L’ARRESTO DI CESARE BATTISTI E IL LINGUAGGIO BELLUINO DI UN MINISTRO

lunedì 14th, gennaio 2019 / 16:44
L’ARRESTO DI CESARE BATTISTI E IL LINGUAGGIO BELLUINO DI UN MINISTRO
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Cesare Battisti: ce ne sono due di Cesare Battisti famosi in Italia. Uno era un giornalista e geografo trentino, deputato socialista al Parlamento Austriaco quando Trento era ancora sotto l’Impero Austroungarico. Arruolatosi volontario nell’esercito italiano nel 1915, preso prigioniero fu sommariamente processato, condannato a morte e impiccato a Trento nel 1916 con l’accusa di “alto tradimento”. Quel Cesare Battisti fu una delle figure più rilevanti dell’irredentismo italiano con Nazario Sauro, Damiano Chiesa, Guglielmo Oberdan, Fabio Filzi…  Un sovversivo insomma che pagò con la vita la fedeltà a un ideale. A Chiusi c’è una piazzetta dedicata alla sua memoria. Come ci sono vie dedicate e Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro, Fabio Filzi…

Il secondo è vivo e vegeto. L’hanno arrestato ieri in Bolivia dove era scappato dal Brasile e oggi è stato estradato in Italia. E’ arrivato poche ore fa all’Aeroporto di Ciampino. Si tratta di un ex terrorista rosso, condannato all’ergastolo per 4 omicidi, latitante da decenni. In Brasile ai tempi di Lula aveva trovato rifugio, scriveva romanzi. Era un uomo libero. Come molti “fuoriusciti” sono stati accolti e liberi di circolare  in Francia, sia ai tempi del ventennio fascista, sia in tempi più recenti, dopo gli anni di piombo.

La latitanza del secondo Cesare Battisti, sovversivo anche lui come il primo, ma anche assassino di persone incolpevoli e fuggiasco, è dunque finita. Ora andrà in carcere ad Oristano. Ad attenderlo all’aeroporto di Ciampino c’erano il ministro della Giustizia Bonafede e il ministro dell’Interno Salvini, con indosso il giubbotto della polizia, oltre naturalmente ad un buon numero di agenti in divisa, alcuni con mitraglietta alla mano.

Il primo Cesare Battisti, l’irredentista traditore, fu fatto sfilare per Trento con addosso pochi stracci mentre lo conducevano al patibolo. Il secondo Battisti, l’ex terrorista, scortato dai poliziotti ha attraversato la pista dell’aeroporto a testa alta. Altezzoso. E, diciamolo pure, anche un po’ antipatico (foto di copertina). «L’abbiamo preso. E ora dovrà marcire in galera. Cesare Battisti non è un perseguitato o un semplice scrittore di romanzetti: è un terrorista comunista. Un assassino. Un codardo. Da decenni si era rifugiato all’estero per non pagare le sue colpe. È stato protetto e coccolato da donne e uomini di sinistra, presunti intellettuali, vip e politici». Così ha scritto il ministro Salvini in una nota inviata al giornale Leggo. E quell’aggettivo “comunista” messo lì apposta, per evocare fantasmi e per alzare il polverone. Lo faceva spesso anche Berlusconi che vedeva comunisti dappertutto!

La cattura e l’estradizione del latitante Battisti è un fatto positivo. Deve pagare un debito con la giustizia che non ha pagato. Ma un ministro della repubblica può parlare di un fatto del genere e di una azione diplomatica e di polizia in questi termini?

Tra l’altro Salvini nelle settimane scorse aveva inneggiato al presidente brasiliano Bolsonaro che ne aveva ordinato l’arresto (salvo farselo scappare), perché Bolsonaro è uno come lui, uno che ama le divise e la legittima difesa fai da te… Ma è anche uno che ha sempre sostenuto  i militari golpisti dell’America latina, che toglie le terre agli indios per darle alle multinazionali… Ora parla di connivenze di “donne e uomini di sinistra, intellettuali, vip e politici che avrebbero protetto e coccolato Battisti”, quando poi a rimandarlo in Italia non è stato il fascista e sovranista Bolsonaro, ma il comunista e terzomondista presidente boliviano Evo Morales.

Cesare Battisti è stato condannato in Italia per rapine e omicidi compiute da un gruppo di fuoco dell’estrema sinistra. Una di quelle “schegge impazzite” che tra la metà degli  anni ’70 e la metà degli anni ’80 insanguinarono l’Italia. Ma i comunisti, quelli che evoca Salvini, senza distinguere, all’epoca erano in prima linea contro il terrorismo e bersaglio privilegiato della propaganda e delle P38 delle BR e derivati.  Certo anche i comunisti, quelli del Pci e di altre formazioni, non capirono fino in fondo la natura delle Br e forse non hanno fatto fino in fondo i conti con quella storia e con i loro errori di valutazione (troppo semplice ad esempio dire “sono compagni che sbagliano” o l’assunto che fossero solo infiltrati eterodiretti, gente manovrata dai servizi e da forze oscure..), ma accostare il termine comunista ad una figura come quella di Cesare Battisti il latitante, suona offensivo per milioni di persone e sembra solo veramente un modo per cercare lo scontro…

Nella stagione cupa degli anni di piombo si sparava con grade facilità. Anche in nome della rivoluzione, del proletariato, della lotta di classe… Ma in quegli stessi anni c’era chi metteva le bombe sui treni, nelle piazze, nelle banche, nelle stazioni… C’erano ampi settori dello Stato e dei Servizi Segreti che si diedero molto da fare per creare un clima di tensione e di terrore. Ad averla fatta franca non è stato solo Cesare Battisti. Sono stati anche gli autori delle stragi e i burattinai che li manovravano o quantomeno li utilizzarono.

Molti ex terroristi, anche non pentiti, hanno pagato il loro debito, facendo anni di galera. Qualcuno di loro oggi è libero, ma perché ha saldato il conto, magari utilizzando benefici e scappatoie fornite dalla legge. Battisti no. Lui l’aveva fatta franca… Ed è bene che sia stato finalmente preso e assicurato alla giustizia italiana. E’ bene che questa vicenda trovi la parola fine, ma secondo ciò che prevede la legge e ciò che è contenuto negli accordi internazionali in materia di estradizione.  Dire “ora dovrà marcire in galera” come ha detto il ministro Salvini , ci sembra francamente un modo belluino di affrontare la cosa. Una concezione dello Stato da dittatorello sudamericano.

La Costituzione italiana e il codice penale non prevedono per nessun carcerato la pena di “marcire in galera”. I toni usati da Salvini, al di là di quel richiamo gratuito e ingeneroso al termine “comunista”, non sono giustificabili. Primo perché troppe stragi, troppe trame oscure, troppi episodi della strategia della tensione sono ancora senza alcun colpevole, secondo perché denotano un imbarbarimento anche del linguaggio istituzionale. Non è un bel segno. Per niente.

m.l.

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Farida
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