CHIUSI, REVOCATA LA CITTADINANZA ONORARIA A MUSSOLINI. E IL PREFETTO FA RIMUOVERE DAL MUNICIPIO LA BANDIERA PALESTINESE E UNO STRISCIONE CHE CITA LA COSTITUZIONE
CHIUSI – Ieri 26 giugno, giorno della Liberazione della città dal nazifascismo, il Comune di Chiusi ha “sfrattato” sua Eccellenza il Cav. Benito Mussolini, cittadino onorario dal 15 maggio 1924. Dopo 102 anni e 40 giorni l’assemblea elettiva chiusina, riunitasi in seduta aperta, ha revocato, con atto formale, la cittadinanza onoraria al Duce. Mozione votata all’unanimità. O meglio all’unanimità dei consiglieri presenti. Ovvero tutti quelli del Pd, i due Podemos e Claudia Iagher della lista Barbanera. Assenti Barbanera e le due consigliere di Chiusi Futura.
In quel 1924, su pressioni del governo presieduto dallo stesso Mussolini e dei prefetti più di 6.000 comuni su 8.000 concessero la cittadinanza al capo del fascismo. Chiusi tra questi. Decisione assunta da una giunta di notabili ovviamente fascisti. L’ultimo sindaco regolarmente e democraticamente eletto, Oreste Venturini, socialista, detto “il Rossino”, si era dimesso, con tutta la giunta, nel 1921, subito dopo l’azione squadrista delle camicie nere, che molto prima della marcia su Roma, lasciò sul terreno tre morti e due feriti: cittadini che si stavano recando con le bandiere rosse al funerale del figlio del sindaco, morto di malattia. Era il 19 maggio. C’è una stele con i nomi dei tre morti nel Rione Carducci, dove avvenne la sparatoria (è messa maluccio, andrebbe sistemata).
Fu così, con l’intimidazione, la violenza gratuita, gli assalti alle case del popolo, alle leghe contadine e anche con l’omicidio, che andò al potere sua Eccellenza Mussolini. Quella notte del 19 maggio 1921 è ricordata a Chiusi come “la notte dei fuochi”. “Sembrava fosse l’ascensione” ha raccontato molti anno dopo un testimone. Ma non si trattava di fuochi accesi in onore della madonna, erano gli incendi appiccati dai fascisti venuti anche da Perugia, alle aie e alle case dei contadini e dei mezzadri socialisti e comunisti, alcuni dei quali furono anche malmenati, feriti, costretti a scappare e ad abbandonare i poderi per mettersi in salvo. Bruciavano tutte a Montallese, a Macciano, a Montevenere, sulle sponde umbre de lago a Vaiano e Villastrada… Siccome queste erano le premesse della cittadinanza onoraria, cui seguirono le limitazioni alla libertà individuale e collettiva, alla stampa, la messa al bando dei partiti e dei sindacati, lo scioglimento dei consigli comunali, le persecuzioni e gli arresti degli oppositori, le leggi razziali, le aggressioni colonialiste e imperialiste ad altri Paesi, e infine l’entrata in guerra al fianco della Germania nazista, il tentativo di fuga travestito da tedesco, giusto giustissimo revocare quella cittadinanza onoraria. Anche dopo 102 anni. Meglio tardi che mai.
Il giovane consigliere di Possiamo, Lorenzo Magnoni, sottolineando che tra i notabili che votarono la cittadinanza onoraria al Duce c’era anche un suo lontano prozio, ha espresso soddisfazione per aver contribuito, adesso, a cancellare quella che fu a tutti gli effetti una imposizione di regime per compiacere il capo e fare propaganda.
Lo stesso consigliere Magnoni ha illustrato una mozione votata anche questa all’unanimità dei presenti, con la quale si lancia un appello per iniziative culturali, sociali e politiche per arginare i rigurgiti e le suggestioni fasciste e nazistoidi e razziste soprattutto fra i giovanissimi…
La giornata di celebrazioni della liberazione della città ha visto poco rima della seduta del consiglio l’esposizione dei lavori del progetto “Fili resistenti” (gli articoli della Costituzione ricamati su tessuti) e, nella mattinata, la consueta visita ad un cimitero di guerra del Commonwealth per rendere omaggio ai militari britannici, sudafricani, canadesi, neozelandesi e indiani caduti nella battaglia di Chiusi e nei paesi limitrofi. Ragazzi di 20 anni, quasi tutti volontari, venuti a combattere e a morire per la nostra libertà. La delegazione chiusina si è recata al War Cemetery di Foiano della Chiana.
