25 ANNI FA I FATTI DEL G8 A GENOVA: QUANDO IN ITALIA FU SOSPESA LA DEMOCRAZIA. LE ANALOGIE DI FONDO CON IL CASO ROGGERO
Sono passati 25 anni. Erano questi stessi giorni di luglio, fra il 19 e il 22, del 2001. A Genova c’era la riunione del G8. Ovvero dei capi di stato e di governo degli 8 Paesi più industrializzati del pianeta. Un evento che richiamò nel capoluogo ligure, città medaglia d’oro della Resistenza, migliaia e migliaia di manifestanti No Global, movimenti e associazioni pacifiste e anche frange antagoniste, anarchiche, molte delle quali piene di infiltrati e agenti provocatori (i famosi black-bloc che facevano una delle loro prime apparizioni). Città blindata, cordoni di polizia, zone rosse invalicabili, manifestazioni di dissenso pacifiche e scontri di piazza. In uno di questi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine ci scappò il morto: in piazza Alimonda, un carabiniere (Mario Placanica) sparò e uccise un giovane che dietro ad una camionetta stava brandendo un estintore. Quel ragazzo si chiamava Carlo Giuliani. Aveva 23 anni, era figlio di una insegnante e di un sindacalista della Cgil.
Nella notte del 21 luglio, reparti mobili della Polizia di Stato e alcuni battaglioni dei Carabinieri fecero irruzione nel complesso scolastico Diaz-Pertini, quartiere Albaro, dove era alloggiato il Genova Social Forum, costituito per lo più da attivisti no global e giornalisti che seguivano il G8. Fu una mattanza: 93 attivisti fermati, 82 pestati a sangue e 63 portati in ospedale, tre dei quali in prognosi riservata e uno in coma. Il giornalista Gianfranco Botta diffuse le foto dell’irruzione che fecero il giro del mondo: scenario da “macelleria messicana” lo definì un vicequestore. Alla “mattanza” parteciparono centinaia di agenti, almeno 346 poliziotti e 150 carabinieri: 125 di loro finirono sotto inchiesta, compresi dirigenti e capisquadra. Al governo c’era Berlusconi. Il ministro dell’interno era Claudio Scajola. Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale era Vice presidente del Consiglio ed era presente in Questura a Genova durante i fatti del G8.
A distanza di 25 anni esatti si discute ancora di quei giorni roventi. Giorni in cui in Italia fu “sospesa la democrazia” e il legittimo dissenso, insieme alla libertà di stampa fu chiuso in una stanza e massacrato di botte. In senso non metaforico. E se nel caso dell’uccisione di Carlo Giuliani, un ragazzo, si può in qualche misura parlare di legittima difesa (è stato prosciolto proprio avvalorando la legittima difesa) la “macelleria messicana” alla scuola Diaz-Pertini e nella caserma di Bolzaneto, dove alcuni dei fermati furono trasferiti e “torturati”, non trova alcuna giustificazione plausibile, se non nella volontà precisa di mandare un segnale chiaro di repressione a chi osava contestare. La destra al governo volle far capire che vento tirava. E voleva anche rassicurare i potenti della terra.
Nell’aprile del 2015 la Corte Europea per i Diritti Umani ha condannato lo Stato italiano al pagamento di un risarcimento di 45.000 € nei confronti di Arnaldo Cestaro, uno dei feriti che aveva fatto ricorso alla Corte europea. Il 7 aprile 2015 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 della Convenzione sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti” durante l’irruzione alla scuola Diaz. Il 6 aprile 2017, di fronte alla stessa Corte, l’Italia ha raggiunto una risoluzione amichevole con sei dei sessantacinque ricorrenti per gli atti di tortura subiti presso la caserma di Bolzaneto, ammettendo la propria responsabilità.
