FINCHÈ C’È SOGNO C’È SPERANZA

sabato 09th, gennaio 2021 / 15:08
FINCHÈ C’È SOGNO C’È SPERANZA
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Il 2021 è arrivato con una radiosa sfilza di aghi che, tra social e tv, si infilano trionfanti nelle braccia dei primi vaccinati d’Italia. Viva il vaccino , lunga vita al vaccino. Il 2021 è l’anno dell’antidoto, della salvazione. Neanche un’invasione di invasati d’oltreoceano può scalfire il sottile filo della speranza o di Speranza. Il 2021 è la primavera del ritorno alla normalità.

Il 2020 lo abbiamo odiato, vituperato, esorcizzato, sfanculato, cacciato in malo modo. il 31 dicembre, liberati dalla sfiga planetaria (letteralmente), ci siamo tuffati in questo 2021 con la speranza, quando non la certezza, che sì certo non sarà facile ma ripristineremo l’ordine perduto. L’ira funesta del ventiventi è solo una parentesi in attesa di essere chiusa. “Hai aperto la parente? Chiudila!” per dirla come Totò direbbe.

Insomma, sotto sotto, nonostante l’evidenza del dissesto e di un futuro buio e tempestoso, a dispetto dei filosofici “nulla tornerà più come prima”, coltiviamo la segreta speranza di un ritorno  proprio a quel caro vecchio, rassicurante ” prima” che, pur non essendo questa meraviglia, sapevamo come gestire. Sotto sotto, viviamo sospesi dentro la parentesi, in attesa che Pfizer e AstraZeneca la chiudano per sempre. E che la vita riprenda proprio lì dove l’abbiamo lasciata.

Se chiedete a me (ma anche se no) il 2020 non è stato una parentesi ma l’inizio di una nuova era. Tumultuoso e scioccante come molti cominciamenti sanno essere, spaventoso come una scossa di terremoto nel buio tepore della sala di un cinema in un ordinario pomeriggio di novembre.

Il 2020 è stato semplicemente il prologo di una storia nuova in cui probabilmente altri virus e altre varianti si succederanno , segnando lo scorrere futuro della vita umana. Un nuovo mondo (bello o brutto si vedrà) in cui la retromarcia purtroppo (o per fortuna) non è prevista.

Con gli anni saremo meglio attrezzati, più consapevoli. La Storia insegna che in qualche modo ci abitueremo. Ma è necessario uscire dalla parentesi quanto prima. Svegliarsi dal torpore, smettere di deificare il vaccino, di evaporare energia ad ogni variante o aumento di contagio, e iniziare a muoversi, perchè c’è parecchio da fare. Bisogna costruire un sogno, un’idea, una nuova narrazione del mondo.

C’è da salvare un pianeta, ristrutturare l’economia, rivedere (assai proprio) il mondo del lavoro, ripristinare la dimensione umana, rivalutare il Bene Comune, ricostruire i ponti, fisici e metaforici. E bisogna tingerlo di colori vivi questo sogno, per dissolvere il nero morte e il grigio devastazione che rischiano di avvelenare l’anima e la mente. Soprattutto dei nostri giovani e dei nostri anziani.

Senza sogni non c’è speranza. Nè vita. Troppa roba per stare dentro una parentesi.

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