MEGLIO UN CORPO GIOVANE E BELLO CHE UN CORPO ATTEMPATO E SGRADEVOLE

venerdì 15th, gennaio 2021 / 14:40
MEGLIO UN CORPO GIOVANE E BELLO CHE UN CORPO ATTEMPATO E SGRADEVOLE
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Pare che gli spot pubblicitari italiani, più che in altri paesi europei , utilizzino corpi o parti del corpo della donna per rendere la merce più comprereccia.

Hardee’s, fast food

Ma noi non ci facciamo più caso.  Consideriamo normale la fanciulla che si regala un momento di estasi con un cioccolatino, la Diletta sportiva in veste di consulente per mutande da uomo, fasciata in un abito che manca poco la soffoca; la ventenne dal volto liscio e levigato che esalta le virtù della crema anti-rughe; la Tizia stile baywatch che sponsorizza fast food in pose impensabili per sponsorizzare fast food, la Caia che fa l’amore con uno yogurt perchè la prima volta è stata molto intensa ed è ancora così; le ragazzine vestite di solo tanga, o neanche quello, che entrano nel bagno cinguettando felici perchè nel loro intimo c’è Chilly.

Manco fosse razionato, lo sdegno lo centelliniamo, riservandolo alle pubblicità di pessimo gusto e/o esplicita denigrazione del corpo femminile. Ma deve essere esplicita assai, come quella di una certa macelleria di Riccione che anni fa lanciò lo slogan “la carne non è tutta uguale” con l’immagine di un sedere grinzoso e cascante affiancato ad uno tonico e setoso. Il cartellone pubblicitario fu censurato, il macellaio dichiarò che non aveva inteso offendere nessuno. Evidentemente, il paragone tra le parti del corpo femminili e i tagli di carne bovina gli veniva naturale.

Forse ci siamo semplicemente assuefatti. Al corpo bello, snello, sinuoso, sensuale, ammiccante. Giovane e perfetto. Anzi, giovane è perfetto. Abbiamo costruito una narrazione del corpo in vetrina, rappresentato in tutte le sue “potenzialità esteriori”, estetiche e seduttive. Il corpo esiste in virtù della sua capacità di esibizione. Una volta esaurita la sua funzione va riposto in archivio, fuori dalla scena,all’ombra dei riflettori.

E perciò, quando un giorno appaiono sullo schermo certe cinquantine o su di lì che mostrano con velato pudore il proprio corpo rimodellato dall’età, e parlano della loro sessualità, che le perdite urinarie non hanno mortificato, il contrasto è evidente.

Lo spot pubblicitario #senzaetà della Tena, brand di Essity, creato dal regista Yorgos Lanthimos, vincitore dell’Oscar per “La favorita”, disturba il comune senso del pudore e un’estetica costruita in anni di gelati, panini, cioccolatini e mozzarelle leccati con malizia da labbra vogliose e/o giovanissime  bellocce seminude.

Al pari di Nuvenia, #senzaetà accende il dibattito anche e soprattutto tra donne, generando diverse scuole di pensiero i cui fondamenti  possono riassumersi come segue:

Ritegnosismo

– è una questione di “privato” .Non è che per fare una pubblicità di carta igienica per forza bisogna farsi vedere mentre si fa la cacca.

– non mo piace e non e per alcun tipo di tabù. Irmsovso sta andando oltre co manca solo che ci hanno vedete mentre diamo nel cesso basta!!!!

Bon Ton

– Io ho 59 anni, non mi vergogno del mio corpo che è invecchiato ma ho il buon gusto ed il rispetto nei confronti degli altri e verso me stessa di non mostrarlo così.

Pari opportunità

Non è male lo spot, ma mi piacerebbe che facessero lo stesso coi problemi che attanagliano gli uomini. È questione di credibilità.

Si sta facendo pubblicità oscena. Anche la Lines ci va giù forte. Perché non ci lasciano in pace e si dedicano alla prostata degli uomini? Anche loro hanno bei problemini

– La pubblicità prodotta la trovo di cattivo gusto voi vedere anche i maschi anziani con il proprio pendolo

mai che si veda nelle pubblicità un uomo settantenne col panzone nudo e le gambe da gallina, vero? Il corpo della donna, invece, può essere esposto, dileggiato, ridicolizzato

Il marketing secondo gli esperti di mercanzia

Pubblicità? Dicesi anima del commercio. Basta usare il corpo delle donne e dei bambini per far soldi!Una mercanzia ignobile!

Repulsionismo universale

– Che schifo di pubblicità

–  A me questa pubblicità fa schifo. E ho 70 anni. Mi sembrano delle assatanate che fanno la pipì. E basta!!

Chebellismo cosmico

– Adoro questa pubblicità  tutte donne normali, davvero delicata, molto bella

Nel bene e nel male, dicevano gli antichi.  Fatto sta che, al netto del Repulsionismo Universale o del Bon Ton, lo spot della Tena rimette in discussione il ruolo del corpo, in particolare femminile, nelle società del consumismo, ma anche il concetto di morale. L’accostamento alla sessualità di un corpo “datato” ci scandalizza, ma non così la rappresentazione in chiave sessuale di corpi eternamente giovani.

Eppure, la narrazione è la stessa.

Elda Cannarsa

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