VIVA LA VULVA. LA CAMPAGNA DI NUVENIA CONTRO STEREOTIPI E TABÙ

giovedì 03rd, dicembre 2020 / 15:00
VIVA LA VULVA. LA CAMPAGNA DI NUVENIA CONTRO STEREOTIPI E TABÙ
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Una manciata di anni fa, in occasione di giornate al mare o circostanze di seminudità, si usava incoraggiare i bambini maschi a mostrare il pisellino, a mo’ di trofeo da esibire. Le frasi di rito erano macel’haiilpisellino?, faivedereilpisellino, dov’èilpisellino, eccetera. Non so se il costume sia ancora in voga (sospetto di sì) ma so che mai ho assistito all’invito ad esibire la pisellina che, anzi, non si doveva mai mostrare o nominare. Neanche sulle porte dei bagni di scuola dove campeggiavano, invece, falli di tutti gli estri e le dimensioni.

Un’incitazione all’apparenza innocente che temo abbia invece compromesso il ruolo della vulva nella società moderna. Mi è venuta in mente a proposito  di Viva la Vulva appunto, la campagna di Essity, multinazionale svedese che include i brand di Tena e Nuvenia, nata per contrastare stereotipi e tabù legati alle parti intime femminili.

I dati delle ricerche volute da Essity rivelano che c’è reticenza, ancora oggi, a parlare con scioltezza dell’apparato genitale femminile (il 45% degli italiani) e derivati, come l’abitudine di utilizzare parafrasi e perifrasi per riferirsi al ciclo mestruale (38%), l’imbarazzo dichiarato dal 34% delle donne italiane nel rapporto con le proprie parti intime, la difficoltà del 46% delle mamme e del 31% dei papà a spiegare con naturalezza la questione mestruale ai figli maschi.

A dirla tutta, sull’apparato genitale femminile risultiamo anche parecchio impreparati. Un sondaggio di AstraRicerche, condotto a gennaio di quest’anno sempre per Essity, ha rilevato che in Italia 1 persona su 5 non sa dove si trovi esattamente la vulva, 1 su 3 ritiene che abbia la stessa forma per tutte le donne, uno scarno 31% sa che vulva e vagina sono due organi diversi, il 23% ammette di non conoscere abbastanza l’anatomia femminile, mentre il 74% circa vorrebbe saperne di più.

Un’ignoranza tutta italiana? Nonsi. Un sondaggio condotto in Gran Bretagna da Yougov ha prodotto risultati simili: il 50% degli intervistati (donne e uomini) non sa quali parti compongono la vagina, il 58% non sa descrivere l’uretra o la sua funzione, il 47% non sa identificare le labbra.

Tornando a noi, i sondaggi evidenziano da un lato l’intenzione di conoscere meglio l’argomento, dall’altro un senso di inadeguatezza a parlarne liberamente. Un equilibrio precario che la campagna di Nuvenia ha inteso sfidare con una serie di iniziative volte a svelare i misteri della vulva occulta, e a scardinarne i clichè.

“Piacere,Vulva!” fa parte della collezione di minivideo “Se la tua vulva potesse parlare”, ideata e prodotta da Robadadonne  in esclusiva per Nuvenia,  in cui la vulva prende la voce e l’aspetto di Francesca Melis che con garbo e umorismo colma le lacune scientifiche, spiegando l’anatomia femminile. Nei video si rivendica il nome di vulva contro la miriade di metafore del mondo animale o vegetale (patata, farfallina, rosellina, passerina, topina ) che con l’anatomia femminile ci azzeccano come Aristotele con il terrapiattismo.

Lo spot vero e proprio “Viva la Vulva” celebra le parti esterne dell’apparato femminile in un susseguirsi di immagini che ne richiamano la forma, tra cui conchiglie, origami, frutti. L’obiettivo è screditare l’idea di unicità e perfezione, sdoganando una diversità che molte donne vivono con imbarazzo e inadeguatezza ricorrendo, in alcuni casi, alla chirurgia estetica.  «Non esiste giusto o sbagliato lì sotto, sei nata così, amati per come sei»  conclude una ragazza del video.

Infine, una mostra collettiva di artiste internazionali associata ad un’asta di beneficenza online.

La campagna, che  ha vinto sei leoni d’oro al Festival internazionale della creatività 2019 di Cannes, è molto controversa. Non tutti gi animi, maschili o femminili che siano, hanno apprezzato. Soprattutto, pare, a ora di pranzo.  Orribile, schifosissimo, da vomito, mortificante, brutto,immondo, volgare sono alcuni dei commenti apparsi sui social a presa visione dei video. Commenti a cui Nuvenia ha regolarmente risposto con cortesia, spiegando come l’intento sia quello di infondere sicurezza alle donne affinchè il rapporto con le proprie parti intime sia più sano e consapevole.

Del resto, non è la prima volta che Essity lancia campagne dirompenti. Nel 2019  Nuvenia ha firmato #bloodnormal, lo spot pubblicitario dove per la prima volta il liquido versato sugli assorbenti non era blu come la nobiltà ma rosso come il sangue. Per l’orrore dei telespettatori, sempre, e soprattutto, a ora di pranzo.

Per la prima volta l’invisibile diventa visibile, avevano spiegato gli ideatori, per distruggere miti e tabù relativi al ciclo mestruale. Come tutte le campagne di Essity, anche #bloodnormal prendeva spunto dai dati di un sondaggio, questa volta condotto online da Bilendi, società globale di ricerche di mercato, su un campione di 10mila uomini e donne tra i 13 e i 50 anni residenti in diversi paesi europei, Russia, Sud Africa, Cina e America del Sud. Dal sondaggio, condotto nel 2017, emergeva che il 74%  avrebbe preferito una rappresentazione più realistica delle mestruazioni in pubblicità.

Come per Viva la Vulva, le reazioni a #bloodnormal sono state contrastanti. Ancora una volta i commentatori si sono divisi in entusiasti, disgustati, schifati, offesi. Non è mancata la perla di qualche raffinato filantropo: “Non da fastidio, fa schifo proprio, chi cazzo se ne frega dellle  (sic, n.d.r.) vs perdite, sono cazzi vostri mica nostri, siete nate femmine e ne pagate le conseguenze”.

La campagna è fuori dagli schemi. Senzadubbiamente. Rivoluzionaria rispetto alla solita zuppa di spot e spottini tradizionali, prevedibili, rassicuranti.  Conforta il disturbato e disturba il comodo, come dice l’uomo che fa parlare i muri.

Elda Cannarsa

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