In conclusione di seduta il sindaco Sonnini ha dato lettura di una lettera inviatagli dal Prefetto di Siena, dopo segnalazione del Ministero dell’Interno, ufficio del cerimoniale. Lettera con la quale si invita il Comune a rimuovere dalla facciata del Municipio una bandiera e uno striscione che secondo la Prefettura, a norma di legge, non possono essere esposti in maniera permanente. Si tratta della bandiera palestinese che è lì da diversi mesi (ed è pure sbiadita) e di uno striscione rosso con la scritta “La Valdichiana ripudia la guerra” che non fa altro che citare l’art.11 della Costituzione. Evidentemente anche esporre una citazione della carta fondamentale della Repubblica non si può fare. E c’è anche qualcuno che segnala l’anomalia al Ministero. In Italia va così… Sonnini non ha detto se farà togliere striscione e bandiera, ha solo dichiarato che “saranno fatte le dovute valutazioni e poi decideremo come procedere”. 
Insomma se “sfratti” Mussolini, devi sfrattare anche la Palestina e il genocidio di Gaza e Cisgiordania, il Libano e tutto il resto. Quanto allo striscione “La Valdichiana ripudia la guerra”, se dovesse essere rimosso dal Municipio, noi lo metteremmo in bella vista all’ingresso della città, magari laddove un tempo c’era la Porta San Pietro, fatta saltare in aria dai nazisti e dai loro compari fascisti in ritirata… Così, per ricordare chi stava (e sta) dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata.
m.l.










Ho già espresso ciò che ne pensavo sulla revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini e sono perfettamente d’accordo con il tuo post su detto specifico agomento. Ma come ho già specificato in altro post penso che detta revoca sia ritardataria ed anche strumentale fatta oggi, perchè poteva essere fatta anche molti ani addietro,anche dopo il 1945 e quindi anche nell’immediato dopoguerra perchè fatta oggi ha un sapore di ”contrappeso” quasi strumentale alla diatriba politica in corso nel paese,quasi un motivo nel voler rafforzare le tesi politiche fondamentali fra destra e sinistra mentre altre questioni di forte peso ed attualità decennale languono e chi debba decidere anche dai vertici non dà segni di vita od almeno fin’ora nulla è stato concluso,con prese di posizione più disparate che riguardano l’avvenire del territorio, amministrazione dei rifiuti, viabilità ferroviaria e stradale: cose non da poco. Guarda caso oggi anche in questo la politica si predispone a gettare le basi per un futuro fatto principalmente di localismo per avere le possibilità futura di riservarsi sgabellini al sole,segni questi abbastanza sicuri per chi sappia leggere fra le righe. In pratica, pur nella giusta iniziativa presa della revoca della cittadinanza,tutto questo mi sembra il segno di emissione di segnali di fumo che possa coprire la STASI (che non è il servizio segreto della Germania est….) ma è proprio la calma piatta tipica di un territorio che segni di vita ne dà pochi mentre avrebbe grandi potenzialità. Quanto alla bandiera palestinese io la sua esposizione l’avrei vista giusta e doverosa soprattutto per ricordare la tragedia di un popolo dove sopra si sono accanite le forze potenti del coacervo di stati e nazioni fra le più potenti della terra con i risultati della tragedia totale e del martirio di una popolazione che da anni cerca la propria strada, fra l’altro in casa propria,e questo non dovrebe essere dimenticato ed essere spunto di riflessione per tutti.E questo non è poco. Quanto all’articolo sulla Costituzione mi sembra giusto che possa venir esposto all’entrata del paese perchè è un principio culturale di umanità, tolleranza e di rispetto umano che la nostra carta costituzionale esprime.Principi che purtroppo molti superano oggi con un risolino sarcastico sulle labbra ben sapendo che il sistema democratico dove viviamo ha tanti aspetti che possono essere scavalcati alle bisogna.E tali bisogna-guarda caso- sono quasi sempre quelli di chi il mondo domina senza esclusione di colpi ai quali anche le classi subalterne che sarebbero quelle che dovrebbero reagire se indirizzate nella maniera giusta dalla politica, si piegano,non reagiscono e quindi anche culturalmente di conseguenza a tali forze sottostanno.
Le anomalie comportamentali della prefettura impongono risposte civiche e civili adeguate.
Quando il consiglio comunale prenderà una decisione circa lo striscione con la citazione dell’articolo della costituzione? Se lo si togliesse, bisognerebbe inventare un’azione di proteste. attaccare striscioni analoghi ,per es, alle nostre finestre?
Non credo che lo tolga, ma oggi non ci si meraviglierebbe più di nulla…questo è anche un segno che la politica tutta a diversi gradi di responsabilità, ha paura di ciò che la gente pensa ed allora spesso tutto questo non lo deve far vedere che sia una cosa palese. E’ un argomento di riflessione non da poco….
Non vedo onestamente un motivo pratico e concreto nel togliere la cittadinanza a Mussolini, anche se Lorenzo lo avrà proposto sicuramente con il cuore in mano. Esporre la bandiera palestinese invece mi sembra inappropriato oltre che profondamente razzista; come se ci fossero guerre di serie a e di serie b, come se ci fossero nazioni violentate simpatiche e popolazioni antipatiche. Non ho mai visto una bandiera del Burkina Faso sventolare nelle terrazze italiane.
