PASSEGGIATE E BICICLETTA, IN TOSCANA DAL 1 MAGGIO SI PUO’. E INTANTO BETTOLLINI INCONTRA BURICO E SI VESTE DA TEX WILLER

PASSEGGIATE E BICICLETTA, IN TOSCANA DAL 1 MAGGIO SI PUO’. E INTANTO BETTOLLINI INCONTRA BURICO E SI VESTE DA TEX WILLER
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CHIUSI – “Passeggiando in bicicletta accanto a te/Pedalare senza fretta la domenica mattina…”. Ve la ricordate? E’ la strofa di una canzoncina. Sembrava un miraggio. E invece da domani 1 Maggio, che non è domenica ma è festa, la festa dei lavoratori, in Toscana la fase 2 comincia davvero. Con 3 giorni d’anticipo sulla data del 4 fissata dal premier Conte, in Toscana si potrà di nuovo passeggiare, camminare, correre e anche andare in bici nell’ambito del proprio comune. Anche insieme ai familiari e in tal  caso (se sono familiari) senza l’obbligo di stare a due metri di distanza.

Non è ancora il tana liberi tutti, ma un passettino avanti, sì. Certo vanno evitati gli assembramenti, i gruppi, ma già fare una pedalata o 4 passi oltre le immediate vicinanze della propria abitazione, è qualcosa di più dell’ora d’aria dei carcerati. E’ un accenno di ritrovata libertà di movimento.

Non si potrà fare la scampagnata con pic nic tipica del 1° maggio, magari con la porchetta offerta dai sindacati, – quest’anno le manifestazioni non si terranno – ma una corsetta in campagna sì. Anche con i figli. Ne gioverà il fisico, la respirazione e pure l’anima. Perché la clausura cominciava a pesare a tutti quanti, anche dal punto di vista mentale.

Due giorni fa, il 28 aprile, nella sua consueta diretta facebook, il sindaco di Chiusi aveva lanciato il “cambio di paradigma”, da “distanziamento sociale” a “distanza fisica”. Per dire che dal 4 maggio sarebbe stato possibile appunto passeggiare sui marciapiedi, nelle strade di campagna, e anche fermarsi a fare quattro chiacchiere con un amico davanti al giornalaio, ovviamente rimanendo  2 metri di distanza e con la mascherina in faccia.

Questo, secondo Bettollini, proprio per “allentare la morsa psicologica”. Perché oltre alla crisi sanitaria e a quella economico-finanziaria dovuta al lockdown, anche la tenuta psicologica delle persone è un aspetto da non sottovalutare. Una piccola apertura quindi per “riaprire i rapporti sociali sequestrati dalla clausura forzata”. L’ordinanza della Regione Toscana ha addirittura anticipato i tempi. Buon segno. Un po’ meno buono il fatto che ogni Regione proceda per conto proprio (la Calabria ha riaperto anche bar e ristoranti all’aperto, per dire e la stessa Toscana prima ha fatto un’ordinanza, poi l’ha cambiata dopo due ore, facendo una certa confusione)…

Del resto l’Unità d’Italia fatta a suon di cannonate e anche di fucilazioni di massa di contadini dall’esercito piemontese, fu anche quella una forzatura. E qualcuno disse per lasciare tutto come’era. Cambiava il padrone, ma i rapporti sociali e di produzione rimanevano gli stessi (Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo o De Roberto, I Viceré), ma questo è un altro discorso.

Per tornare all’ordinanza regionale che consente le passeggiate e le pedalate, Bettollini ha però spiegato che si possono fare nell’ambito del comune di residenza, ma non nei luoghi sottoposti ad ordinanza di chiusura come, nel caso di Chiusi, l’area verde del lago, il Sentiero della Bonifica e i parchi pubblici. Quelli restano interdetti.

E non si può ancora andare in Umbria. Ieri, 29 aprile, lo stesso Bettollini si è incontrato di nuovo, come un anno a in campagna elettorale, con il suo collega di Castiglione del Lago Matteo Burico sul ponte delle Torri Beccati Questo e Beccati Quest’altro, luogo simbolo del “confine” tra Umbria e Toscana, per lanciare insieme un appello al primo ministro Conte, affinché riveda la norma sugli spostamenti, inserendo oltre all’ambito regionale, anche la possibilità per i residenti nei comuni di confine, di spostarsi appunto anche nei comini contermini. Il sindaco di Chiusi aveva già scritto a Conte, adesso si è aggiunto anche Burico. E i due hanno anche invitato altri sindaci a farlo: “non siamo gelosi”.

