CHIUSI, REVOCATA LA CITTADINANZA ONORARIA A MUSSOLINI. E IL PREFETTO FA RIMUOVERE DAL MUNICIPIO LA BANDIERA PALESTINESE E UNO STRISCIONE CHE CITA LA COSTITUZIONE

sabato 27th, giugno 2026 / 00:47
CHIUSI, REVOCATA LA CITTADINANZA ONORARIA A MUSSOLINI. E IL PREFETTO FA RIMUOVERE DAL MUNICIPIO LA BANDIERA PALESTINESE E UNO STRISCIONE CHE CITA LA COSTITUZIONE
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CHIUSI –  Ieri 26 giugno, giorno della Liberazione della città dal nazifascismo, il Comune di Chiusi ha “sfrattato” sua Eccellenza il Cav. Benito Mussolini, cittadino onorario dal 15 maggio 1924. Dopo 102 anni e 40 giorni l’assemblea elettiva chiusina, riunitasi in seduta aperta, ha revocato, con atto formale, la cittadinanza onoraria al Duce. Mozione votata all’unanimità. O meglio all’unanimità dei consiglieri presenti. Ovvero tutti quelli del Pd, i due Podemos e Claudia Iagher della lista Barbanera. Assenti Barbanera e le due consigliere di Chiusi Futura.

In quel 1924, su pressioni del governo presieduto dallo stesso Mussolini e dei prefetti più di 6.000 comuni su 8.000 concessero la cittadinanza al capo del fascismo. Chiusi tra questi. Decisione assunta da una giunta di notabili ovviamente fascisti. L’ultimo sindaco regolarmente e democraticamente eletto, Oreste Venturini, socialista, detto “il Rossino”, si era dimesso, con tutta la giunta, nel 1921, subito dopo l’azione squadrista delle camicie nere, che molto prima della marcia su Roma, lasciò sul terreno tre morti e due feriti: cittadini che si stavano recando con le bandiere rosse al funerale del figlio del sindaco, morto di malattia. Era il 19 maggio.  C’è una stele con i nomi dei tre morti nel Rione Carducci, dove avvenne la sparatoria (è messa maluccio, andrebbe sistemata).

Fu così, con l’intimidazione, la violenza gratuita, gli assalti alle case del popolo, alle leghe contadine e anche con l’omicidio, che andò al potere sua Eccellenza Mussolini. Quella notte del 19 maggio 1921 è ricordata a Chiusi come “la notte dei fuochi”. “Sembrava fosse l’ascensione” ha raccontato molti anno dopo un testimone. Ma non si trattava di fuochi accesi in onore della madonna, erano gli incendi appiccati dai fascisti venuti anche da Perugia, alle aie e alle case dei contadini e dei mezzadri socialisti e comunisti, alcuni dei quali furono anche malmenati, feriti, costretti a scappare e ad abbandonare i poderi per mettersi in salvo. Bruciavano tutte a Montallese, a Macciano, a Montevenere, sulle sponde umbre de lago a Vaiano e Villastrada…   Siccome queste erano le premesse della cittadinanza onoraria, cui seguirono le limitazioni alla libertà individuale e collettiva, alla stampa, la messa al bando dei partiti e dei sindacati, lo scioglimento dei consigli comunali, le persecuzioni e gli arresti degli oppositori,  le leggi razziali, le aggressioni colonialiste e imperialiste ad altri Paesi, e infine l’entrata in guerra al fianco della Germania nazista, il tentativo di fuga travestito da tedesco,  giusto giustissimo revocare quella cittadinanza onoraria. Anche dopo 102 anni. Meglio tardi che mai.

Il giovane consigliere di Possiamo, Lorenzo Magnoni, sottolineando che tra i notabili che votarono la cittadinanza onoraria al Duce c’era anche un suo lontano prozio, ha espresso soddisfazione per aver contribuito, adesso, a cancellare quella che fu a tutti gli effetti una imposizione di regime per compiacere il capo e fare propaganda.

Lo stesso consigliere Magnoni ha illustrato una mozione votata anche questa all’unanimità dei presenti, con la quale si lancia un appello per iniziative culturali, sociali e politiche per arginare i rigurgiti e le suggestioni fasciste e nazistoidi e razziste soprattutto fra i giovanissimi…

La giornata di celebrazioni della liberazione della città ha visto poco rima della seduta del consiglio l’esposizione dei lavori del progetto “Fili resistenti” (gli articoli della Costituzione ricamati su tessuti) e, nella mattinata, la consueta visita ad un cimitero di guerra del Commonwealth per rendere omaggio ai militari britannici, sudafricani, canadesi, neozelandesi e indiani caduti nella battaglia di Chiusi e nei paesi limitrofi. Ragazzi di 20 anni, quasi tutti volontari, venuti a  combattere e a morire per la nostra libertà.  La delegazione chiusina si è recata al War Cemetery di Foiano della Chiana.

In conclusione di seduta il sindaco Sonnini ha dato lettura di una lettera inviatagli dal Prefetto di Siena, dopo segnalazione del Ministero dell’Interno, ufficio del cerimoniale.  Lettera con la quale si invita il Comune a rimuovere dalla facciata del Municipio una bandiera e uno striscione che secondo la Prefettura, a norma di legge, non possono essere esposti in maniera permanente. Si tratta della bandiera palestinese che è lì da diversi mesi (ed è pure sbiadita) e di uno striscione rosso con la scritta “La Valdichiana ripudia la guerra” che non fa altro che citare l’art.11 della Costituzione. Evidentemente anche esporre una citazione della carta fondamentale della Repubblica non si può fare. E c’è anche qualcuno che segnala l’anomalia al Ministero. In Italia va così… Sonnini non ha detto se farà togliere striscione e bandiera, ha solo dichiarato che “saranno fatte le dovute valutazioni e poi decideremo come procedere”. 

Insomma se “sfratti” Mussolini, devi sfrattare anche la Palestina e il genocidio di Gaza e Cisgiordania, il Libano e tutto il resto. Quanto allo striscione “La Valdichiana ripudia la guerra”, se dovesse essere rimosso dal Municipio, noi lo metteremmo in bella vista all’ingresso della città, magari laddove un tempo c’era la Porta San Pietro, fatta saltare in aria dai nazisti e dai loro compari fascisti in ritirata… Così, per ricordare chi stava (e sta) dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata.

m.l.

 

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