La revoca della cittadinanza è un atto formale, utile in un momento come questo di pericolosi ritorni di fiamma specie tra i più giovani.
In Palestina non si combatte una guerra, quello del popolo palestinese è un atto di resistenza, l’ultimo nei confronti dell’occidente imperialista, suprematista e razzista. Quello che è successo in medioriente negli ultimi anni non è successo a caso, ogni atto tende a far terra bruciata intorno alla Palestina, ultimi in ordine di tempo il rovesciamento del governo siriano di Assad e gli attacchi nel sud del Libano. In sostanza con il dovuto rispetto di tutte le vite umane perse in qualsiasi guerra nel mondo, in Palestina si combatte per qualcosa di molto grande, forse la nostra libertà stessa.
Sacrosanta la revoca della cittadinanza a Mussolini, anche se, per carità, tardiva. Mi chiedo però come si possa presentare l’attuale situazione in Medio Oriente come un generale atto di resistenza contro l’occidente suprematista: Assad è stato tutto meno che un capo di governo, ma è stato un dittatore, anzi di fatto a capo di una monarchia ereditaria, che ha tenuto il potere con pulizie etniche per decenni. Parli con visione romantica di “terra bruciata” attorno ad Israele quando dimentichi che gli unici ad essere spariti (o fortemente ridimensionati) in questi anni, oltre al già citato Assad, sono Hamas ed Hezbollah, che hanno sempre agito e agiscono come pedine del regime di Teheran. Simpatico governo che ogniqualvolta i suoi giovani scendono in piazza per combattere la legge della Sharia e l’assolutismo, risponde con macelli (solo 30.000, cifra stimata, in 2 settimane questo gennaio). A me l’atto di resistenza sembra dei paesi democratici (1 solo, a dire il vero) e arabi riformisti contro l’Iran, vera fonte di instabilità regionale, da un punto di vista economico, politico e sociale. E se vogliamo la libertà per quei popoli, l’unica battaglia da combattere è contro i nuovi profeti dell’Islam radicale, rappresentati dai macellai iraniani e dai loro proxies, che bloccano da sempre il processo di pace vero e definitivo tra israeliani e palestinesi, usando la jihad contro il cosiddetto Piccolo Satana (Israele) come fonte di legittimazione e propaganda. Infine dato che hai parlato di libertà mi chiederei se una persona gay, trans, ateo, e qualsiasi altra minoranza etnica o religiosa possa sentirsi più libera a Damasco, o a Tel Aviv.
Un atto del genere è stato fatto in molti comuni in questo periodo e non prima, perché è un atto politico molto mediatico, visto il governo nazionale in carica. In alcuni comuni l’ azione è stata respinta e non mi sembra che ci siano state delle particolari restrizioni delle libertà individuali nella vita quotidiana, magari quelle amministrazioni si dovranno confrontare, con la cittadinanza, su temi più concreti. Anche nel comune in questione la decisione non è stata presa all’ unanimità. Per quanto riguarda la lettera del prefetto, attendiamo con curiosità ed impazienza le dovute valutazioni…
a Chiusi, come scritto nell’articolo la decisione è stata presa all’unanimità dei consiglieri presenti. Nessuno si è espresso in senso contrario. 3 consiglieri di minoranza erano assenti.
Direttore ,ti immagini se un consigliere AVESSE votato contro ? Come minimo sarebbe,DEMOCRATICAMENTE, stato LINCIATO!
Con tutti i problemi di Chiusi ,mi sembra primaria una cosa del genere !!
Non è una cosa primaria, ma la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini era ed è un atto dovuto, perché onorificienza incompatibile con i valori democratici espressi dalla Costituzione. Nel giorno della Liberazione della città diviene anche atto politico simbolico, e giusto “risarcimento” storico a chi diede la vita per uscire dall’incubo nazifascista o subì danni, lutti, privazioni a causa delle scelte del Duce… La storia non si cancella (e infatti non sarei d’accordo se qualcuno proponesse di demolire gli edifici del Ventennio, tipo Casa del Fascio o teatro Comunale), ma le onorificienze peraltro imposte in quel preciso momento storico, si possono revocare ed è giusto farlo. Sarebbe incomprensibile il contrario.
