Fino al 2014 circolavano varie versioni. Tutte più o meno plausibili. E tutte incerte. Ma dal 2014, dopo una serie di verifiche scientifiche condotte negli anni precedenti sui resti umani di varie persone e sul dna, la questione è stata in sostanza chiusa e a Porto Ercole, sull’Argentario, è stato eretto un piccolo monumento con una stele che conterrebbe la salma “certificata”. Quella del più grande pittore di tutti i tempi. Che sarebbe morto, in circostanze poco chiare, nel borgo costiero in Maremma il 18 luglio del 1610. Sono passati 416 anni esatti. Oggi.
Il pittore in questione non era toscano. E al momento della morte era ancora ufficialmente ricercato, con una condanna morte per decapitazione pendente sulla sua testa. Chiunque avrebbe potuto eseguirla e poi riscuotere la taglia. Parliamo, lo avrete capito, di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Sulla feluca partita da Napoli, che lo sbarcò a Porto Ercole o, come sostengono altre versioni a Ladispoli nel litorale romano, portava dei dipinti che probabilmente costituivano il prezzo per pagare la revoca della condanna e dunque la propria libertà, a Papa Paolo V, tramite il cardinale Scipione Borghese. A Ladispoli il pittore sarebbe stato fatto scendere dall’imbarcazione e fermato per accertamenti. Poi avrebbe proseguito il viaggio per recuperare il carico o via terra attraverso le paludi della Maremma o con altra feluca, fino appunto a Porto Ercole. Dove arrivò stanco, malato, con la febbre alta. Dovuta forse ad una infezione intestinale trascurata o ad una ferita. E lì, dopo inutili cure nel sanatorio Santa Maria Ausiliatrice della allora Confraternita locale di Santa Croce che si trovava sul retro di una chiesa (S. Erasmo) situata nel borgo antico, morì stremato dalla malattia, che non aveva ancora 39 anni. Era stato a Malta, in Sicilia, a Napoli, ovunque aveva continuato a dipingere opere mirabili.
L’indagine scientifica condotta nel 2010 ha avanzato l’ipotesi che la morte possa essere stata causata da brucellosi o saturnismo, dovuto in particolare alla presenza di piombo, mercurio e arsenico nei colori impiegati per dipingere le opere d’arte. Secondo alcuni storici invece Caravaggio sarebbe stato ucciso a Ladispoli da emissari-sicari dei Cavalieri di Malta con cui era entrato in contrasto durante il suo soggiorno maltese dopo la fuga da Roma e la condanna a morte. O addirittura dal fratello di Ranuccio Tomassoni, il giovane che nel 1606 Caravaggio aveva ucciso, non del tutto volontariamente, durate una rissa. Episodio questo che fu il motivo della condanna capitale.
Caravaggio era un grande pittore, immenso, il più grande di tutti i tempi, forse. Il pittore che ha inventato il cinema 300 anni prima che inventassero la macchina da presa.
Magnifico artista, ma inquieto. Era infatti un tipo irascibile, rissoso, puttaniere, giocatore d’azzardo. E’ il primo a dipingere quadri che sono stati definiti “affreschi sociali”, cioè specchio dei tempi e del popolo. Quello di più basso rango, quello che abitava nei bassifondi. Sceglieva modelli e modelle nei bordelli, nelle osterie più malfamate e quasi sempre se le portava a letto, tutte e tutti. E non disdegnava neanche le mogli e amanti altrui.
La rissa mortale con Ranuccio Tomassoni avvenne a causa di una donna, tale Fillide Melandroni, senese, bellissima, nota all’epoca come “la più ricercata puttana di Roma” e che Ranuccio aveva avviato al mestiere; la famiglia Tomassoni vicinissima agli ambienti vaticani, gestiva il racket della prostituzione e forse anche delle scommesse e del gioco d’azzardo nella città eterna.
Ma torniamo all’indagine scientifica del 2010: uno dei corpi recuperati nell’ossario del Sanatorio di Porto Ercole, e analizzati aveva le caratteristiche fisiche di Caravaggio e conteneva un’alta percentuale di piombo e mercurio, elementi questi usati in grande abbondanza dai pittori dell’epoca per preparare i colori. Tali resti furono portati a Caravaggio, nella bergamasca per confrontarne il Dna con quello di persone con cognome Merisi, Merisio o simili e il 3 luglio 2010, dopo una settimana di permanenza in Lombardia, tali resti furono riportati via mare a Porto Ercole dove adesso riposano sotto il citato monumento realizzato 4 anni dopo. Secondo gli studiosi c’è almeno l’85% di probabilità che quei resti siano effettivamente di Michelangelo Merisi. E Porto Ercole giustamente l’ha presa per buona. Salvo poi spostare la tomba nel cimitero, senza segnalarla più di tanto. E c’è chi ha definito la stele dedicata a grande pittore “un monumento al Dna immaginario” adombrando il sospetto che le certezze siano poche.
Comunque la Tomba di Caravaggio è a Porto Ercole, sul litorale Toscano, in quella sorta di paradiso che è il promontorio dell’Argentario. Tra le varie ipotesi sulla morte del pittore una narra che sia sbarcato, stremato e febbricitante sulla spiaggia della Feniglia e da lì trasportato da mani pietose nella chiesetta-sanatorio, dove nessuno però lo riconobbe. Altrimenti forse gli avrebbe tagliato la testa per riscuotere la taglia.
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