25 ANNI FA I FATTI DEL G8 A GENOVA: QUANDO IN ITALIA FU SOSPESA LA DEMOCRAZIA. LE ANALOGIE DI FONDO CON IL CASO ROGGERO

domenica 19th, luglio 2026 / 16:48
25 ANNI FA I FATTI DEL G8 A GENOVA: QUANDO IN ITALIA FU SOSPESA LA DEMOCRAZIA. LE ANALOGIE DI FONDO CON IL CASO ROGGERO
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Sono passati 25 anni. Erano questi stessi giorni di luglio, fra il 19 e il 22, del 2001. A Genova c’era la riunione del G8. Ovvero dei capi di stato e di governo degli 8 Paesi più industrializzati del pianeta. Un evento che richiamò nel capoluogo ligure, città medaglia d’oro della Resistenza, migliaia e migliaia di manifestanti No Global, movimenti e associazioni pacifiste e anche frange antagoniste, anarchiche, molte delle quali piene di infiltrati e agenti provocatori (i famosi black-bloc che facevano una delle loro prime apparizioni). Città blindata, cordoni di polizia, zone rosse invalicabili, manifestazioni di dissenso pacifiche e scontri di piazza. In uno di questi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine ci scappò il morto: in piazza Alimonda, un carabiniere (Mario Placanica) sparò e uccise un giovane che dietro ad una camionetta stava brandendo un estintore. Quel ragazzo si chiamava Carlo Giuliani. Aveva 23 anni, era figlio di una insegnante e di un sindacalista della Cgil.

Nella notte del 21 luglio, reparti mobili della Polizia di Stato e alcuni battaglioni dei Carabinieri fecero irruzione nel complesso scolastico Diaz-Pertini, quartiere Albaro, dove era alloggiato il Genova Social Forum, costituito per lo più da attivisti no global e giornalisti che seguivano il G8. Fu una mattanza: 93 attivisti fermati, 82 pestati a sangue e 63 portati in ospedale, tre dei quali in prognosi riservata e uno in coma. Il giornalista Gianfranco Botta diffuse le foto dell’irruzione che fecero il giro del mondo: scenario da “macelleria messicana” lo definì un vicequestore. Alla “mattanza” parteciparono centinaia di agenti, almeno 346 poliziotti e 150 carabinieri: 125 di loro finirono sotto inchiesta, compresi  dirigenti e capisquadra. Al governo c’era Berlusconi. Il ministro dell’interno era Claudio Scajola. Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale era Vice presidente del Consiglio ed era presente in Questura a Genova durante i fatti del G8.

A distanza di 25 anni esatti si discute ancora di quei giorni roventi. Giorni in cui in Italia fu “sospesa la democrazia” e il legittimo dissenso, insieme alla libertà di stampa fu chiuso in una stanza e massacrato di botte. In senso non  metaforico. E se nel caso dell’uccisione di Carlo Giuliani, un ragazzo, si può in qualche misura parlare di legittima difesa (è stato prosciolto proprio avvalorando la legittima difesa) la “macelleria messicana” alla scuola Diaz-Pertini e nella caserma di Bolzaneto, dove alcuni dei fermati furono trasferiti e “torturati”, non trova alcuna giustificazione plausibile, se non nella volontà precisa di mandare un segnale chiaro di repressione a chi osava contestare. La destra al governo volle far capire che vento tirava. E voleva anche rassicurare i potenti della terra.

Nell’aprile del  2015 la Corte Europea per i Diritti Umani ha condannato lo Stato italiano al pagamento di un risarcimento di 45.000 € nei confronti di Arnaldo Cestaro, uno dei feriti che aveva fatto ricorso alla Corte europea. Il 7 aprile 2015 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 della Convenzione sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti” durante l’irruzione alla scuola Diaz.  Il 6 aprile 2017, di fronte alla stessa Corte, l’Italia ha raggiunto una risoluzione amichevole con sei dei sessantacinque ricorrenti per gli atti di tortura subiti presso la caserma di Bolzaneto, ammettendo la propria responsabilità.

Oggi, con la campagna per la Grazia al gioielliere Roggero condannato a 14 anni per aver sparato a tre ladri uccidendone due e ferendo il terzo in modo grave, ma alle spalle, mentre i malviventi si allontanavano, la destra che è di nuovo al governo ed è ancora più destra e le sue grancasse giornalistiche stanno facendo la stessa operazione: far capire che le norme del Codice penale valgono, sì, ma fino ad un certo punto. La destra era liberticida e pericolosa 25 anni fa e lo è ancora oggi. Chi sosteneva nel 2001 che polizia e carabinieri avevano fatto bene a pestare i no global e i giornalisti a Genova, aveva lo stesso substrato culturale di chi oggi sostiene che il gioielliere ha fatto bene a sparare ai ladri, anche se non si tratta di caso di legittima difesa, ma di duplice omicidio volontario. E per l’omicidio volontario il Codice Penale italiano prevede una pena non inferiore ai 21 anni di reclusione. Roggero dovrebbe ritenersi contento di averne presi solo 14…

Invocare la grazia è una mistificazione dei fatti e della realtà. E se Mattarella la concedesse metterebbe una pietra tombale sul nostro ordinamento giuridico e sulla stessa Costituzione, perché sancirebbe il principio che non siamo tutti uguali di fronte ala legge, ma qualcuno è più (o meno) uguale degli altri. Solo perché è della parte politica di chi governa o chi governa avrebbe fatto come lui…

P.S. il partito di Gianfranco Fini, il vicepremier che era in Questura a Genova nel 2001, ha cambiato nome, ma è lo stesso partito della premier di adesso Giorgia Meloni. La fiamma nel simbolo c’era allora e c’è ancora.

m.l.

 

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