X il Sig. Ferretti. Semmai il motivo per togliere la cittadinanza a Mussolini è etico e proprio di uno stato democratico.Punto.Ho già spiegato negli altri interventi che non è antistorico perchè la storia non si cancella ma necessariamente deve passare al vaglio della critica in una società che si ritenga libera ed anche giudicante di ciò che è avvenuto nel proprio passato.E questo-nel senso etico-valoriale- credo che debba essere fatto tenendo presente i fattori di democrazia riconquistata ma anche quelli della dignità umana cancellata non per ragioni fumose.Poi all’interno dei Consigli Comunali decidono le maggioranze in un modo o nell’altro e le decisioni vanno rispettate di qualsiasi genere esse siano.La critica che mi sono sentito di muovere è semmai indirizzata sul fatto della ”strumentalità” usata in questa fase storica per tale atto che per me poteva essere fatto svariati decenni or sono.Fatto oggi assume un altro sapore.Ma anche questo non è esente dal conto e dal giudizio finale di un regime come è stato quello fascista italiano. Non ho ben compreso il concetto di ” profondamente razzista” riguardo all’esposizione della bandiera palestinese.Probabilmente, anzi senz’altro ci sono stati tanti altri avvenimenti nella storia dove le popolazioni sono state falcidiate sotto il silenzio totale di ogni parte politica,ma credo che la diaspora israelo-palestinese è questione da più di mezzo secolo attuale e che ci fa assistere in avvenimenti che nell’arco di un mese o due sono stati tolti dalla faccia della terra 70.000 indivdui fra cui donne e bambini e si è arrestata la progressione di un intero popolo verso la propria indipendenza, fatto con bombardamenti e distruzioni totali non lasciando a quel popolo la speranza di una vita migliore. Dove sia il razzismo onestamente faccio fatica a vederlo.Forse perchè lei intendeva che per il Biafra o altri simili paesi non sia stata esposta la bandiera facendo così una differenziazione ? Penso che lo sappia anche lei che viviamo in un mondo mediatico dove prendono il sopravvento guarda caso sempre le azioni del più forte tese a convincere eticamente con l’informazione veicolata e con gli atti tutte le opinioni pubbliche che quelle tragedie in fondo i popoli se le sono cercate…questa è alla fine la considerazione a cui spesso si approda.Con la situazione mondiale attuale sa quante bandiere occorrerebbe esporre ? Ma in questo caso quella della questione palestinese ci riguarda anche più da vicino chè quella dei Roingia in Birmania oppure quella del Chapas del Messico od altre.Spesso le informazioni che ci raggiungono ci procurano anche quella specie di
” fastidio ” per il quale noi crediamo che l’imparzialità sia una prerogativa doverosa usata solo in occidente e da tale pulpito scagliamo le nostre prediche,ma spesso è il contrario.Questo almeno il mio pensiero.
La mia posizione è questa: non si cancella la storia togliendo un’onorificenza. La storia resta negli archivi, nei verbali comunali, nei musei e nella memoria pubblica. Ma una cittadinanza onoraria non è un dato neutro: è un riconoscimento simbolico, cioè dice che quella comunità considera quella persona degna di onore. Nel caso di Mussolini, dittatore fascista e poi capo della Repubblica Sociale Italiana alleata dei nazisti tra 1943 e 1945, quel riconoscimento è incompatibile con i valori democratici e costituzionali dell’Italia repubblicana.
Per questo, secondo me, la revoca è giusta non come gesto vendicativo, ma come atto di chiarimento civile: il Comune può dire “questo titolo fu conferito in un determinato contesto storico, ma oggi non rappresenta più i valori della comunità”.
Capisco l’obiezione di chi dice: “ci sono problemi più importanti”. È vero, ma un consiglio comunale può occuparsi anche di simboli pubblici senza che questo impedisca di lavorare su sanità, scuola, strade o lavoro. I simboli contano, soprattutto quando riguardano fascismo, violenza politica, leggi razziali, guerra e repressione.
La soluzione migliore, per me, sarebbe: revoca formale + spiegazione storica pubblica. Non togliere semplicemente il nome dagli atti, ma accompagnare la decisione con una nota, una pagina d’archivio o un pannello storico che dica quando e perché il titolo fu dato, e perché viene revocato oggi. Così non si rimuove la memoria: la si rende più adulta.
Per Aritz. Sono d’accordo col suo intervento e tant’evvero che anch’io ho detto fin dall’inizio come la intendevo. Sembrerebbe un discorso polemico il mio ma fatto oggi in questa luce e con molte inettituidini ed impossibilità da parte del settore pubblico a determinare e risolvere gli altri problemi più importanti,tutto questo non fa che riflettere anche la volontà di emettere fumo per coprire certi andazzi e la politica – lei mi insegna – che certi problemi li sente e cerca di arginarli anche in tal modo.Questo non sminuisce il fatto che fosse stato un passo doveroso da compiere.Mica ci meraviglieremo vero se dico che i mezzi che adotta la politica soprattutto oggi di fronte ad una opinione pubblica incantata da mille pifferai che parlano di questo per non parlare di altro produca anche questo che fra l’altro come ho già detto poteva essere fatto anche decenni fa ? Perchè forse decenni fà si sentiva minore esigenza per poterlo fare ? Non direi davvero,soprattutto anche di fronte alle stragi fatte dai nazifascisti, SS comprese, bombaroli neri e servi segreti deviati ed anche altro ancora.Va bene che non è mai troppo tardi, ma c’è anche dell’altro e negarlo non renderebbe un buon servizio alla verità oggettiva nello stato in cui versa la politca odierna.