Con l’iniziativa di ieri, Burico e Bettollini hanno raccolto e rilanciato una proposta che avevamo fatto proprio noi di primapagina nei giorni scorsi, raccogliendo diverse sollecitazioni arrivate da cittadini pievesi, chiusini, cetonesi ecc. Ovviamente ciò riguarderebbe TUTTI i comuni al confine tra due regioni, non solo quelli di questa area a cavallo tra Umbria e Toscana.

Vedremo se il premier Conte risponderà e se accoglierà la richiesta. Intanto ieri sera Bettollini ha chiarito che all’orto fuori regione non ci si può andare. Più avanti chissà…

Insomma la morsa si attenua. Si aprono spiragli di normalità. Anche la possibilità per ristoranti, pizzerie e rosticcerie di preparare e vendere cibi da asporto (su prenotazione) è un pizzico di normalità.

Anche se, lo stiamo capendo tutti benissimo, tornare alla normalità potrebbe non essere salutare, “porque la normalidad era el problema” (frase scritta su una facciata di Madrid). Nel senso che se siamo arrivati a questo punto, con un virus che ha messo in ginocchio il mondo intero, è perché il sistema era pieno di falle, di carenze e di storture. E parliamo del sistema capitalistico neoliberista, basato sulla globalizzazione selvaggia, sulle privatizzazioni altrettanto selvagge e sullo smantellamento dello stato sociale compresa la sanità, sulle spese militari mille volte più ingenti di quelle per la ricerca scientifica…

Quindi, “cambiare paradigma” dovrà significare non solo abituarsi a passeggiare e a lavorare con la mascherina e a distanza di sicurezza, ma anche ripensare la produzione, i modelli di sviluppo, il rapporto tra produzione e ambiente. E tra l’ambiente, la città, il lavoro e le persone. E servirà un sostegno pubblico (cioè dello Stato) anche alla sussistenza, in proporzioni mai viste se non forse ai tempi del New Deal di Roosevelt, ma a livello mondiale, non di un solo stato.

In sostanza il paradigma va cambiato non solo in relazione all’emergenza e alla fase 2 (la prima post emergenza), va cambiato anche in prospettiva. E in questo senso certe affermazioni e certi riferimenti agli aspetti umani e psicologici della faccenda, da parte di un sindaco, ad esempio, sono da apprezzare. Vuol dire che anche quel sindaco sta cambiando paradigma.

Prendiamo Bettollini, che certamente nel territorio è il sindaco che si è trovato nelle peste più di tutti per il numero di contagi da covid 19 e il sindaco che si è esposto di più dal punto di vista mediatico, con quelle dirette fb diventate un appuntamento fisso, atteso dalla gente come le previsioni del tempo in Tv.

Ecco, dopo aver fatto lo sceriffo alla Wyatt Earp (“io sono la legge”), chiudendo tutto e tutti, la banca, la scuola, il saloon, la miniera, la stazione di posta, perfino il barber shop e il bordello) per giusto principio di precauzione e responsabilità, ad un certo punto ha cominciato a temere il peggio e allora si è messo piuttosto nei panni di Tex Willer che è uno dalla pistola facile, un ranger che fa rispettare la legge, ma non sopporta i politicanti di Washington che fanno le leggi e troppe ordinanze, ed è anche capo dei Navajos. E così, Bettolini-Tex, da ranger e capo dei Navajos ha avuto paura che sia la città che la stessa riserva indiana – tenute sì al sicuro con l’isolamento, ma ormai in subbuglio – potessero esplodere, da un lato per la fame e dall’altro per le conseguenze mentali dovute alla costrizione, alla clausura… Cioè per esaurimento nervoso. E malcontento latente. Magari fomentato da qualche mestatore al soldo dei padroni del vapore.

Da qui l’allentamento della morsa. Il nuovo paradigma: la distanza fisica al posto del distanziamento sociale, toni più concilianti e la ricerca di “alleanze” con gli sceriffi delle città di là del confine per fare pressioni sul grande capo bianco di Washington. Non per riaprire tutto e subito, ma per poter decidere sulla base della reale situazione del territorio. Una posizione ragionevole.

Certo gestire situazioni del genere è senza dubbio una faticaccia, ma alla fine non deve essere male ritrovarsi a fare il Tex Willer, dopo aver fatto, anni fa, il Kit Carson a fianco di uno che sembrava Tex e invece voleva fare ed è diventato un politicante di Washington. E che adesso a malapena ti saluta…

m.l.

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