazione con la parrocchia e con il Comune, per ricordare, a 20 anni dalla scomparsa, sua madre Silvana Mauri Ottieri, giornalista, scrittrice, traduttrice e nipote di Valentino Bompiani, che era innamorata di Chiusi, paese di origine del marito Ottiero.
Ma la notizia non è solo la qualità del concerto e lo straordinario virtuosismo del concertista. E’ che, come dicevamo in apertura, Oleg Vereshagin è russo. Chi non ricorda i concerti cancellati, i direttori di orchestra, cantanti lirici e ballerini rifiutati dai teatri italiani perché russi, dopo l’aggressione all’Ucraina e anche le proposte sulla messa al bando pure dei testi di Cecov, Dostoevskij, Tolstoj, Majakovskji e di tutta la cultura russa, dalle scuole, dai saloni del libro, dagli eventi letterari? E’ roba recente. Frutto (avvelenato) della narrazione bellicista occidentale che nella foga di individuare nella Russia di Putin (che non è uno stinco di santo) il nemico da isolare e “cancellare” ha provato mettere al bando anche la letteratura, la musica, la danza, tutta la cultura russa, come se gli scrittori e i musicisti dell”800 e dei primi del ‘900 fossero uno strumento della propaganda putiniana.
Bene, ieri a Chiusi, il concerto in cattedrale ha rotto tale narrazione e ha dimostrato, ammesso che ce ne fosse bisogno, che l’arte è un ponte e non un muro. Che la musica è un linguaggio universale che non ha confini, neanche nel modo di eseguirla. Bach, Mozart e Albeniz si possono suonare anche con una fisarmonica, che non è uno strumento buono solamente per il liscio da balera. Tutt’altro. E’ un’orchestra intera dentro uno strumento solo che si suona con due mani e con un mantice che soffiando aria dà tono, volume, anima al suono che ne esce. 
Maria Pace Ottieri va ringraziata per aver proposto il concerto del maestro Vereshagin. D’altra parte non è nuova a iniziative che vanno nella direzione dell’abbattimento dei muri e della costruzione di ponti. Nella sua casa di Chiusi, aderendo al progetti delle Città rifugio, ha ospitato esuli e dissidenti di varie parti del mondo (dalla Russia alla Siria e non solo) che vi hanno abitato per mesi e in qualche caso anni e a Chiusi hanno visto nascere i loro figli.
Un ringraziamento, per il patrocinio (gratuito) all’iniziativa e l’ospitalità anche al Comune e alla Chiesa di Chiusi.
Pubblico ce n’era. Ma il concerto avrebbe meritato la navata piena.
Nota a margine: un paio di coppie di turisti del nord Italia, entrate casualmente ad ascoltare il concerto, sono rimaste “folgorate” anche dalla “magnificenza” della cattedrale chiusina, che non si aspettavano e li ha lasciate a bocca aperta. Quando hanno saputo che i mosaici in stile ravennate non sono mosaici, ma opera “a pennello” di un giovane pittore senese di fine ‘800, evidentemente superbo falsario, hanno deciso entrambe di rimanere un giorno ancora a Chiusi, per una visita più accurata.
m.l.
Nelle foto: in copertina il maestro Vereshagin stringe la mano al sindaco Sonnini accanto a Maria Pace Ottieri e, sotto, un momento del concerto.








