CHIESE E DIPINTI “GEMELLI”: QUANDO L’ARTE SI RINCORRE
La Storia dell’arte, intesa anche come materia scolastica, propone spesso analogie fra edifici, opere pittoriche, sculture…
Il territorio a cavallo fra Umbria e Toscana ne sa qualcosa: per esempio il dipinto famosissimo dello “Sposalizio della vergine” di Raffaello conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano, è simile e richiama quello pressoché coevo del suo maestro Pietro Vannucci, detto il Perugino. 

Il primo fu realizzato per una chiesa di Città di Castello, il secondo per la cappella del Santo Anello nel Duomo di Perugia e ora si trova a Caen in Francia. Due opere simili, coeve, con lo stesso soggetto. E – per la cronaca – l’anello in questione, quello che San Giuseppe infila al dito di Maria, fu rubato a Chiusi, nel 1473 da un frate tedesco del convento francescano. Chi ha visto lo spettacolo “Tradire. La notte prima dell’assedio” proposto da questo giornale fra il 2023 e il 2024 sa di cosa parliamo.
Sono molto simili nella forma e nell’incompiutezza anche il Duomo di Montepulciano e la Basilica di San Lorenzo a Firenze. Stessi canoni architettonici, di tipo rinascimentale fiorentino, ma soprattutto l’identica facciata, appunto rimasta incompiuta. 

Il che la dice lunga sul fatto che Montepulciano, pur trovandosi in territorio senese sia sempre stata, storicamente, una sorta di “enclave” fiorentina e… medicea, a differenza dei paesi limitrofi (Chiusi, Sarteano, Chianciano, Montalcino, Radicofani) tutti orgogliosamente senesi e fedeli alla Repubblica di Siena. 

Sempre Montepulciano, condivide un’altra analogia con due città, entrambe altrettanto famose come esempi di architettura medievale e rinascimentale. Una vicina, confinante e dirimpettaia, posta sul lato opposto della Chiana, ovvero Cortona, l’altra nel cuore dell’Umbria: Todi.
Si tratta di tre chiese, imponenti, situate tutte e tre “fuori le mura” e simili per disegno e funzione. Parliamo del Tempio di San Biagio (Montepulciano), progettato da Antonio da Sangallo il Vecchio a partire dal 1518 e costruito interamente in luminoso travertino ambrato ai piedi del colle su cui sorge la città; della Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio (Cortona), progettata da Francesco di Giorgio Martini una trentina di anni prima, a partire dal 1484, che sorge lungo la strada che sale sul pedio che porta al centro cittadino e del Tempio (identica anche la definizione rispetto a San Biagio) di Santa Maria della Consolazione a Todi, progettato su ispirazione di Bramante e realizzato da vari architetti tra cui Cola da Caprarola, e il Vignola fra il 1l 1508 e il 1600. 

Tre costruzioni rilevantissime dal punto di vista architettonico, artistico e storico, realizzate o “disegnate” da prestigiose archistar del Rinascimento, con analogie tali da essere considerate “chiese gemelle”. 

Non molto diverso, come concezione, come materiali da costruzione e posizione all’esterno delle mura, è il Santuario di Mongiovino, nei pressi di Tavernelle, nel comune di Panicale, anch’esso chiesa che presenta peculiarità architettoniche bramantesche (anche se non vi è certezza che il famoso architetto ci abbia effettivamente messo mano), la differenza più evidente è che invece che a valle, il santuario è situato su un colle…
Ora, se i due dipinti citati in apertura di Raffaello e del Perugino, sono custoditi uno a Milano e uno nel nord della Francia, le altre “analogie” sono verificabili e visitabili con una gitarella domenicale. E si trovano a poche decine di chilometri l’una dall’altra. L’arte e la storia ci raccontano che Toscana e Umbria sono state e sono spesso speculari.
m.l.









La cultura è un.percorso per ritrovare noi stessi . Bel pezzo lorenzoni