CON ANGELO D’ORSI IN CASA DI UN “SIGNORE DELLA GUERRA”

CON ANGELO D’ORSI IN CASA DI UN “SIGNORE DELLA GUERRA”
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CASTIGLIONE DEL LAGO – Ieri, domenica 8 febbraio, a Castiglione del Lago c’era il professor Angelo D’Orsi. L’accademico più censurato d’Italia. Lo definiscono “putiniano”, non perché lo sia, ma solo perché ha osato e osa proporre una lettura degli eventi fuori dal coro sull’Ucraina e non solo. D’Orsi lo fa partendo da un approccio gramsciano, che è al tempo stesso storicistico e pragmatico, ma anche con una visione politica alta e non solo contingente. D’altra parte è il maggior studioso vivente della figura di Gramsci.

Lo abbiamo incontrato prima della presentazione del suo libro “Catastrofe neoliberista”, una sorta di manualetto smart per capire cosa è successo in Italia e in Occidente dal 1989 in poi (il 1989 è l’anno della caduta del Muro di Berlino).

Nell’attesa che la sala si riempisse abbiamo scambiato quattro parole, girovagando per il palazzo sede della conferenza: Palazzo della Corgna. Non un palazzo normale, ma la reggia di un “signore della guerra”. Un personaggio che nel 1500 fu protagonista, non fortunatissimo, di una quasi guerra mondiale in questo territorio a cavallo tra Umbria e Toscana. Anche quella una guerra per procura. Ufficialmente tra Siena e Firenze. Di fatto tra una grande alleanza di superpotenze (Firenze, il Papato, la Spagna e il Sacro Romano Impero di Carlo V) e la piccola Siena, ma alleata di un’altra superpotenza, la Francia. Quella guerra per procura si combatté a Chiusi, ultimo avamposto senese, preso d’assedio dal padrone del palazzo castiglionese Ascanio Della Cogna e dal suo sodale e concittadino Ridolfo Baglioni, perugino, ma comandante delle truppe fiorentine, che poi fiorentine non erano, ma erano composte per lo più da mercenari di tutte le nazionalità: ungheresi, tedeschi, spagnoli…  E mercenari erano pure i difensori della piazza di Chiusi, francesi per lo più…  Adesso li chiamano “contractors”, ma la sostanza è la medesima.

Davanti a quei dipinti di Palazzo della Corgna che raccontano le gesta di Ascanio, eroe di Lepanto, combattente a Malta, a Milano e Casale Monferrato, a Chiusi, immortalato nel duello a due spade più famoso del mondo (quello di Pitigliano con il suo ex luogotenente Giannetto Taddei, infilzato come un tordo), parlando di Ucraina, Gaza e delle 60 guerre in atto nel mondo, ci siamo detti che alla fine, in 500 anni è cambiato davvero poco o niente. E che le logiche della guerra e di dominio son rimaste le stesse. E anche le tecniche in fin dei conti  non sono cambiate di molto… Come primapagina ci facemmo uno spettacolo teatrale su questa storia, proprio lì, nella sala degli affreschi, nel settembre del 2023… 

Il fatto che Ridolfo Baglioni e Ascanio Della Corgna a Chiusi presero un boccatone (il primo rimase ucciso e l’altro fu preso prigioniero) non cambiò il corso, né il senso della storia, perché la Repubblica di Siena cadde di lì a poco. Quello fu solo il penultimo atto, l’ultima vittoria senese prima della disfatta.  Vittoria effimera e pressoché inutile. Siena, in effetti non cadde militarmente, fu ceduta dai francesi, con una pace capestro, ai Medici, signori di Firenze e amici del Sacro Romano Impero…

Nella conferenza, sul suo libro, pochi minuti dopo, il professor D’Orsi ha confermato che la storia insegna, ma ha pochi allievi. Che le lezioni della storia raramente vengono assimilate.  E questo è un guaio. Ci ha spiegato, con approccio gramsciano, appunto, che per capire cosa sta  succedendo bisogna sempre aver chiare le cause, quelle principali e quelle secondarie. Bisogna “periodizzare” gli eventi, cioè contestualizzarli.