Comunque la revoca della cittadinanza a MUSSOLINI è una bazzecola in confronto all’intimazione del Prefetto a rimuovere una bandiera e uno striscione dal palazzo comunale.
D’accordo; il prefetto può avere una base formale nel richiamare le regole sull’esposizione delle bandiere negli edifici pubblici. Però, politicamente, trovo discutibile trattare la bandiera palestinese come un semplice simbolo di parte. Dal mio punto di vista, rappresenta solidarietà verso una popolazione civile colpita e, sopratutto, una richiesta di pace, non propaganda. Le istituzioni devono restare neutrali, certo, ma neutralità non dovrebbe significare indifferenza davanti alla sofferenza. La legalità va rispettata, ma anche interpretata con sensibilità democratica e umana, soprattutto in momenti così delicati e dolorosi, oggi, davvero necessaria.
Una domanda sorgerebbe spontanea di fronte all’intimazione di rimozione dello striscione dal Palazzo Comunale : ma il Comune con l’apposizione dello striscione ed il Prefetto con l’ordine di rimuoverlo, fanno politica ? Eppure il Comune politicamente ha una maggioranza che bene o male è ben delineata ed identificata, il Prefetto rappresenta lo Stato e non il Governo a quanto mi consta ed agisce secondo le regole dello Stato.Se sbaglio qualcuno me lo chiarisca.
Carocarlo , per stavolta, sono d’accordo con te !!
Il Prefetto ha specificato che l’intimazione a rimuovere bandiera e striscione deriva da una segnalazione che qualcuno ha fatto al Ministero dell’Interno, il quale Ministero si è rivolto al prefetto che ha agito di conseguenza, come atto dovuto. Cosa osti all’esposizione di uno striscione che cita la Costituzione (e niente altro), non lo ha spiegato. Non vorrei fosse il colore dello striscione.
Capisco il ragionamento, ma secondo me c’è un punto fondamentale: il fatto che un atto sia “secondo le regole” non lo rende automaticamente giusto, né lo sottrae a una valutazione politica e morale.
La storia dovrebbe averci insegnato qualcosa. Anche durante il periodo nazi-fascista molte decisioni erano formalmente “legali”, comprese le leggi razziali. Erano regole dello Stato, applicate da istituzioni dello Stato. Eppure oggi nessuno direbbe che, siccome erano legali, fossero anche giuste o moralmente neutrali.
Non sto facendo assolutamente un’equivalenza tra situazioni diverse, ma richiamando un principio: la legalità è indispensabile, però non basta da sola a definire ciò che è giusto. Le istituzioni non possono rifugiarsi sempre dietro la forma quando il contenuto riguarda la sofferenza umana, i diritti e la pace.
Per questo il punto non è dire che il Prefetto agisca come un partito. Il punto è che anche applicare una regola può produrre un messaggio politico. Rimuovere un simbolo di solidarietà verso un popolo colpito non è un gesto neutro nei suoi effetti: dice che quella solidarietà è fuori posto, che quella richiesta di pace è divisiva, che il dolore di quei civili non può trovare spazio su un edificio pubblico.
E allora sì, rispettiamo pure le regole. Ma ricordiamoci che una democrazia non si misura solo dalla correttezza formale degli atti: si misura anche dalla capacità di interpretare le regole con coscienza, umanità e senso della storia.
certo, tutto vero. Ma in questo caso l’intimazione del Prefetto riguarda due cose: la bandiera palestinese (su cui, in punta di diritto si può discutere) e lo striscione con scritto “La Valdichiana ripudia la guerra” che è una citazione dell’art.11 della Costituzione. Chiedere la rimozione di questo striscione è più grave che chiedere la rimozione della bandiera palestinese, Non perché il genocidio di Gaza, l’aggressione al Libano, le violenze n Cisgiordania non siano gravi e da condannare, ma sulle bandiere straniere la normativa è chiara. Non è chiaro invece il motivo per cui un prefetto, rappresentante dello Stato, possa chiedere di rimuovere uno striscione che cita SOLO la Costituzione. Ovvero la carta fondamentale dello Stato che egli rappresenta. E alla quale tutti dovremmo attenerci.
