DEPOSITO RIFIUTI RADIOATTIVI: IL MINISTRO COSTA PRECISA, MA NON SPIEGA I CRITERI ADOTTATI PER STILARE LA MAPPA. E INTANTO CRESCE IL FRONTE DEL NO

sabato 09th, gennaio 2021 / 12:09
DEPOSITO RIFIUTI RADIOATTIVI: IL MINISTRO COSTA PRECISA, MA NON SPIEGA I CRITERI ADOTTATI PER STILARE LA MAPPA. E INTANTO CRESCE IL FRONTE DEL NO
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Il ministro dell’ambiente Sergio Costa è intervenuto ieri per spiegare e precisare la questione del Deposito nazionale di rifiuti radioattivi e dei 67 siti individuati nella carta delle aree considerate idonee (Cnapi). Ecco cosa scrive Costa:
Il tema del deposito nazionale di rifiuti radioattivi ha suscitato una forte discussione. Come è giusto che sia, visto che è una questione importantissima e tocca ciascuno di noi. Chiariamo subito che non è iniziata nessuna costruzione, proprio perché prima verranno ascoltati i territori: il 5 gennaio infatti è stato tolto il segreto alla Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi ed è iniziata la più grande consultazione pubblica degli ultimi anni: un processo che durerà almeno 44 mesi, circa tre anni e mezzo e che con estrema trasparenza coinvolgerà amministratori, università, associazioni di categoria e tutti i cittadini.
L’abbiamo pubblicata scegliendo di mettere la faccia su una scelta impopolare per un unico motivo: andava fatto. Da troppi anni i rifiuti radioattivi sono stoccati in luoghi provvisori e pertanto poco sicuri. È un’opera necessaria e bisogna realizzarla con la massima partecipazione e trasparenza. Nel resto d’Europa esistono altri dieci depositi simili, in esercizio. Anche l’Italia deve averne uno per stoccare i propri rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Cosa sono? Si tratta soprattutto di rifiuti provenienti da attività mediche (terapie antitumorali, radioterapie, ricerca scientifica e medica) o da quelle industriali (come, per esempio, quelle legate alla verifica dello spessore della struttura dei manufatti, come gli aerei).
Pubblicare questa carta tecnica è stato un gesto di responsabilità nei confronti del Paese. Chi ci ha preceduto se n’è guardato bene perché elettoralmente non paga. Ma governare significa anche questo: assumersi la responsabilità delle scelte.
La Carta è frutto di anni di lavoro da parte di enti di ricerca, Ispra, Isin, l’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare, e la Sogin, che hanno utilizzato mappe sismiche e geologiche, mappe idriche, criteri di esclusione e di approfondimento e hanno individuato la lista di 67 possibili aree. Tra i criteri di esclusione vi erano siti Unesco e zone particolarmente protette come i Parchi Nazionali: nessun sito si trova in queste aree.
Si tratta di criteri tecnici: nessuna scelta politica. Io stesso, come ministro, ho conosciuto la mappa insieme a tutti voi, nel momento in cui è stata pubblicata e quindi non era più segreta. Ora è il momento del dibattito: invito tutti voi, amministratori, comitati, associazioni di categoria, ad andare sul sito depositonazionale.it e a partecipare. Presentate le osservazioni, rilievi e tutto quanto possa contribuire.
Lasciatemi però sfatare alcune fake news: il dibattito, per quanto possa essere acceso, deve sempre poter essere basato sulle verità.
1) Ho letto che il governo vorrebbe costruire 67 depositi in giro per l’Italia: FALSO. Il deposito è nazionale e unico.
2) “Conterrà le scorie delle centrali nucleari estere o addirittura armi nucleari”: FALSO. Siamo noi italiani che abbiamo mandato le nostre scorie delle ex centrali all’estero per riprocessarle.
3) “Gli enti locali non sono stati consultati”: FALSO. L’ho già detto e voglio ribadirlo: la consultazione è appena iniziata.
4) Decisione presa “nel cuore della notte”: FALSO. Nessuna decisione, come ho spiegato. Abbiamo solo pubblicato la carta il primo giorno utile dopo il nulla osta che la “liberava”. Appena il giorno è iniziato, cioè a mezzanotte, l’abbiamo resa accessibile.
5) Leggo che alcuni sindaci di città non presenti nella lista si stanno candidando: se non si è nella lista, il proprio territorio non possiede le caratteristiche tecniche per ospitare il deposito.
Capisco le proteste e le preoccupazioni, ma non accetto la diffusione delle fake news, soprattutto da chi riveste ruoli istituzionali. Bisogna lavorare sempre in trasparenza, per il bene e l’interesse dei cittadini: questa è la politica, anche se alle volte ciò comporta metterci la faccia nell’affrontare le questioni più impopolari e complesse.
