CORONAVIRUS: PAROLE, OPERE E OMISSIONI

giovedì 09th, aprile 2020 / 11:40
CORONAVIRUS: PAROLE, OPERE E OMISSIONI
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In questi giorni di virus e di clausura circola, soprattutto su whattsapp, una colorita varietà di “smascheramenti” della vera origine del corona virus. Dalla  fuga dal laboratorio alla creazione, sempre in laboratorio,  di un virus ad hoc (non si sa quale hoc ma lo scopriremo solo vivendo,) passando per un attacco della Cina agli Stati Uniti, un attacco degli Stati Uniti alla Cina, le scie chimiche, il crudele scopo di lucro dell’industria farmaceutica produttrice di vaccini (che ancora non c’è ma che c’entra), i decessi causati dal 5G così come dalle onde radio durante la Spagnola del 1918 con autorevoli riferimenti a Rudolf Steiner, esoterista e teosofo austriaco che di virologia, infettivologia e immunologia ne sapeva quanto di fisica nucleare.

Nessuna di queste teorie ha fondamento scientifico ma il dettaglio sembra non preoccupare i sostenitori dell’una o dell’altra verità. Nel mondo reale la materia è estremamente complessa, di non facile decifrazione o anche solo comprensione a meno di avere una laurea specialistica corredata da una bella dose di ricerche e un corposo carico di esperienza sul campo. Ed è proprio alla scienza che faremo riferimento nel seguente articolo.

L’arrivo del Covid-19 sembra aver colto il mondo di sorpresa. Dalla Cina all’Europa agli Stati Uniti uno stadio di iniziale incredulità seguito da una più o meno breve fase di negazionismo ha ritardato un’azione che forse poteva essere più  immediata. Neanche i tempi fulminei ( e fulminanti)  del contagio hanno illuminato con il dovuto tempismo le menti alla  guida  di paesi come Francia, Gran Bretagna, Uozzamerica e Svezia, che all”isolamento sì o no ci sta ancora pensando, pur avendo assistito con leggero anticipo al potere devastatore del Covid-19 in Italia.

Eppure la sorpresa sorprende, se mi passate il gioco di parole. Se il Coronavirus si è abbattuto sulle nostre vite di ignari cittadini come un mattone in pieno viso, il mondo politico aveva, ed ha, a disposizione una vasta letteratura scientifica che già dal 2003 (se non dal periodo post-Spagnola) allertava circa la  minaccia di una pandemia. Il busillis , semmai, era il quando. Nel 2018  il Dott. Wenqing Zhang, Manager del Programma di Influenza Globale dell’OMS scrive “una pandemia causata dal virus dell’influenza è una certezza ma non sappiamo quando si verificherà, che tipologia di virus sarà e quanto grave sarà la malattia”.

Un dato importante è che quella che abbiamo sempre  recepito come la “normale” ‘influenza stagionale in realtà uccide circa 650mila persone ogni anno. La particolarità dei virus influenzali infatti , sostiene la dottoressa Jacqueline Katz -Direttrice del centro di Sorveglianza, Epidemiologia e Controllo dell’Influenza dell’OMS, Atalanta, US-  consiste nella sua mutevolezza che, di conseguenza, annulla  l’efficacia dei vaccini esistenti. Nel Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale si legge che ” alla base della epidemiologia dell’influenza vi è la marcata tendenza di tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che permettono loro di aggirare la barriera immunitaria presente nella popolazione che ha contratto l’infezione negli anni precedenti. I cambiamenti possono avvenire secondo due meccanismi distinti:

