Il mercato libero italiano e l’epidemia delle pratiche scorrette. Attenti al lupo e si salvi chi può

martedì 10th, gennaio 2017 / 11:07
Il mercato libero italiano e l’epidemia delle pratiche scorrette. Attenti al lupo e si salvi chi può
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Il mercato libero italiano ha generato un’epidemia di pratiche scorrette ad opera dei venditori di luce e gas. Le denunce non sono sufficienti a debellarla, e a pagarne le conseguenze sono i consumatori. 

Attenti al Lupo. Si presenta, al telefono, come Ufficio controllo qualità dell’elettricità o Autorità dell’Energia elettrica, ma la gamma di fesserie che si inventa è piuttosto variopinta. Vi investe con una raffica di domande che vanno dalla conferma dei dati anagrafici a informazioni su fornitore attuale, tariffe, dettagli delle bollette.  Parla una lingua indecifrabile (i call centre sono spesso all’estero, tipo in Albania); è abile nel non rivelare il vero scopo della chiamata: vendervi  la sua fornitura di luce e gas. Ci gira intorno fino a quando non ottiene da voi il fatidico sì.

Accade sempre più di frequente nel mercato libero della vendita di gas ed energia elettrica figli rispettivamente della legge del gennaio 2003 e del luglio 2007- per cui chiunque può operare in qualità di venditore, mentre noi consumatori domestici abbiamo il diritto di scegliere liberamente il fornitore di elettricità che più ci aggrada. Su carta. Ma nella realtà di un paese dove la fregatura è sempre dietro l’angolo, il lupo è in agguato e tocca stare all’erta. Altrimenti, si salvi chi può.

Pronunciate quel fatidico “sì” e pochi giorni dopo, con vostro stupore e sgomento,  vi ritrovate con un contratto che non avete liberamente scelto manco per niente, e una lettera che vi notifica l’inizio della fornitura a partire dal giorno X. Poco importa che non lo firmiate. La vostra firma non conta nulla.

Ma come, si può rifilare un contratto così? Senza che uno sappia niente, abbia firmato niente, abbia acconsentito a niente? Già. È la legge, come vi informa l’associazione dei consumatori. Siccome prima i fornitori falsificavano le firme sui contratti, ora per evitare la truffa, la firma non è più richiesta. Il sì telefonico basta e avanza per catturare il libero consumatore.Una genialata.

E allora come ci si sgancia da un fornitore indesiderato? Non sperate di disdirlo con una telefonata. Al contrario del sì, il no di rimando non vale nulla. Dovrete inviare una lettera di disdetta entro 14 giorni dalla data del contratto (che vattelapesca  qual è perché manco sapevate di avere cambiato fornitura) e per raccomandata.

Ciò fatto, non riposate sugli allori. Potrebbe accadere che il vostro “nuovo” fornitore sostenga di non aver ricevuto la disdetta nei tempi previsti dalle leggi cento e dispari e i decreti bis e tris dell’anno tot a cui si appella, ferratissimo in materia giuridica di cui conosce ogni decreto e delibera a suo favore. Il contratto entra quindi in vigore, che abbiate scelto liberamente o meno. Il vostro precedente fornitore, per legge, ha l’obbligo di passare la palla senza bisogno della vostra autorizzazione. Vi chiama, semmai, per cortesia, e ligio al dovere, vi invia la bolletta finale inclusiva di conguaglio. Se tutto va bene, ve la cavate con qualche centinaio di euro circa.

Direte, ma le associazioni dei consumatori? Sanno che il mercato libero è una giungla selvaggia ma, a differenza di paesi come gli Stati Uniti, non hanno mandato legale. Non possono pertanto procedere ad azioni legali. Talvolta ottengono qualche sanzione per qualche fornitore di provata scorrettezza. Non abbastanza però da scoraggiare del tutto i lupi, che, si sa, perdono il pelo ma non il vizio.

Così che in Rete, in vari siti web, incluse le pagine social delle forze dell’ordine, si raccomanda di stare all’erta, di non pronunciare mai la parola sì, di inviare la disdetta quanto prima, di notificare immediatamente all’associazione consumatori. In altre parole un vademecum su come difendersi da una pratica scorretta, che tutti sanno essere scorretta (dalle associazioni alle forze dell’ordine) ma che nessuno riesce a sradicare perché legittimata dall’ultima delibera cento e qualcosa, nata peraltro per contrastare le scorrettezze precedenti tipo falsificare le firme, come detto, ma anche manipolare i contatori sotto casa, per esempio.

E non provate a non pagare le bollette. Una volta che il fornitore da voi liberamente non scelto vi eroga energia elettrica, acquisisce il diritto di abbassare la potenza (e lo fa) e di mandarvi una bella diffida di pagamento (e lo fa). Di fronte alla legge in difetto ci siete voi e per voi non c’è delibera di scampo.

Morale della favola:  in questo veramente splendidissimo paese, tra operatore e consumatore, così come tra cittadino e Istituzioni, il rapporto non è mai paritario poiché il concetto di assunzione di responsabilità è venuto a mancare. O meglio, è un rapporto unilaterale nella misura in cui le responsabilità ricadono sempre e comunque sull’”utente”. Se le modalità dell’operatore sono scorrette, a pagarne le conseguenze è il consumatore. È il consumatore che deve dimostrare quella scorrettezza, con grave dispendio di soldi, tempo ed energia (e scatole di Gaviscon). Senza peraltro alcuna garanzia di riconoscimento.

E quest’è. Se tale calamità dovesse investirvi, mi riservo di non augurarvi in bocca al lupo…

Elda Cannarsa

Immagine: Oltre il nucleare
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