Sono d’accordo sul fatto che le due cose vadano distinte; lo striscione, non è una bandiera di parte, non è un simbolo di uno Stato estero, non è un messaggio eversivo, è il richiamo diretto a un principio fondamentale della Costituzione italiana. Per questo la richiesta di rimuoverlo crea un cortocircuito istituzionale: un rappresentante dello Stato che chiede di togliere uno striscione che richiama la carta fondamentale dello Stato stesso 🙁
Se il problema è il decoro, la collocazione o una specifica regola amministrativa, lo si motivi chiaramente. Ma se il problema è il contenuto, cioè il richiamo al ripudio della guerra, allora la questione diventa molto più seria…uno Stato democratico non dovrebbe avere paura delle parole della propria Costituzione.
Posso instillare un richiamo alla famosa teoria del dubbio ? Concordo molto sulla risposta di Ariz riguardante l’inevitabile interferenza della politica ed il richiamo allo spirito della Costituzione,ma vorrei far osservare che ambedue-sia in tal caso la Costituzione,sia il Comune sia il Prefetto- agiscono procurando interferenze di natura politica poichè nessuna di tali funzioni che rappresentano ne è esente, perchè anche le leggi costitutive di uno stato come quello italiano fanno parte della sua politica.Le distinzioni nel succedersi degli avvenimenti storici vanno fatte ma ciò che mi preme evidenziare in questo caso che non bisogna mai perdere il riferimento all’etica di motivazioni come quella della libertà di un popolo e soprattutto quella della dignità umana. Swenza questi due riferimenti che sono intrinseci anche alla Costituzione, il tutto corre il rischio di venire snaturato.E’ proprio dal termine della ”dignità umana” che non occorra allontanarsi mentre molte leggi e regole tenderebbero alla separazione per poi in ogni caso raggiungtere un risultato contrario. La storia ci insegna che il suo divenire sia dinamico e progressivo ma quasi sempre le cose e le condizioni mutano se scoppiano le contraddizioni. Senza di queste il processo storico verso il quale una società vuole affrancarsi dalla miseria e dal sottosviluppo e dalla dipendenza e raggoiungere la propria autonomia non avverrebbe. Quando queste scoppiano è perchè il sistema sociale non regge più alle sollecitazioni che gli imprimono i suoi appartenenti. Una volta si faceva riferimento alla” lotta di classe” ma questo oggi è un termine passato in disuso nei media e nella dialettica intesa come confronto verbale ( ma non in quello filosofico dello scontro delle contraddizioni ). La lotta di classe esiste sempre nella sua interezza e nel suo significato più autentico ma è stata oscurata e ricoperta da uno strato di fumo impermeabile alla comprensione dei più.Secondo il mio pensiero non è mai finita, è cambiata anche nei suoi soggetti che la pongono in essere e che possono benissimo essere l’esatto contrario delle componenti sociali che si scontravano antecedentemente,ma come concetto ancora oggi- anzi soprattutto oggi- è un termine che contiene ed afferma in politica tutta la sua validità.Quindi, la fotografia sia del Prefetto come rappresentante dello Stato, sia del Comune, sia dei simboli appesi, per me non può essere questione separata come si vorrebeb far intendere.chiudo dicendo che ogni sistema sociale, nessuno escluso, tende a consolidare e ad esprimersi con un potere. Tale potere è il risultato di quelle forze che sono all’interno di tale lotta,anche se le classi ci dicono abbastanza proditoriamente che non esistano quasi più. difatti a smentire questa diceria si potrebbe dare uno sguardo al mondo dove semprepiù esistono i ricchi ed i ricchissimi possessori di una grande percentuale di ricchezza in minor numero e semprepiù maggiormente concentrata nelle loro mano ed i poveri in numero maggiore e crescente. E allora le classi esistono oppure sono una invenzione ? L’etica di uno stato e dei suoi organi questo dovrebbe tener per prima cosa presente.
Carlo la questione è una sola: chiedere di rimuovere la bandiera palestinese può avere un fondamento giuridico (la norma sulle bandiere estere è chiara), chiedere di rimuovere lo striscione che cita a costituzione non ha alcuna motivazione o fondamento giuridico normativo. Questo è il punto. Quindi l’ingerenza del Prefetto si configura come una forzatura, almeno per quanto riguarda lo striscione.
