CONFERENZA PROGRAMMATICA IN VAL NESTORE: ORA PERO’ SERVONO FATTI E PROGETTI ESECUTIVI
Terza “Conferenza Programmatica”, con la precisa volontà da parte degli organizzatori, di costruire un’ipotesi di nuovo sviluppo, per un rilancio socio economico di un territorio: quello della Val Nestore. “Pietrafitta Innovation Hub”, il nuovo ecosistema dell’innovazione sostenibile in Umbria, questo l’ambizioso tema che dovrà sviluppare il convegno. Ad organizzare l’evento per il giorno 24 febbraio 2026 a Perugia, Hotel Giò, le due amministrazioni comunali di Piegaro e Panicale.
La prima Conferenza fu organizzata dal PCI di Panicale nel lontano 1978. Da quell’atto politico prese avvio uno sviluppo impetuoso del territorio, che vide anche la nascita di un Polo industriale di primissimo livello. Un quarantennio durò, poi il vento liberista e altre questioni lo hanno fatto evaporare e la Val Nestore ora è ripiombata a prima degli anni sessanta.
Poi c’è stata una seconda conferenza programmatica più recentemente, precisamente nel 2023. Titolo: “Wood 4 Green”. Un progetto che si basava sull’economia green e sulla riforestazione del territorio per scopi produttivi legati alla bioedilizia e non solo, tipo la produzione di idrogeno… Cosa però rimasta lettera morta. Senza alcuno sviluppo concreto.
La nuova assise del 24 febbraio vedrà la partecipazione della Regione dell’Umbria con l’Assessore alle infrastrutture De Rebotti dal quale tutta la cittadinanza si aspetta un crono programma per la realizzazione di quella che è stata definita una priorità strategica, ovvero un collegamento stradale Perugia-Chiusi migliore dell’attuale. Sarebbe davvero grave, questo è quello che pensano tutti, che si arrivi alla fine della legislatura regionale, senza che la Regione abbia saputo realizzare un progetto esecutivo dell’opera. Una infrastruttura senza la quale parlare di investimenti produttivi nel territorio resterebbe un pio desiderio. Insomma chiacchiere.
Oltre a De Rebotti, saranno presenti Andrea Stafisso Assessore sviluppo economico Comune di Perugia; Fabio Bianconi, Marco Filippucci e Emidio Albertini in rappresentanza dell’Università di Perugia, Giorgia Padiglioni, Dirigente Regione Umbria, Roberto Lenzi esperto in finanza agevolata, Simona Meloni Assessore all’Agricoltura della Regione Umbria
Nel 2023, alla precedente conferenza il sindaco di Panicale Cherubini parlò di decine aziende che avevano manifestato interesse per il progetto e quindi voglia di investire. Persino l’Università di Perugia era fra i soggetti istituzionali interessati e coinvolti. Fino ad oggi, come dicevamo, non si è visto nulla e tutto questo ha creato sfiducia, delusione e malcontento nel tessuto sociale. E lo si è visto alle votazioni municipali.
Certo oggi rispetto tre anni fa ci sono delle importanti novità: il territorio della Val Nestore è stato inserito nella ZES (Zona Economica Speciale), Panicale è incluso nella ZES Unica Umbria a partire da novembre 2025, un’opportunità strategica che consente alle imprese del territorio e a quanti vorranno investire, di beneficiare di agevolazioni fiscali, e burocratiche. Le imprese locali possono ottenere un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, come macchinari e immobili, realizzati entro il 31 dicembre 2026. Ma nonostante questo strategico inserimento, è il convincimento di tutti, resta difficile pensare a investimenti produttivi e nell’’industria manifatturiera, in un territorio carente di infrastrutture ferroviarie e stradali. E questo angolo di terra umbra, in fatto di infrastrutture viarie ha una bruttissima storia alle spalle. Nel 1968, fu smantellato senza alcuna ragione il tratto ferroviario che collegava Perugia a Tavernelle e che avrebbe dovuto proseguire fino a Chiusi, per congiungere il capoluogo umbro alla cittadina toscana. Attualmente dopo oltre trenta anni di lotte, è stata solamente realizzata una breve variante e poche ristrutturazioni sulla Pievaiola. Il Consiglio Regionale pochi mesi fa, fatto certamente importante, ha votato una mozione di maggioranza che stabilisce che la Perugia-Chiusi è una arteria strategica per l’Umbria. Ma siamo rimasti alle enunciazioni. Ora come già detto, ci vogliono progetti operativi. La Val Nestore dunque attualmente è una entità territoriale che da anni lentamente è scivolata in una zona grigia, emarginata, “territorio di serie B”, così li definisce la Presidente della Regione Umbria Proietti, quelle tantissime zone umbre fuori dai flussi di sviluppo regionali, che va chiarito bene non sono rimaste ai bordi a seguito di fatalità, ma e questo è certo, tali marginalizzazioni sono il risultato appunto, di scelte programmatiche da parte dei governi regionali e locali, che nel corso dei decenni si sono alternati. Sì la Val Nestore un vasto territorio che corre giù da Castel del Piano, passando per Tavernelle fino ad arrivare a Po’ Bandino Città della Pieve, Chiusi, ha pressoché perso oramai da anni il suo distretto industriale. La