PANICALE, LA VALNESTORE SI INTERROGA SULLA CRISI DEL VINO E… SULL’ACQUA CHE NON C’E’

martedì 08th, settembre 2026 / 16:44
PANICALE, LA VALNESTORE SI INTERROGA SULLA CRISI DEL VINO E… SULL’ACQUA CHE NON C’E’
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PANICALE – “Vitigni di territorio: moda passeggera o risorsa per il futuro?” questo l’interrogativo a cui si è cercato di dare una risposta in un incontro tenutosi al Teatro Cesare Caporali di Panicale sabato 5 settembre. A fare da cornice all’evento la tradizionale Festa dell’Uva che quest’anno compie 50 anni, un rito che trova nel dedalo di vicoli del borgo altomedioevale, finestra sul lago Trasimeno, la sua naturale, suggestiva, collocazione.
Sì Panicale uno dei borghi più belli d’Italia, fa vivere senza dubbio una esperienza ed emozioni uniche ai visitatori grandi e piccoli che siano, che sempre più numerosi la affollano durante l’arco di tutto l’anno.
E poi le botteghe di vicinato, che ancora qui sono presenti in numero considerevole, dove poter acquistare prodotti tipici del luogo come appunto il vino.
Il Convegno verteva proprio sui vitigni del territorio. Una faccenda piuttosto complicata e affascinante al tempo stesso, dove si può toccare con mano quello che significa “cambiamento climatico”, che sta costringendo tutti a riposizionarsi, a partire dalla data per la raccolta delle uve, che quest’anno è cominciata d’agosto…
Esperti del settore ne hanno illustrato  tutte le potenzialità di quello che era considerato il nettare degli Dei.
Diverse le personalità professionali e del mondo universitario, del settore che hanno illustrato le potenzialità dei vitigni di territorio.
A portare i saluti istituzionali è stata Elena Sepiacci, Assessora comunale a Cultura e Turismo, che ha annunciato che presto si potranno effettuare lavori di restauro del Teatro, una spesa di 400mila euro, per riportare quel luogo simbolo della cultura paesana agli antichi splendori, un restauro che permetterà di tornare ai 130 posti originali, oggi ridotti a 80. La Sepiacci ricorda subito che a Panicale si è puntato oramai da anni a prodotti di qualità, che caratterizzano e valorizzano il territorio. “Nessun prodotto standardizzato – sottolinea – Il turista, così come gli abitanti stanziali, richiedono sempre più prodotti particolari”.
 “Il convegno – ha spiegato l’Assessora – è una novità rispetto al programma della Festa dell’Uva, manifestazione che vanta più di mezzo secolo di storia e che caratterizza il borgo di Panicale, organizzata dalla locale Proloco.
L’idea nasce per dare un contributo culturale ma anche professionale, a un evento che ha il suo focus in uno dei prodotti agroalimentari di eccellenza di questa parte del territorio lacustre.  “Siamo particolarmente grati – ha affermato – e contenti per la presenza dell’Università degli Studi di Perugia, dei diversi soggetti coinvolti nel mondo dell’enoturismo e dell’assessore regionale Simona Meloni”.
Massimo Picchio, vice presidente della Proloco di Panicale, ha ricordato la figura di Bacherini, un Presidente che seppe dare un’anima, un respiro storico alla manifestazione. Quel giro per i borghi ad assaggiare cibi del Trasimeno e sorseggiare vini tipici, permise di rimettere al centro il Territorio, la sua storia millenaria, le sue tradizioni, ridandogli carattere.  
Sul palco, Nicola Chiucchiurlotto, responsabile settore vitivinicolo Cia Umbria; Emanuele Bizzi, Presidente Consorzio Tutela vini DOC del Trasimeno; Massimo Sepiacci, Presidente Confcooperative -agroalimentare Umbria; Gioia Bacoccoli, coordinatrice Distretto di Qualità del Vino Umbro. Relatore del convegno sarà Alberto Palliotti, Prof. Ordinario Viticoltura DSA3 – UNIPG. Moderatrice Gioia Bacoccoli.
Il Presidente Bizzi ha ricordato come l’aver costituito il Consorzio di tutela del Trasimeno, abbia facilitato la riconoscibilità del prodotto, e quindi della sua espansione sui mercati. Il Consorzio nacque una ventina di anni fa, non fu facile questo perché alcune cantine del Trasimeno volevano aderire al Consorzio del vino nobile di Montepulciano. I vini lacustri sarebbero stati messi a rimorchio del ben più noto e blasonato marchio toscano, prima docg italiana, che già allora disponeva di una rete commerciale assai vasta. Per i toscani sarebbe stata una vera OPA, per gli umbri appunto un accomodarsi agli ultimi posti. La stragrande volontà delle cantine del Trasimeno disse no a quel disegno egemonico, reagendo attraverso la nascita del Consorzio del lago.
Non è affatto semplice trovare risposte a fenomeni complessi come il caldo, lo stress idrico da una parte, che fa tornare al centro di tutte le progettualità i temi dell’irrigazione, così come delle varietà esistenti.
Come pure il fenomeno che da anni si verifica: cantine piene e consumi sempre più deboli, che lasciano intravvedere un cambio di costume di vita. In ogni caso le risposte non potranno essere immediate, al contrario si tratta di strategie di lungo respiro.
Sì, per il mondo agricolo anche quello locale, quello che è senza dubbio uno dei raccolti più significativi come l’uva, che ha a che fare con la tradizione, ma anche con l’orgoglio professionale, sempre più si trova a superare asticelle sempre più in alto dettate dal Mercato e dagli eventi climatici, ma anche da quelli provocati da guerre sempre più pericolose e dazi.
Il fenomeno riguarda naturalmente l’intero vigneto italiano – dichiara il Presidente regionale di Confcooperative-Agroalimentare, Massimo Sepiacci – dove la crescente imprevedibilità climatica ha indotto quest’anno Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini a non formulare la tradizionale previsione quantitativa nazionale prima della raccolta, scegliendo di presentare i dati consuntivi soltanto alla conclusione della campagna. Una decisione che fotografa bene quanto sia diventato difficile racchiudere la vendemmia italiana in una previsione formulata diverse settimane prima della conclusione delle operazioni».
«Le sensazioni che arrivano dai nostri territori sono positive sul fronte della qualità, ma dobbiamo evitare previsioni affrettate” puntualizza Sepiacci. “Le prossime settimane saranno decisive. Quello che possiamo già affermare è che il cambiamento climatico non rappresenta più un’emergenza occasionale: è ormai un elemento strutturale con il quale la viticoltura deve confrontarsi. Acqua, tecniche agronomiche, rinnovo degli impianti, innovazione e capacità di programmazione saranno sempre più determinanti”. “Il futuro non è un regalo, ma una conquista, così come il vino deve tornare ad essere un prodotto agricolo ed enogastronomico”, ha precisato il Presidente.
Qui l’appello affinché venga riaperta subito da parte della Regione,  la questione della diga sullo Ierna. “Fu redatto un progetto esecutivo quaranta anni fa, poi accantonato, non certo perché era sbagliato, altre furono le ragioni”. Dunque il tema dell’irrigazione, di come reperire le sempre più crescenti esigenze idriche, è stato anche questo un tema al centro dei lavori. Le parole del Presidente Coonfcoperative, sono state registrate dall’Assessore Regionale Meloni, che ha poi ricordato come già il suo collega di Giunta Tomas De Luca ha aperto un ragionamento in merito alla necessità di realizzare bacini artificiali nella Regione. Un tema questo che la vede molto interessata, a partire – ha sottolineato – dal recupero del progetto della diga sullo Ierna (località Piegaro).