  1. Deriva antigenica (antigenic drift).Si tratta di una modifica minore delle proteine di superficie del virus. Questo fenomeno riguarda sia i virus A che i B ed è responsabile delle epidemie stagionali.
  2. Spostamento antigenico (antigenic shift). È un fenomeno che riguarda solo i virus influenzali di tipo A e consiste nella comparsa nell’uomo di un nuovo ceppo virale, completamente diverso da quelli precedentemente circolanti nell’uomo. Gli shift antigenici sono dovuti o a riassortimenti tra virus umani e animali (aviari o suini) oppure alla trasmissione diretta di virus non-umani all’uomo. Quindi la fonte dei nuovi sottotipi sono sempre virus animali. Poiché la popolazione non ha mai incontrato prima questi antigeni, in determinate circostanze questi cambiamenti di maggiore entità possono provocare una infezione improvvisa e invasiva in tutti i gruppi di età, su scala mondiale, che prende il nome di “pandemia”.

 

Bisogna essere pronti“, afferma la Dottoressa Katz nel 2018, “a rilevare il virus che potrebbe causare la prossima pandemia“.

 Un sistema di monitoraggio e preparazione globale ad una crisi pandemica, che si avvale dell’opera di 153 istituzioni in 114 paesi, esiste già dal 1952. Rinominato successivamente Global Influenza Surveillance and Response System (Sistema globale di monitoraggio dell’influenza), è uno dei primissimi esempi di cooperazione mondiale in materia di salute pubblica. Dal 1997, grazie a questa istituzione, ogni settimana tutte le nazioni riportano all’OMS i nuovi casi di influenza attraverso il sistema FluNet, favorendo l’eventuale intercettazione dei sottotipi dei virus, cruciale per la comprensione dei movimenti dei virus stessi e per l’interpretazione epidemiologica a livello globale.

L’allarme scientifico scatta però nel 2003, quando il virus dell’Aviaria ( A/H5N1) si rivela endemico nei volatili dei territori dell’estremo oriente e la malattia contagia anche gli esseri umani. L’OMS raccomanda a tutti i paesi del mondo di stilare una Piano Pandemico e di aggiornarlo seguendo le linee guide dell’OMS stesso.

Nel 2011 sempre l’OMS elabora il PIP, Pandemic Influenza Preparedness Framework (Piano di Preparazione ad una Pandemia Influenzale) che si fonda sulla condivisione di ricerca e conoscenza nel campo della virologia tra tutti gli Stati membri. Gli obiettivi del Piano sono tre: condivisione tempestiva e professionale di informazioni e studi sui virus a rischio pandemia, ricerca e innovazione, coordinamento globale. Uno dei fattori alla base del PIP è rafforzare le opportunità dei paesi in via di sviluppo di accedere tanto ai vaccini quanto ai dispositivi di protezione necessari in caso di pandemia. ” Per un’influenza di carattere pandemico”, raccomanda il Dottor Zhang, ” il mondo deve lavorare come un’ unica squadra” .

Prevenzione e monitoraggio potrebbero non essere sufficienti ad evitare una pandemia. Peraltro,  come evidenziato da Maria Capobianchi, direttrice del laboratorio di virologia dell’ospedale Spallanzani di Roma, dove è stato isolato il Sars- Cov2, con i ceppi dei virus si naviga a vista, la situazione è in continuo mutamente e bisogna adattarsi. In altre parole, la creazione e distribuzione di un vaccino nel corso di una pandemia richiedono tempo. Per la distribuzione stessa si stima anche un anno.

Tuttavia, la letteratura scientifica insegna che se non si può evitare la crisi, ci si può arrivare quantomeno preparati. Sempre l’OMS sostiene che una risposta efficace ad una pandemia deve prevedere un sistema sanitario specializzato e specialistico con personale adeguatamente formato e ben pagato (già, ben pagato), acqua, servizi igienici efficienti, laboratori di diagnostica di alta qualità in grado di produrre diagnosi tempestive, accesso a prodotti farmaceutici e vaccini, sistemi di monitoraggio della malattia in corso rapidi e affidabili. Il Piano Nazionale prevede anche un adeguato stoccaggio di Dispositivi di Protezione Individuale ( i famosi DPI) come mascherine, guanti e tute protettive, in primis da distribuire ai  soggetti a rischio ovvero gli operatori sanitari, tutti coloro che lavorano nei settori di approvvigionamento di beni di prima necessità o a contatto con la popolazione -forze dell’ordine, protezione civile ecc.- anziani, bambini e popolazione affetta da immunodeficienza.