X Marco Lorenzoni. Si ma certo, ma allora secondo te in tal caso il Prefetto fà politica quando decide di far rimuovere lo striscione riguardante la Costituzione che cita che l’italia ripudia la guerra ? Quale possa essere quel giudice che darebbe torto al Comune in tal caso e con quali motivazioni vorrei saperlo. Turbamento dell’ordine pubblico ? Non credo proprio perchè si cita un articolo preciso della Costituzione quindi cosa si vada a turbare non si capirebbe. E allora è inutile girare intorno alle questioni quando si faccia tutto per nascondere il fatto che dietro alle risoluzioni e ed all’applicazione delle disposizioni vi sia in ogni modo la politica. E siccome questa che ho detto è cosa vera e reale sarebbe bene da parte di parecchi critici che pensano che non debbano venir usati ”mezzi di parte” -come loro definiscono gli aspetti valoriali ed etici quando faccia comodo a loro – e che interferiscano sulla politica, io direi a questi signori che sarebbe opportuno che abbandonassero l’ipocrisia che porta ad avere la doppia faccia e prima ancora che porta ad avere il silenzio mediatico davanti a tragedie umane sotto gli occhi di tutti. Per quale recondito motivo non si debbano fare tali collegamenti mi si deve spiegare ed in questo sebbene vi sia il mio diniego personale da parte della politica di un governo di destra, mi fa ancora più rabbia che faccia parte di un ragionamento che parte da partiti di sedicente sinistra i quali per accreditarsi la visione del moderatismo vincente tanto in auge in questi tempi di campi larghi,quando vanno ad esprimere il loro voto nei momenti che contano sia in Parlamento sia in Europa si schierano a favore di tutta quell’Europa che tanto per non andare sul sottile per bocca di una delle sue rappresentanti e Vicepresidente della Commissione Europea e che non ha davvero la funzione di una passacarte qualsiasi che porta il cognome di Kallas, per bocca sua ha detto nel recente passato meravigliandosi, che non le risultava che l’URSS (attuale Russia) e la Cina fossero fra le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale.Dove abbia studiato la storia la signora non è dato di sapere, comunque anche in italia questi personaggi abbondano di certo e li conosciamo perchè li sentiamo tutti i giorni.Sono questi personaggi che in Europa reggono le nostre sorti e ci mettono ogni giorno anche contro nazioni spandendo l’idea che dopo il 2030 la Russia ci invaderà e che quindi necessiti il riarmo al 5% del PIL mentre il popolo bue che vota anche in gran parte a favore del maggior partito della sedicente sinistra ritiene che siano parole scolpite su pietra. D’altra parte gli ”I care” nostrani non vedono lora di ricominciare a fornire mezzi militari a Zelensky loro fantoccio creato dal partito americano dei democratici e dai loro soldi, che adesso si avvale dell’assistenza a suo tempo fornita ed è in grado adesso di fabbricare i droni ed altro da solo. Altro che pacifismo ! E lo credo che anche gli striscioni che si rifanno alle parole della Costituzione non siano proprio tanto ben visti sia dalla maggioranza al governo sia da quella del maggior partito dell’opposizione.La trasversalità su certi argomenti ce la fanno passare spesso per un ”arricchimento culturale nella diversità” in nome di quella libertà di cui ci hanno fatto pienare bocca e cervello negli ultimi tre decenni.E’ un ” gorgo culturale” dal quale credo purtroppo che ormai non si possa uscire mentre la pressione sui poveri aumenta ogni giorno e che sentiamo che anche la stessa sinistra declama oggi a sua difesa politica.Ma credo che ci avrebbe dovuto pensare parecchio prima perchè i buoi sono scappati dalla stalla e difficilmente ci rientreranno. Ma questo lo sanno anche loro e non rimane loro che insistere sterilmente mentre altre compagini loro gli si aggregano per la paura della perdita di poltrone. A Chiusi girava una battuta negli anni’50 e quando nelle discussioni non si voleva far nomi si diceva in tal caso riguardo alle propaggini che ogni tanto contestavano il babbo ma che per campare avevano bisogno ”del lavoro del babbo”: ”chi è non lo dico ma stà davanti al Guazzini”…. A Chiusi tutti chiaramente sapevano dove stava il Guazzini.
X Elia. Ci sono delle verità profonde nel suo discorso certamente, ma come sempre la critica storica prende come esempio dei filoni o degli argomenti, li evoca e li fa produrre in senso politico, cioè beneficiando gli uni e condannando gli altri.E allora oggi sotto tale luce la stragrande maggoranza delle persone evitano di ripartire nella critica storico-politica e cioè da ”Santa Maria del Piano” e cioè di andare a ritroso nel tempo e spesso proprio per questo si parla a sproposito e si affermano mezze verità che veicolate nel mondo dei mass media diventano verità quasi oggettive, scaturite da conoscenze parziali, come quella che Lei cita dei regime di Assad, di certo regime assolutista ma espressione complessiva di condizioni storiche che venivano dal Bath ed ancor prima di questo e non si deve dimenticare che tale partito ha lottato per anni contro i nemici interni pagati da quell’occidente si di certo suprematista e bianco,foraggiato da Stati Uniti ed Inghilterra che hanno procurato condizioni per la rimozione ed il crollo di quel partito, ormai anchilosato