BRETELLA FONDOVALLE, LA PROVINCIA DI PERUGIA PRECISA: “NON E’ COMPETENZA NOSTRA!” MA PERCHE’ QUESTO TERRITORIO NON DEVE AVERE STRADE ADEGUATE E SICURE?
Rispondendo al Sindaco di Città della Pieve a proposito dell’asfaltatura sulla strada delle Cardete, o “bretella Po’ Bandino-Fondovalle”, il presidente della Provincia di Perugia Presciutti precisa che l’affermazione di Risini sul fatto che il Comune ha deciso di intervenire supplendo alle inadempienze della Provincia stessa è fuorviante in quanto quella strada non è di competenza provinciale. Perché realizzata su appalto del Gruppo FS e mai presa in carico da altri enti. In effetti pare sia così.
Ora il sindaco pievese Risini può aver calcato la mano, additando la Provincia come ente inadempiente, quando in realtà non ne aveva la competenza. Il Pd che è all’opposizione ha rilanciato sui social la risposta di Presciutti. Il che è normale e rientra nella dialettica politica.
Ma una domanda resta sul tavolo: come mai a distanza di 20 anni circa, quella strada non è stata trasferita fra le competenze della Provincia? Del resto è un tratto che va a collegare la Sr 146 con la Provinciale di Fondovalle che da Chiusi Scalo porta a Ponticelli e a Fabro, dunque al casello A1 di Fabro ed è quasi interamente, tranne un piccolo tratto nella zona industriale di Chiusi, in provincia di Perugia e sotto la competenza dell’Amministrazione Provinciale perugina. Vent’anni non sono un giorno… Se la situazione è rimasta di fatto nel limbo, chi è senza peccato?
Va anche detto che la “bretella” in questione versa spesso in condizioni disastrose, con avvallamenti, buche, frane della banchina, interruzioni. L’innesto sulla provinciale di Fondovalle non ha una rotatoria, ma un incrocio pericoloso. Nella fase di costruzione fu oggetto di una profonda bonifica degli ordigni bellici inesplosi (le bombe di aereo sganciate fra il 1943 e il 1944 a tonnellate sulla vicina linea ferroviaria) e presenta una instabilità congenita del fondo stradale dovuta al fatto che trattasi di una zona alluvionale, facile ad inondazioni e allagamenti. E’ tutta in Umbria e territorio pievese, ma doveva essere anche la strada di accesso al Centro Intermodale Merci interregionale, avviato a costruzione, ma rimasto incompiuto e mai entrato in funzione. In tutto misura un paio di km.
Come ha scritto il sindaco Risini la Fondovalle e la Bretella per Po’ Bandino sono a tutti gli effetti una unica arteria di grande collegamento. Da lì passa gran parte del traffico pesante da e per il casello di Fabro e anche per il casello di Chiusi-Chianciano, essendo la 146 interdetta ai mezzi pesanti. Solo i Tir che arrivano o escono dalla Lodovichi Spa a Chiusi Scalo sono una ottantina al giorno e TUTTI transitano sulla Bretella e in buona parte sulla Fondovalle. Quelli diretti o provenienti da sud entrano ed escono al casello di Fabro, quelli diretti a nord vanno al casello di Chiusi, ma passano dalla Fondovalle e dalla provinciale dell’Astrone. Poi c’è il traffico locale e quello turistico per San Casciano Bagni, Cetona, l’Amiata, Città della Pieve… Migliaia di auto al giorno.
Con una Pievaiola già oggi largamente ristrutturata e l’ipotesi di uno sfondamento verso Chiusi (adeguando la SP 309 Moianese o altra soluzione) la bretella di Po’ Bandino e la Fondovalle costituirebbero (ma di fatto già costituiscono) un sistema viario decisivo per il collegamento della città di Perugia e di una buona parte dell’Umbria (hinterland perugino, Valnestore, parte della zona Trasimeno, alto orvietano) con il nodo ferroviario di Chiusi e con due caselli A1 (Fabro e Chiusi). Quindi, al di là di chi sia il soggetto titolato a fare le asfaltature, il ragionamento del sindaco pievese delle ragioni oggettive ce le ha, anche se può aver formalmente sparato su un bersaglio sbagliato. Il nodo non è tanto di chi sia la competenza, ma come mai le due strade che di fatto sono una sola, versano nelle condizioni in cui versano.
E la “questione Fondovalle” non può essere disgiunta da quella altrettanto urgente di un collegamento più rapido Perugia-Chiusi, che la stessa Regione Umbria ha definito “strategico”.
Oggi l’intera tratta Perugia (zona ospedale Silvestrini o stadio Curi)-Tavernelle- Piegaro- Moiano- Po’ Bandino-Chiusi Scalo-Fabro si può coprire in 55-60 minuti. Massimo 70 minuti a seconda del traffico e delle condizioni meteo. Con qualche adeguamento e aggiustamento il tempo di percorrenza potrebbe scendere intorno ai 30-40 minuti… Perché questa parte d’Italia di mezzo, a cavallo fra due regioni, non deve avere strade moderne e sicure? La gente che abita questi territori è figlia di un dio minore? A questo punto sarebbe interessante sapere anche che cosa è emerso dallo studio di fattibilità commissionato e finanziato con 80 mila euro dalla Provincia di Perugia un paio di anni fa sull’adeguamento della Moianese.










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