Oggi, con la campagna per la Grazia al gioielliere Roggero condannato a 14 anni per aver sparato a tre ladri uccidendone due e ferendo il terzo in modo grave, ma alle spalle, mentre i malviventi si allontanavano, la destra che è di nuovo al governo ed è ancora più destra e le sue grancasse giornalistiche stanno facendo la stessa operazione: far capire che le norme del Codice penale valgono, sì, ma fino ad un certo punto. La destra era liberticida e pericolosa 25 anni fa e lo è ancora oggi. Chi sosteneva nel 2001 che polizia e carabinieri avevano fatto bene a pestare i no global e i giornalisti a Genova, aveva lo stesso substrato culturale di chi oggi sostiene che il gioielliere ha fatto bene a sparare ai ladri, anche se non si tratta di caso di legittima difesa, ma di duplice omicidio volontario. E per l’omicidio volontario il Codice Penale italiano prevede una pena non inferiore ai 21 anni di reclusione. Roggero dovrebbe ritenersi contento di averne presi solo 14…
Invocare la grazia è una mistificazione dei fatti e della realtà. E se Mattarella la concedesse metterebbe una pietra tombale sul nostro ordinamento giuridico e sulla stessa Costituzione, perché sancirebbe il principio che non siamo tutti uguali di fronte ala legge, ma qualcuno è più (o meno) uguale degli altri. Solo perché è della parte politica di chi governa o chi governa avrebbe fatto come lui…
P.S. il partito di Gianfranco Fini, il vicepremier che era in Questura a Genova nel 2001, ha cambiato nome, ma è lo stesso partito della premier di adesso Giorgia Meloni. La fiamma nel simbolo c’era allora e c’è ancora.
m.l.










OTTIMO ARTICOLO
Purtroppo analogie di fondo ci sono anche con quanto successo ieri a Bologna, dove un uomo di 43 anni di origini marocchine, con permesso regolare, è stato immobilizzato a terra da due agenti di polizia ed è morto, probabilmente per asfissia dovuta allo schiacciamento del corpo sull’asfalto. Tutto ciò sotto gli occhi dei sanitari del 118 che sono rimasti a guardare. In un video si vede l’uomo a terra, con le caviglie legate e uno degli agenti che si alza, fa un gesto come a dire “è andato” e si spolvera le mani guantate… L’episodio ricorda il caso George Floyd in America e quello di Riccardo Magherini in Italia. Un uomo che muore mentre è “nelle mani” della polizia non è mai una bella storia. Intervento adeguato, come dicono alcuni esponenti del governo o “eccessivo”? Giusta tutela dell’ ordine o violenza gratuita e, appunto, oltre i limiti consentiti da parte degli agenti in divisa? Abbiamo l’ice anche in Italia?
Questa Destra al governo, ci sta trascinando lentamente, neanche tanto, verso un regime illiberale. Sta attuando con molta perseveranza il piano Gelli, la riforma elettorale che vogliono approvare, punta a scardinare tutti gli equilibri che stanno alla base del nostro sistema Costituzionale. La mia angoscia, speriamo infondata, è che questa sinistra, questo Fronte Progressista, non ne ha pienamente consapevolezza dei pericoli che si stanno correndo. Ancora si baloccano nelle discussioni demenziali su chi è il leader che dovrà guidare la coalizione del cosiddetto “Campo Largo”. Io preferirei che si discutesse di progetti attorno ai quali far nascere una partecipazione, una discussione di massa che veda tutti i ceti sociali coinvolti e interessati al cambiamento radicale di questa Italia e di questa Europa. Penso al sistema trasporti, ancora auto, o si può pensare ad una mobilità diversa, meno impattante? I temi sono ovviamente tantissimi, ma basterebbe mettere a fuoco una decina di proposte di cambiamento, per dare il senso di cambiamento. Solo così si potrà battere questa destra populista.
Condivido l post ed i valori espressi ed anche soprattutto l’intervento di Renato.Purtroppo si dimostra semprepiù che ciò che alla fine vale è l’esercizio della forza e non quello della ragione mentre la sinistra che sinistra non è dorme il sonno degli ingiusti e manca di ogni prospettiva per realizzare i programmi espressi solo a parole perchè è inquinata dall’interno orma da molto tempo e non si cura di risolvere i problemi della gente come faceva in un ormai lontano passato.L’unica cosa che credo occorra sia la mobilitazione della gente perchè i segnali che la stessa gente ha mandato con l’esito del recente referendum ormai sono quasi totalmente dimenticati e sarebbero questi ultimi che l’establishment di destra temono di più ma la forza organizzativa in tale direzione stanta a manifetarsi e la gente è ripiegata su se stessa e purtroppo non capisce che così facendo si ripropogono tutte quelle situazioni per un ritorno all’indietro nel campo delle conquiste sociali.Ma il primo prezzo lo pagheranno proprio loro.ecco ciò che manca alla sinistra : la forza e la ragione di mobilitare gli uomini e se ci pensiamo bene questa è la maggior forza di coloro che governano non grazie ai loro meriti – perchè questi non li hanno mai avuti nella storia d’italia-ma per i demeriti degli altri che dovrebbero opporsi.