sul potere che aveva conquistato. Pensa allora che il risultato della sua cacciata sia dovuto al popolo che schiacciato si sia organizzato ed abbia lottato per allontanarte il tiranno ? In parte si ma in tanta altra parte è inesatto perchè Lei nel suo discorso salta a piè pari le cause probabilmente perchè vede gli effetti e guarda solo a questi ultimi senza curarsi delle ragioni che hano prodotto tali eventi.Ugualmente per quanto concerne l’Iran e senza andare tanto addietro nel tempo ai fatti della caduta dello Shah mi dice cosa ha prodotto in quel paese quel regime che faceva capo a Reza Palhavi sostenuto sulla violenza e sulle e baionette americane ? Io credo che tale condzione non abbia fatto che rinforzato e rinfocolato la reazione ed il risentimento della maggior parte di un paese ricchissimo di risorse naturali ma con una povertà endemica di massa dove è stato facilissimo far attecchire l’estremismo religioso che continua pure oggi e che la fà da padrone.E allora vede che non si possono dare giudizi dove esistano solo il bianco ed il nero perchè si raggiunge una visione fuorviante che le fà dire quello che lei ha detto riguardo soprattutto ai paesi arabi del golfo alleati tutti degli Stati Uniti e che stavano anche per procura Israeliana organizzandosi per far fuori Hamas dopo averlo foraggiato per anni e con Hamas create le condizini per le quali i palestinesi dopo che Abu Mazen è passato azzerbinato ai dollari americani e dopo che anche i dirigenti israeliani progressisti sono stati assassinati ed Arafat avvelenato.E allora i 30.000 morti (cifre cosa da prendere con le pinze poichè della propaganda tesa a far crollare un regime- ed attenzione che parlo di ”regime” e di regime esattamente brutale come quello degli emirati del Golfo e dell’Arabia Saudita senza farsi impastare gli occhi dai grattaceli di Dubai o di Doha (quest’ultimo regime questo si foraggiatore dell’estremismo di Hamas perchè mi sembra che l’abbia già spiegato una o due volte che in politica ed in belligeranza rendono molto più i fatti di sovvenzionare con armi e soldi i regimi terroristici che fare la guerra direttamente alle milizie ) ed oggi non c’è da fidarsi di nessuno a cominciare da quei regimi corrotti dai soldi, perchè la storia recente del dopoguerra questo dice.E allora per finire sono d’accordo con lei che quello iraniano sia un regime altamente repressivo, rafforzato dalla teocrazia fattasi stato, ma su tutto questo si deve obbligatoriamente sapere che hanno pesato gli interessi di tutti quegli stati che ha intorno e guarda caso i 1200 sgozzati israeliani sono morti il giorno prima degli accordi di quei paesi del golfo che per noi non nvengono mai indicati come feroci dittature perchè chi tiene le fila dell’etica di come debbano apparire agli occhi del mondo occidentale ha la residenza politica ed economica Washington e non a Managua.E allora il mondo non è da intendersi fra bianco e nero ma sarebbe a mio avvviso da intendersi col metro misurante gli interessi di chi ne è coinvolto ed allora forse si vedrebbe più chiaramente che il fondamentalismo religioso in questo caso convenga all’occidente perchè è tramite quello che guardando la carta geografica probabilmente si capisce più facilmente che se tutti stessero in casa propria e non cercassero di prendere il terreno agli altri probabilmente sarebbe più difficfile che certe cose succedano.Ma è la storia del mondo e ciò che ha sempre comandato è la forza e fin’ora la forza ha premiato chi è più armato, più prepotente e più organizzato sotto il profilo di far valere i propri interessi verso gli altri.Difatti la distruzione del popolo palestinese parla chiaro perchè sia avvenuta e perchè non si fermi e chi ne tragga beneficio,mentre il mondo intorno(quello nostro occidentale) considera democratico il governo israeliano perchè eletto dal popolo ma il fatto è che la maggior parte di tal popolo accetta ciò che il governo propina e chi si oppone all’interno è una minoranza quasi sparuta che difficilmente potrà cambiare le cose.Secondo Lei Elia, non sono coacervi di interessi da parte di ferrei alleati che producono tutto questo ? E dentro tali ferrei alleati chi è che cementa le alleanze e che distribuisce le direttive se non la nazione più potente militarmente e più ricca del mondo che bolla di antidemocratici i regimi da lei nel tempo fabbricati e con i quali oggi non possa commerciare e fra l’altro invece commerciando ed alleandosi anche con altri regimi totalitari senza guardare alla libertà interna repressa ? Non mi sembra che sia molto produttivo il vedere la storia separata e che faccia i salti, perchè lo comprendono tutti che se oggi è così è perchè ieri era in un certo e preciso modo del quale spesso facciamo finta di non ricordarsene e questo è certificato dal mondo mediatico nel quale siamo immersi dalla testa ai piedi che non fa altro che eliminare certe possibilità di ragionamenti ed affermarne invece quelli che interessano a chi guida e che entrano a far parte indelebile della nostra cultura.Non a caso qualcuno di nome Guevara de la Sierra disse: ”….le leggi del capitalismo accecano e si rendono invisibili alla maggioranza senza farla pensare”.E oggi -come del resto ieri- il sistema dominante si chiama in quel modo e non diversamente.