IL FLOP DELLA SUPERLEGA, UN EPISODIO DI LOTTA DI CLASSE. STAVOLTA I PADRONI HANNO PERSO, MA CI RIPROVERANNO

mercoledì 21st, aprile 2021 / 16:36
in Sport
IL FLOP DELLA SUPERLEGA, UN EPISODIO DI LOTTA DI CLASSE. STAVOLTA I PADRONI HANNO PERSO, MA CI RIPROVERANNO
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E’ durata come la neve marzolina la Superlega di calcio. Si è sciolta come un gelato a ferragosto nello spazio di una notte e di un mattino. Eppure sembrava una cosa destinata a rivoluzionare il mondo del pallone, che è un mondo dove girano soldi a vagonate, con le tv che si fanno la guerra per trasmettere le partite e la guerra impone orari e campionati spezzatino. La lotta di classe non è un retaggio del passato, esiste ancora. E in questo caso, con l’invenzione della Superlega, la lotta di classe era una serrata dei ricchi contro i poveri. Era la secessione dei marchese del grillo del calcio (“io so’ io e voi nun siete un cazzo!”), la secessione dei più ricchi, dei più potenti, dei più forti… ma anche dei più indebitati, che per evitare di fallire, avevano escogitato un giochino vecchio come il cucco, che è poi lo stesso che si faceva in strada da ragazzi. Con il ragazzo padrone del pallone che  decideva lui quando giocare e chi far giocare. E se non gli andava bene prendeva e si portava via il pallone.

Sono partite in 12: tre italiane (Juve, Inter e Milan), tre spagnole (Real, Barcellona e Atletico Madrid) e 6 inglesi (Chelsea, Manchester City, Manchester United, Arsenal, Tottenham e Liverpool) con l’idea di un campionato “privato” con iscritti di diritto, per censo e solo 5 posti da assegnare “per merito”. Una cazzata pazzesca. E infatti è bastato l’annuncio dato nella notte per scatenare la rivolta, anche degli stessi allenatori, giocatori e “bandiere” delle squadre coinvolte (Mourinho, Klopp, Gary Nevill, tra i primi), ma soprattutto del popolo dei tifosi… il popolo di Anfield Road, di Stamford Bridge o del Wanda Metropolitano.. Uno ad uno i club si sono sfilati, prima gli inglesi, tutti, poi l’Atletico, poi l’Inter… infine anche il Milan e il Barca. Real e Juventus sono rimaste con il cerino in mano.

Troppo alto il rischio di essere estromessi dai campionati e dalla coppe nazionali, dalla Champions, dall’Europa League e di perdere il supporto delle proprie tifoserie… You’ll never walk alone cantano i tifosi del Liverpool ad ogni partita per incoraggiare i Reds, non lo avrebbero più fatto con il Liverpool  in Superleague, perché il calcio non è proprietà dei ricchi, è patrimonio del popolo, dicono i supporters britannici.

I giocatori e gli allenatori guadagnano milioni di euro o di sterline, ma chi ama il calcio non può neanche pensare ad un campionato cui si accede e si gioca per censo e per diritto di blasone, senza la possibilità per Davide di sfidare e battere Golia… O in cui David può partecipare solo per grazia ricevuta. Coi posti già assegnati.

Lo stesso presidente dell’UEFA Ceferin che ha definito il presidente della Juve Agnelli “un bugiardo” , ha ricordato il caso dell’Atalanta, un squadra minore che da anni va in Champions e fa la sua figura. L’allenatore della Samp Ranieri ha ricordato il suo Leicester campione in premier league qualche anno fa contro ogni pronostico…

Stavolta insomma la “serrata” dei padroni del pallone è durata poco, il tentativo di portare la lotta di classe nel calcio alle estreme conseguenze si è infranto sul muro dei tifosi, che questa battaglia l’hanno vinta facendo fare una figura di merda epocale ai marchesi del grillo. Che ci riproveranno e forse volevano solo forzare un po’ la mano per cambiare le regole della Champions League e ottenere più soldi, che poi è la cosa che più gli interessa…

Intanto però la dentata è stata di quelle clamorose, che fanno male. Stasera in Italia gioca la serie A. De Zerbi, allenatore del Sassuolo ha detto che non avrebbe avuto piacere a giocare la partita contro il Milan, una delle squadre fondatrici della Superlega, perché non si può giocare serenamente contro chi vuole stravolgere le regole e il senso stesso dello sport in nome del business. L’Inter ha rischiato di essere estromessa dal campionato ad un metro dal traguardo…

Piuttosto patetici quegli allenatori aziendalisti fino in fondo che si sono trincerati dietro il classico “noi siamo concentrati sulla gara di stasera, sul futuro si vedrà”… ma si vedrà cosa? Non abbiamo visto abbastanza? La razza padrona ha sempre fatto così, ha sempre provato a piegare le regole e le misure del campo di gioco ai propri interessi. E sempre lo farà. Nel mondo del calcio, che è un  mondo malato, i “padroni” dettano legge, ma alla fine chi mette i soldi e fa girare la baracca è il proletariato, è il popolo dei tifosi. Non inganni il clima surreale degli stadi vuoti causa covid. Senza tifosi, anche solo davanti alle tv, il calcio non esiste. O vale molto poco. E valgono poco anche i campioni e gli allenatori. Questo episodio di lotta di classe stavolta lo ha vinto la working class e coloro che ne hanno preso le difese pur essendo milionari. E lo hanno perso gli Andrea Agnelli, i Florentino Perez, gli emiri che posseggono le squadre inglesi… Che hanno dovuto fare una marcia indietro clamorosa. Ma non è finita. Ci riproveranno, in un modo o nell’altro.

Però il calcio forse qualche anticorpo ce l’ha. Cesar Luis Menotti, allenatore dell’Argentina, prima della finale Mundial del ’78 disse ai suoi giocatori “vinciamo per alleviare il dolore del popolo, non per quei pezzi di merda” e lo disse indicando Videla e i generali della Junta Militar seduti in tribuna d’onore… L’Argentina vinse. E Mario Kempes, il centravanti, non strinse la mano a Videla, si girò distrattamente dall’altra parte…  Il pallone rotola spesso dalla parte sbagliata, prende traiettorie strane spesso ingiuste. I soldi e gli interessi ne hanno fatto un business planetario, condizionato dai diritti Tv e dalla Borsa e dai Fondi di investimento, ma il calcio non è e non potrà mai essere solo uno spettacolo. E’ anche altro. E una competizione in cui giocano solo le grandi, per diritto, senza retrocessioni sarebbe estremamente noiosa. Meglio vedere Canet Roussillon-Montpellier in coppa di Francia con una squadra di Ligue 1 e una di dilettanti, la classica sfida Davide contro Golia. Ma a dirla tutta, anche in Superlega qualcuno avrebbe fatto la figura di David e  qualcuno quella di Golia. L’Arsenal non ha mai vinto una Champions, la Juve è dal ’96 che non la vince (e prima ne aveva vinta solo una nell’85), se gli agnelli si vestono da lupi, in certi contesti non sono credibili.

M.L.

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