Se da una parte l’Italia si è attenuta alle direttive del Piano che raccomanda, tra le altre misure,  il distanziamento sociale fino all’isolamento, dall’altra è vero che la falla è avvenuta nella preparazione. Prima fra tutte la decurtazione di risorse al sistema sanitario.

Il Rapporto 7/2019 della Fondazione Gimbe rileva che il finanziamento pubblico alla sanità degli ultimi dieci anni è stato ridotto di circa  37 miliardi, di cui 25 miliardi dal 2010 al 2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre 12 miliardi negli anni compresi tra il 2015 e il 2019, per esigenze di finanza pubblica. Circa la metà dei 37 miliardi citati, prosegue il il Rapporto, ha avuto un impatto significativo sul personale sanitario. Lo State of Health in the EU, Profilo della Sanità 2019 esprime preoccupazione proprio per il personale sanitario: negli ultimi anni la formazione e l’assunzione di nuovi medici è stata limitata dalla mancanza di tirocini e di specializzazioni post-laurea, nonché di buone opportunità di lavoro per i medici di recente formazione, il che ha portato all’emigrazione di molti laureati in medicina e giovani medici.

L’altra dolente conseguenza dei tagli, è stata, ed è oggi più che mai, la perdita dei posti letto. L’Italia è arrivata a fronteggiare l’emergenza Covid-19 con 3,2 posti letti per mille abitanti contro il 6 della Francia e l’8 della Germania.

L’Austerity sanitaria ha determinato un calo dell’assistenza, una perdita di circa 70.000 posti letto, la chiusura di 359 reparti oltre ai numerosi “piccoli” ospedali riconvertiti, in fase di riconversione o semplicemente abbandonati.

Guardando, invece  i valori assoluti riportati dal Rapporto Eurostat della spesa sanitaria, la prima è la Germania con una spesa sanitaria  attuale di circa 352 miliardi l’anno, seguita dalla Francia con 257 miliardi, il Regno Unito con 234 miliardi, l’Italia con 150 miliardi e, in ultima postazione, la Spagna con 100 miliardi.

Lascia perplessi anche il capitolo sullo stoccaggio dei DPI, risultato inadeguato sia per un’assenza di immagazzinamento previo sia per una difficoltà di approvvigionamento da fonti locali. Severo il giudizio di Gino Strada, reduce insieme allo staff di Emergency dell’epidemia di Ebola: “ogni ospedale dovrebbe essere munito di ciò che serve. La preparazione per le emergenze non si può fare durante le emergenze. Va fatta prima”.

Critica anche la posizione di Guido Poli, professore ordinario di Patologia generale all’Università San Raffaele di Milano:”in questi anni è mancato un vero investimento pubblico, cioè non finanziato da multinazionali, nel campo della ricerca in ambito virologico. È stato ritenuto un ambito non così importante per la salute nazionale“.

Nel 2018, in occasione del centenario della Spagnola, l’OMS pubblica l’articolo “Influenza, siamo pronti?” in cui, tra le varie informazioni cui fa riferimento questo stesso articolo, comunica che meno della metà dei paesi del mondo ha una piano di preparazione ad un’eventuale pandemia. I pochi che l’hanno redatto non l’hanno aggiornato al 2009, dimostrando di non aver preso nella dovuta considerazione la lezione impartita dall'”influenza Suina”.

E dunque, a questo punto resta da chiedersi: saremo in grado, noi delle comunità del mondo, di fare tesoro della lezione del 2020, anno della pandemia da Covid-19?

Elda Cannarsa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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