MONTEPULCIANO: MA QUELLA VIDEOCAMERA PROPRIO LI’ DOVEVATE PIAZZARLA?

martedì 16th, marzo 2021 / 15:59
MONTEPULCIANO: MA QUELLA VIDEOCAMERA PROPRIO LI’ DOVEVATE PIAZZARLA?
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MONTEPULCIANO – La città del Poliziano fu liberata dal nazifascismo il 29 giugno del ’44, lo stesso giorno di Castiglione del Lago e 3 giorni dopo Chiusi, teatro di una sanguinosa battaglia corpo a corpo tra gli occupanti tedeschi e i soldati sudafricani dell’esercito britannico…

Per ricordare la liberazione di Montepulciano proprio all’imbocco d Viale Piero Calamandrei, c’è una lapide con una poesia. Che fu la risposta che proprio Piero Calamandrei il giurista fiorentino che pronunciò il discorso sulla Costituzione volle dare ad Alert Kesselring, comandante n capo delle forze armate germaniche di occupazione in Italia, il quale scarcerato nel 1952, ebbe a dire che gli italiani avrebbero dovuto fargli un monumento. 

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Così rispose Calamandrei, e Montepulciano, città nella quale la famiglia Calamandrei aveva ed ha ancora legami e possedimenti, volle giustamente fissare quel testo sulla strada intitolata al giurista, all’ingresso del centro storico, davanti alla Chiesa di Sant’Agnese. A futura memoria e monito. Per non dimenticare ciò che successe tra il ’43 e il ’44 e affinché quelle atrocità non abbiano a ripetersi mai più.

Però, la memoria, col tempo si affievolisce e a volte si perde il senso delle cose. E’ successo infatti che proprio davanti a quell’epigrafe in travertino sia stato piazzato un palo con una videocamera di sicurezza. E un’altro apparecchio sia stato posto a pochi centimetri dalla lapide stessa, nell’angolo dell’edificio che la ospita.

La cosa non è passata inosservata e sui social è partito un tam tam di indignazione. Tra gli indignati anche Silvia Calamandrei, nipote di Piero, e molti altri “antifascisti”. Ovviamente quella telecamera non è uno spregio, o una imbrattatura di stampo fascistoide, è comunque uno scivolone, un passo falso, un segnale di scarsa attenzione non solo alla memoria, ma anche alla storia stessa della città. Bastava forse posizionarla qualche metro più avanti e non avrebbe avuto lo stesso effetto.

Di chi la colpa? dell’apparato tecnico che non ha calcolato il valore di quella lapide? degli operai che l’hanno piazzata proprio lì (ma di certo non l’avranno fatto di testa loro)? degli amministratori comunali, sindaco in testa, che non l’hanno impedito, segnalandone l’incongruità?

Di chiunque sia, sarebbe il caso che quell’impianto venisse quanto prima rimosso e posizionato altrove. La sicurezza va bene, è anch’essa un bene primario, ma anche il rispetto della storia, della cultura, della memoria collettiva lo è. Quindi, caro sindaco Angiolini, dai retta, manda due operai e fai spostare quel palo. Non morirà nessuno. Un errore ci può stare, capita a tutti, correggerlo non dovrebbe essere tanto difficile.  Lasciar lì quella videocamera sarebbe sì, uno spregio a Montepulciano, alla resistenza, a Piero Calamandrei. Tra l’altro Montepulciano è una città “scrigno”, una città ideale che si studia sui libri di storia dell’arte, un centro storico rinascimentale unico nel suo genere, firmato dalle più grandi archistar dell’epoca…  e certe castronerie – diciamolo – non se le può permettere. Sono offensive.

m.l.

e

 

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