La realizzazione di tale bacino permetterebbe a tutta la Val Nestore di poter intanto avere un fiume come il Nestore sempre con acqua corrente, oramai da decenni i mesi estivi vedono l’essiccamento del fiume con tutti i danni ambientali faunistici che ne conseguono. La diga permetterebbe anche di praticate una agricoltura di qualità, a seguito della quale potrebbe sorgere anche una industria di trasformazione dei prodotti agricoli. Questi i possibili scenari attorno ai quali avrebbero la forza per attivare interessi. Ma anche della necessità di realizzare un marchio Umbria  per i prodotti come l’olio e il vino, ha parlato l’assessore, che ha fatto notare come l’agricoltura e il turismo ad essa legato, rappresentino oggi due voci importanti del bilancio Regionale.

La crisi del vino sostengono in molti, non è una momentanea curvatura congiunturale. Non dipende soltanto dal calo dei consumi, dalle politiche sanitarie più restrittive o dall’aumento dei costi di produzione. È una crisi più profonda: È una crisi di percezione.
Attualmente una fascia di consumatori sempre più numerosa  – soprattutto under 35 – collega il vino a un immaginario superato: prodotto commerciale un tempo si sarebbe detto per “matusa”,  raccontato con linguaggi tecnici servito in ambienti avvertiti come superati e dispendiosi.
A questo si aggiunga tutto l’allarme che da anni viene portato avanti circa i danni prodotti dall’alcol alla salute, da qui la diffidenza verso questo prodotto. Non è un pregiudizio da correggere: “è un segnale da leggere”, questa la sintes uscita dal convegno panicalese.  Quanto alla risposta che viene dal “Vino dealcolato”, questa è stata così liquidata:  “chiamiamolo succo di frutta”. Questo è stato detto dal palco.
L’ immagine creata durante il boom – tra anni Novanta e primi Duemila – si è con il passare del tempo sempre più appannata.
Ciò che allora veniva vissuto come prestigio, uno status symbol,  oggi rischia di sembrare distanza. Quello che era aspirazione oggi può apparire fuori tempo. Insomma bisogna fare presto, per dare risposte dentro un tempo contingentato ad una crisi complessa.
Dunque a Panicale sabato pomeriggio si sono mossi dei passi significativi per cercare di recuperare anche un rapporto di fiducia dei cittadini verso le Istituzioni e la politica. Sullo sfondo tinteggiato da nubi assai oscure, resta la crisi di un territorio, la Val Nestore, che si trova senza infrastrutture viarie in grado di rispondere alle esigenze del trasporto odierno, senza più il Distretto industriale che fino un quindicennio fa, distribuiva migliaia di buste paga, l’unica nota positiva appunto il vino. Importante certo, ma che da solo non basta a dare risposte di futuro ai giovani che infatti hanno già ripreso ad emigrare da anni.
Renato Casaioli
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