LA LEZIONE DI UN FANTINO

giovedì 04th, luglio 2019 / 16:25
LA LEZIONE DI UN FANTINO
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SIENA – Il Palio di Siena è una corsa di cavalli, cavalcati a pelo, in una pista impropria,  pericolosa, ma bellissima. Ma chi pensa che sia solo una corsa di cavalli è fuori strada. Il Palio di Siena di sportivo ha poco o niente, al di là della preparazione e della bravura dei fantini. Al Palio “si vince in tutti i modi” dicono i senesi. Non basta essere il più bravo e neanche avere il cavallo migliore. Servono, come in politica “i partiti”, cioè le “alleanze”, gli accordi palesi e quelli sottobanco, fatti magari lì, tra i due canapi, al momento della mossa. Al palio sono ammessi i colpi bassi e e nerbate in facci all’avversario. Sono all’ordine del giorno le carriere frenate (se non devi vincere e ti sei venduto freni e rallenti). Al palio non c’è nulla di prevedibile e previsto. E’ uguale da secoli, ma non è mai lo stesso. Dura poco più di un minuto, un lampo, ma è come se durasse un secolo. E al Palio può capitare che anche i “partiti” e i patti sottobanco stipulati con un’occhiata e un gesto della mano (magari un numero che vuol dire quante migliaia di euro…) durante le schermaglie ala mossa vengano ribaltati in quel minuto e mezzo di corsa sfrenata (o frenata). Ma può capitare anche che un cavallo se ne freghi dei patti e vada a vincere da solo dopo aver perso o disarcionato il fantino alla curva di San Martino… O può capitare che un fantino che di Palii ne ha già vinti 5, ma è qualche anno che non trionfa voglia dimostrare di non essere da pensione e allora alla mossa fa lo gnorri, sta lì al suo posto dove il mossiere gli dice di stare, poi alla partenza scatta bene, lancia il suo destriero in cerca di gloria che poi son soldi e soldi grossi. Per due giri di piazza è secondo… ed è secondo anche alla terza curva di San Martino. La sua contrada ha vinto nel 2017. Non ha tutta sta fame di vittoria. Ma lui sì… Al palio la peggio cosa che possa capitare è arrivare secondi, ci sta pure di buscarne dai contradaioli per questo. E allora Tittìa, con la casacca bianca e rossa della Giraffa non molla, sprona il suo cavallo, il fantino della Chiocciola che lo precede di poco quasi non ci crede: ma che cazzo fa questo? e alla fine, proprio sul bandierino è Tittia che passa primo, di un’incollatura, come si dice in gergo ippico. Forse anche meno…

Una vittoria al fotofinish. Sul filo di lana. Come un gol al 94′, quando l’arbitro ha già il fischietto in bocca per decretare la fine della partita. Gran bel Palio, gran bella vittoria quella di Giovanni Atzeni detto Tittia e della Giraffa. Che è mezzo sardo e mezzo tedesco. Ma la cosa più bella non è tanto la rimonta e il sorpasso finale del vincitore, quanto l’imprevedibilità di una cosa del genere,  il ribaltamento in extremis di un risultato che pareva acquisito. E lo scompaginamento dei giochi fatti a tavolino. Perché una vittoria del genere non può essere frutto di accordi o “partiti”, plesi o sottotraccia…

Bello (anche se probabilmente senza significati politici) il saluto a pugno chiuso di Atzeni al proprio popolo…

Tutto ciò è la riprova che in molte circostanze “più che ‘l dolor poté il digiuno”. Il fantino della Giraffa ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, ha voluto rivincere un Palio, perché se non avesse vinto la sua carriera poteva diventare quella di un ex bravo fantino…  Invece adesso è di nuovo lui il re della piazza. Questa la grande lezione del Palio del 2 luglio: mai mollare fino all’ultimo centimetro. Crederci sempre e comunque e “a culo tutto il resto”, come cantava Guccini. Una lezione per chi fa qualunque sport. Per chi fa politica e crede nelle sue idee e nella sua “fame” più che negli accordi sottobanco. Una lezione per i ragazzi e le ragazze che per la prima volta da un secolo a questa parte stanno peggio economicamente e come prospettiva dei loro genitori e possono pensare che per sbarcare il lunario l’unica cosa sia fare patti col diavolo o vendersi al migliore offerente…

Il Palio di Siena è una cosa dei senesi. E di nessun altro. Solo loro sanno che cosa significhi, a tutti gli altri può pure risultare strano, inconcepibile e incomprensibile il pathos dei senesi per il Palio. Ma la lezione che ogni tanto il Palio elargisce al mondo è una lezione universale.  Teniamola di conto…

m.l.

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