LA GIORNATA DELLA MEMORIA E I CAMPI DI CONCENTRAMENTO DI OGGI…

mercoledì 27th, gennaio 2021 / 15:23
LA GIORNATA DELLA MEMORIA E I CAMPI DI CONCENTRAMENTO DI OGGI…
0 Flares 0 Flares ×
«Mi hanno spogliato di tutto ciò che avevo, mi hanno manganellato e spinto nel fuoco, causandomi una ustione al braccio» racconta un migrante afgano bloccato al confine Croato-Bosniaco, lì a un passo dall’Unione europea. «Ho provato a continuare la rotta balcanica venendo respinto nove volte: cinque dalla Croazia e quattro dalla Slovenia. Non sono mai riuscito a raggiungere il confine italiano a Trieste. Ho i miei cugini a Roma e voglio avere la possibilità di chiedere asilo in Italia».

Ce ne sono 2.500 di persone bloccate fuori dal sistema di accoglienza vicino alla città di Bihac, nel nord-ovest della Bosnia-Erzegovina, dopo essere state respinte dalla polizia croata.

Secondo il Danish refugee council (Drc) tra il dicembre del 2019 e l’ottobre del 2020 sono stati respinti dalla Croazia verso la Bosnia 21.422 migranti. Il 60 per cento delle persone che hanno tentato di attraversare il confine ha ricevuto delle violenze. Gianfranco Schiavone, Presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà: «La responsabilità è della Croazia ma anche di tutta l’Unione europea perché questa operazione di mantenimento forzato fuori dai confini è in realtà una scelta. Quello che si è visto negli ultimi 3 anni è legato ai respingimenti, la vera causa di questa crisi umanitaria».

Il rapporto danese cita inoltre i 9 mila respingimenti della Slovenia. Ma c’è anche responsabilità dell’Italia. Da maggio 2020 il nostro Paese ha respinto circa 1.300 persone senza alcun provvedimento formale verso i richiedenti asilo – questo non permette di fare ricorso. Per la prima volta, lo scorso venerdì 22 gennaio, il ministero degli Interni italiano è stato condannato per i respingimenti illegali da un’ordinanza del Tribunale di Roma, che ha accolto un ricorso di un richiedente asilo pachistano, respinto prima in Slovenia, poi in Croazia e quindi in Bosnia. Secondo il Tribunale romano, le riammissioni in Slovenia violano l’articolo 10 della Costituzione italiana, l’articolo 33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati che sancisce il divieto di respingimento e l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Segnaliamo questa storia, oggi, 27 gennaio, perché oggi è la Giornata della Memoria che si celebra dal 2005, per ricordare le vittime della Shoa. Cioè per non dimenticare ciò che accadde nei campi di sterminio nazisti. E’ giusto farlo. Ma intanto, in tutte le trasmissioni Tv e sui giornali, che in questi giorni propongono servizi, reportage, interviste, ma anche film, piece teatrali, sugli orrori nazisti, pochi ricordano che la Giornata della memoria si celebra il 27 gennaio, perché il 27 gennaio del ’45 l’Armata Rossa entrò nel campo di sterminio di Auschwitz e liberò i prigionieri. L’Armata Rossa. Non altri. E questo non è giusto, perché la storia va raccontata per intero e correttamente.

Celebrare la giornata della memoria vuol dire certamente non dimenticare, non negare, non annacquare il ricordo di ciò successe a milioni di ebrei, di zingari, di omosessuali, di apolidi, di comunisti… Ma vuol dire anche non chiudere gli occhi su ciò che avviene oggi. Nei campi di prigionia dei nostri tempi. In Libia per esempio. Ma anche lì, al confine Croato-Bosniaco, dove migliaia di persone stanno soffrendo la fame, la sete e il freddo, le malattie, nel tentativo di arrivare in Europa. Nella nostra Europa da Paesi martoriati dalle guerre, dalla repressione, nell’indifferenza generale e nel silenzio dell’Europa civile e democratica. Anche allora, ai tempi della Shoa c’era chi si ostinava a non vedere, a minimizzare, qualcuno lo fece anche dopo che l’Armata Rossa liberò Auschwitz  e gli altri campi mostrando al mondo ciò lì dentro era avvenuto. Il generale americano Eisenhower (futuro presidente Usa) disse ai suoi uomini: “Fotografate tutto, perché ci sarà chi dirà che tutto questo non è avvenuto”.

Oggi facciamo tutti finta di non vedere quello che succede in Libia, in Siria, sulla rotta balcanica, in Turchia o al confine tra Messico e Stati Uniti, in Brasile… I campi di concentramento ci sono anche adesso, anche adesso c’è gente che viene picchiata, violentata, torturata e uccisa solo perché fugge, o è differente o troppo povera per essere utile…

Ricordiamocene, oggi, nel Giorno della Memoria e possibilmente anche domani e dopodomani e tra un mese. Ricordiamoci che anche noi italiani brava gente non siamo senza peccato. Anzi, siamo spesso smemorati e pure miopi…

m.l.

 

 

 

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×