Ha fatto bene il ministro a precisare e siamo d’accordo sul fatto che già aver pubblicato la carta, desecretandola, è un passo avanti, rispetto ai silenzi precedenti. Per quanto riguarda la questione delle fake news, partite a raffica su social e media, ci fa piacere constatare che Primapagina non ha diffuso fake news, avendo scritto a proposito dei siti indicati e delle caratteristiche che dovrebbe avere il Deposito nazionale, esattamente ciò che dice il ministro.
Resta a nostro avviso il mistero, che il Ministro non scioglie, su quali criteri siano stati adottati dagli esperti che hanno stilato la carta, per inserirvi aree sensibili e di alto pregio paesaggistico, storico, ambientale e agricolo come l’area tra Pienza e Trequanda e quella di Campagnatico in Maremma, o aree altamente sismiche come quelle di Tuscania, Tarquinia e Montalto di Castro.  E citiamo i siti che conosciamo meglio e che ci riguardano più da vicino.
Tra l’altro, è notizia di ieri anche questa, i proprietari dei terreni individuati nei pressi dell’ex monastero di Sant’Anna in Camprena (al confine tra i comuni di Pienza e Trequanda) hanno dichiarato di non aver mai ricevuto visite per sopralluoghi da parte di tecnici o altro personale della Sogin, l’agenzia incaricata di redigere la mappa dei siti idonei. Dice il ministro Costa che tra i 67 siti individuati non ci sono siti Unesco o parchi nazionali.
Questa è quasi una fake news, perché la zona di Sant’Anna in Camprena è nel comune di Pienza, che è patrimonio Unesco. E se il sito fosse appena fuiori lo sarebbe di pochissimo, al confine.
Su quale base e per quali ragioni specifiche sia stata decisa tale idoneità e siano stati scelti e indicati quei luoghi, e non altri, non è dato sapere. Lo sapremo – forse – quando avverrà “la consultazione pubblica che dovrà coinvolgere enti locali, università, associazioni di categoria e cittadini”. Per adesso, rimane il mistero.
Rimane anche la contrarietà già espressa a chiarissime lettere non solo dai sindaci interessati, da amministratori regionali e provinciali, ma anche delle stesse associazioni di categoria. In provincia di Siena per esempio si sono già mobilitati la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) e la Confederazione Nazionale Artigianato (Cna) e molte associazioni e comitati locali della Valdorcia, della Valdichiana, dell’Amiata. I sindaci hanno chiesto anche l’intervento dell’Unesco, in quanto Pienza e la Valdorcia sono “Patrimonio dell’Umanità”.
Un fronte più ampio, dunque, di quello che si mobilitò, esattamente un anno fa, contro il progetto di carbonizzatore idrotermale di Acea a Chiusi e anche di quello che si oppone alle centrali geotermiche sull’Amiata e in Val di Paglia.
La cosa non stupisce, perché un conto è un impianto regionale per il trattamento e la trasformazione di fanghi biologici di depurazione, altra cosa un deposito unico nazionale di rifiuti radioattivi, sia pure a bassa e media attività che sarebbe, anche nelle dimensioni, 100 volte più grande. Il carbonizzatore sarebbe sorto in una area industriale dismessa e da riattivare, il deposito sorgerebbe in mezzo alla campagna in un’area che è patrimonio Unesco: 1 ettaro contro 150 ettari.
Il Ministro Costa è sulla linea della deputata Angela Raffa (entrambi M5S), o viceversa. E la linea è quella per cui “questi rifiuti li produciamo e li dobbiamo smaltire e ‘tombare’ da qualche parte; meglio un sito unico controllato e fatto con tutti i crismi, che tanti siti sparsi per l’Italia, e spesso precari”.
Che poi è la stessa linea, alla fine dei conti, di chi diceva e dice che anche i rifiuti organici e i fanghi di depurazione si producono e da qualche parte si devono smaltire e trattare per renderli innocui o addirittura per renderli materia riutilizzabile, scontrandosi però con i sostenitori del NIMBY (“non nel mio giardino”).
Ora, come abbiamo già scritto, ieri, il No al deposito in aree sensibili come Sant’Anna in Camprena o Tuscania, va oltre la sindrome Nimby, perché in questo caso non c’è logica che tenga, e se mai ce n’è una contraria data dalla sismicità elevata e dalla vocazione al turismo e alle produzioni agricole di pregio.  La curiosità di sapere quali criteri abbiano adottato gli scienziati che hanno redatto la mappa, ci assale.
m.l.
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