E così ha spiegato che la guerra in Ucraina non è cominciata il 24 febbraio del 2022, che prima dell’invasione e dell’assedio russo, c’è stata una manovra di “accerchiamento” e di avvicinamento” della Nato alla Russia. Lo diceva anche papa Francesco. Ha spiegato che ci sono stati  anni di bombardamenti nel Donbass con decine di migliaia di morti soprattutto civili e vessazioni nei confronti delle popolazioni russofone e russofile dell’Ucraina dell’est. Che a Kiev c’è stato un colpo di stato favorito, fomentato e finanziato dall’Occidente. E che se Putin è un autocrate illiberale, non è che Zelensky e i suoi siano dei campioni di democrazia, visto che hanno abolito 12 partiti politici, che almeno 200 giornalisti sono spariti senza lasciare traccia, che le milizie governative rastrellano la gente per strada per mandarla al fronte, esattamente come fece il difensore della piazza di Chiusi, per rispondere all’assedio di Ascanio Della Corgna nel 1554, tutto questo mentre 10 milioni di Ucraini se la sono svignata e mentre la “cricca di governo” si faceva costruire cessi d’oro con i soldi inviati dall’Occidente come aiuti contro l’invasione russa. Roba che c’entra poco con la difesa della democrazia… Altra cosa è il sentimento verso i civili ucraini martoriati e vittime dei bombardamenti, questo D’Orsi lo ha sottolineato.

Ci ha poi spiegato il professor D’Orsi come tutto derivi dalla fine del mondo bipolare, dalla fine della Guerra Fredda, dall’affermazione del neoliberismo sfrenato, di un capitalismo che ha concentrato le ricchezze del mondo nelle mani di una “manciata di famiglie” tutte con passaporto americano… Mentre la bistrattata Russia, che avrebbe dovuto crollare in tre giorni con le sanzioni, risulta prima in quasi tutte le discipline delle cosiddette Olimpiadi della Scienza (dalla matematica all’ingegneria, alla ricerca farmaceutica…).  Ci ha spiegato il professor D’Orsi che Trump probabilmente ha capito che un confronto diretto con Russia e Cina non lo vince a mani basse e dunque pensa ad un mondo tripolare, con tre padroni…

Il professo D’Orsi camminando sotto i dipinti su Ascanio e durante la presentazione del suo libro, ha ammesso di non comprendere le ragioni da un lato della russofobia dilagante, dall’altro dell’ostracismo e della censura nei confronti suoi e di altri professori “non allineati”, vedi Alessandro Barbero. Ha fatto cenno ad una pratica più volte usata nella storia, quella di inventarsi e fabbricare un nemico, per compattare la popolazione, veicolare e poi imporre politiche conseguenti. Come il riarmo. O i decreti sicurezza.

In questo quadro, altra faccia della stessa medaglia è la criminalizzazione del dissenso e del conflitto sociale.  L’assioma manifestanti uguale violenti, dissidenti uguale disfattisti, manifestanti pacifici uguale copertura agli antagonisti…

Che poi anche questa è una storia vecchia come il cucco: Sacco e Vanzetti negli usa degli anni ’20, gli anarchici e i socialisti che venivano “fermati” e arrestati preventivamente, per sicurezza,  quando arrivava in visita un ministro o un gerarca; le “piste anarchiche” degli attentati negli anni ’70 che non erano quasi mai di matrice anarchica…

C’era la sala piena ieri a Castiglione del Lago a Palazzo della Corgna ad ascoltare Angelo D’Orsi e a differenza di quanto accaduto a Perugia il giorno prima, non ci sono state contestazioni o azioni intimidatorie e censorie. La politica, intesa come rappresentanze ufficiali, c’era, ma è rimasta piuttosto defilata. Non si è esposta, lasciando il campo alla libreria Libri Parlanti e all’Associazione Democrazia e Territorio, Rete per i beni comuni, nelle persone di Maria Grazia Virgilio e Vasco Cajarelli che hanno ben introdotto e condotto la serata.

Il professor D’Orsi, quasi 80 anni, una affabulazione e una “comunicativa” tutt’altro che accademica, elegante, ma senza peli sulla lingua, ha ricordato, trovandosi in terra umbra, i suoi trascorsi di amicizia e sintonia con Aldo Capitini, l’alfiere della non violenza, ideatore e promotore della prima Marcia della Pace Perugia-Assisi nel 1961. A noi basterebbe questo per dire chapeaux…

Si può essere d’accordo o no con le posizioni del professor D’Orsi, o esserlo solo in parte, ma ce ne fossero di iniziative del genere. Le voci fuori dal coro, soprattutto quando sono autorevoli ed espresse in maniera pacata e argomentata, sono il sale della democrazia, quella vera, quella che è scritta sulla Costituzione. Chi pensa il contrario è fuori strada. O in malafede.

m.l.

 

 

 

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