sua scomparsa dovuta principalmente al fenomeno della delocalizzazione imposta dal Liberismo, ha cancellato migliaia di buste paga, che come effetto domino, hanno di fatto cancellato la rete commerciale, fermato l’edilizia e con essa il lavoro di tantissime attività artigianali. La Val Nestore, che per la sua collocazione geografica, se divenisse quel corridoio che da un secolo viene reclamato dalle popolazioni che l’abitano, potrebbe rappresentare un’area di sicuro interesse per gli investimenti industriali. Perugia, Chiusi (nodo ferroviario e autostradale), Fabro (casello autostradale) distano tra loro poche decine di chilometri. Questi terminali se fossero raggiungibili attraverso la realizzazione di una adeguata infrastrutturazione che superi le attuali mulattiere, permetterebbero al capoluogo umbro di uscire da quel suo isolamento storico percorrendo appunto pochi chilometri. Inutile nasconderlo, la programmazione regionale deve liberarsi definitivamente, mettere in soffitta la logica degli interessi campanilistici, che fino ad oggi hanno condizionato le scelte programmatiche che sono state alla base dello sviluppo fin qui conosciuto. Attualmente i cittadini di Perugia per raggiungere le linee ferroviarie nazionali e i caselli autostradali si vedono costretti a percorrere due lunghissimi “giri dell’orto” rappresentati da Orte per il solo Sud, e Bettolle-Arezzo per il Nord. Quando Chiusi è a 25 km dal confine del comune d Perugia. Insomma tutti sperano che da questa Conferenza Programmatica escano delle indicazioni chiare a partire dalla ristrutturazione dell’attuale stradario, per cancellare frustrazioni antiche e riaccendere speranze. L’emigrazione giovanile è tornata ad essere un fenomeno piuttosto vistoso e preoccupante in questo angolo di terra umbra. Da queste indispensabili premesse riteniamo che si debba ripartire per pensare ad un possibile futuro di queste aree dell’Italia di mezzo. Sì dal convegno viste le illustri e competenti figure politiche, istituzionali e professionali, la società locale in tutte le sue articolazioni, si aspetta delle parole chiare attraverso le quali poter intravvedere una strada da percorrere per il proprio risorgimento.
r,c.











A margine di queste ottime e importanti iniziative segnalo alla Provincia di Perugia e alla Regione Umbria lo stato di dissesto della strada prov 308…essendo al.confine con prov di Siena e di Terni forse se la sono dimenticata…li passano un sacco di tir in uscita e entrata al casello di Fabro …quindi la Perugia chiusi e questa importante arteria che arriva fino a Fabro andrebbe vista nella sua totalità perché sono una il proseguo dell altra. Mi sembra che non Viene mai menzionata e non si capisce come mai Viene tenuta come una strada a sterro! Vergognosa
Che sia una strada malmessa lo testimonia un incidente recente, protagonista un autoarticolato finito qualche giorno fa dentro il canale Chianetta che corre a lato della carreggiata (lato destro per chi viaggia da Fabro-Ponticelli verso Chiusi). Il mezzo pesante è stato rimosso ieri, con la strada chiusa per diverse ore, per consentire appunto l’operazione e i mezzi in transito dirottati su viabilità alternativa. Che detta così sembra pure facile. Ma di viabilità alternativa per andare da Chiusi a Fabro e viceversa, non è che ce ne sia molta, se non prendendo l’Autostrada A1 o facendo ampi giri sulla SR 71 per Città della Pieve, Monteleone o la 326 per Cetona-Piazze…
Osservo che in base al programma oggi disponibile ,le azioni da fare sono risalenti ad almeno venti anni fà, mi riferisco al collegamento PERUGIA-CHIUSI, indubbiamente importante sotto molti punti di vista. Conosco molto bene l’argomento perchè ho seguito in prima persona tutto il dibattito relativo al miglioramento della Pievaiola, nel tratto PERUGIA, TAVERNELLE OVEST. Per quanto riguarda l’IMPIANTO ENEL per la produzione di idrogeno, utilizzando materiali lignei ci credo poco, il sistema serio per ottenere l’idrogeno green è quello da me più vplte proposto dal 2021 in avanti a:
Presidente Enel Ing. FRANCESCO STARACE, Presidente Regionale TESEI, Sindaci GIULIO CHERUBINI e FERRICELLI, responsabile del PD, SIMONA MELONI, Inoltre tutta la pratica l’avevo consegnata via poste al Presidente Dott. MARIO DRAGHI. In ultimo segnalo che Ing. FRANCESCO STARACE non rispose direttamente, mi fece chiamare dal Dott. Romagnoli (responsabile relazioni pubbliche dell’Umbria), che mi convocò presso la cntrale di Pietrafitta : incontrai l’Ing. PAOLO TARTAGLIA, Dot ROMAGNOLI, ex collega ANTONIO MORETTI, ancora in sevizio. All’inizio l’incontro fù pesante e distaccato, poi man mano ci chiarimmo: mi dissero che Enel a PF5 avrebbe fatto la riambientalizzzione dei territori interessati, messo in sicurezza le macchine escavatrici di miniera, costruito un impianto fotovoltaico da 10 Mw, come pure un impianto di accumulo con batterie per una capacità di 100 Mw. Mi risulta che queste attvità sono in via di completamento.