CHIUSI, LE QUESTIONI (E LE FERITE) ANCORA APERTE CHE CHIEDONO RISPOSTE E SOLUZIONI

venerdì 23rd, ottobre 2026 / 14:56
CHIUSI, LE QUESTIONI (E LE FERITE) ANCORA APERTE CHE CHIEDONO RISPOSTE E SOLUZIONI
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DAI TIR DELLA LODOVICHI ALLA STAZIONE FERROVIARIA, DALLA FORNACE ALL’AREA EX CENTRO CARNI, DALLE TOMBE ETRUSCHE AL DEGRADO URBANO…

CHIUSI – All’interno del Palazzo Pubblico di Siena campeggia un ciclo di affreschi fra i più famosi al mondo. Si tratta dell’allegoria di Ambrogio Lorenzetti sugli “effetti del buono e del cattivo governo nella città e nelle campagne”. Quelli del cattivo governo sono guerre, pestilenze, edifici diroccati, alluvioni, campi incolti. Quelli del buon governo invece raffigurano campagne arate e ben curate, animali al pascolo, botteghe operose con artigiani al lavoro, mercanti che portano i loro prodotti al mercato, docenti che insegano agli allievi, magistrati che dispensano giustizia, edifici intonacati e a posto. Quei dipinti sono lì dal 1300. Da 700 anni ci raccontano e ci ricordano che governare una città e il suo territorio non è uno scherzo e va fatto bene. Pena la decadenza, l’arretramento,  la dissoluzione…“poscia che le cittadi termine hanno”, come scrisse Dante nella Divina Commedia a proposito di 4 nobili decadute: una, per l’appunto è Chiusi.

Nei giorni scorsi il sindaco di Chiusi Gianluca Sonnini, che proprio ieri ha ottenuto l’ok del suo partito alla ricandidatura alle prossime elezioni, ha sottolineato in varie occasioni e anche sui social i risultati ottenuti nei suoi 5 anni di governo della città. E’ normale e giusto che il primo cittadino faccia l’elenco delle cose fatte o messe in cantiere, ponga l’accento sul buon riscontro di alcune operazioni e iniziative (il centro giovani allo Scalo, il progetto Pop Up per il rilancio delle attività nel centro storico, lo Zic Book fest… ), sulla mole di finanziamenti ottenuti (8 milioni di euro) e rimarchi le opere pubbliche avviate o portate a compimento come per esempio i lavori per la salvaguardia del Lago e la messa in sicurezza di via Longobardi con la sistemazione del Parcheggio Doro Levi…  Fa ciò che deve fare Sonnini. E sui risultati elencati non mente. Non millanta. Non fa il gradasso.

Però, come negli affreschi del Lorenzetti a Siena, anche a Chiusi ci sono anche e ancora cose che mancano all’appello, alcune che gridano vendetta e altre che rischiano davvero di portare la città ad una inesorabile decadenza e marginalità. Più alcune che fanno male al cuore e danno un’immagine negativa al luogo.

Va detto, ad onor del vero, che di queste cose molte non dipendono SOLO dalla volontà e dall’impegno dell’ente Comune, ma da altri soggetti o superiori, o diversi o privati. Sulle quali però, pur non avendone piena competenza, il Comune non può stare a guardare e deve almeno fare pressioni, iniziative, proposte, richieste affinché vengano risolte. Con questo non intendiamo dire che in questi anni il comune e l’amministrazione Sonnini non abbiano fatto niente, questo no. Diciamo semplicemente che ciò che è stato fatto – poco o tanto che sia – non è stato sufficiente e serve qualcosa in più. Un altro approccio.

Eccole le questioni aperte e da risolvere. Partiamo con quelle che riguardano la “vivibilità” della città, il suo presente e il suo futuro:

1- La processione giornaliera di TIR che entrano ed escono dalla Lodovichi Spa e attraversano alcune strade nel cuore dell’abitato di Chiusi Scalo. Decine di mezzi pesanti che sfasciano la carreggiata e i sottoservizi, producono inquinamento e vibrazioni dannose per gli edifici, facendone calare il valore di mercato, producono rumore e pericolo per pedoni, automobilisti e ciclisti (la fabbrica si trova all’ingresso del Sentiero della Bonifica). La situazione, segnalata da anni e oggetto di petizioni e proteste, articoli di stampa e interrogazioni consiliari, non è più sostenibile. Che sia una via d’accesso alternativa o l’utilizzo del binario ferroviario dedicato (già esistente e utilizzato in passato), una soluzione va trovata senza più indugi. Anche perché i mezzi pesanti che vanno e vengono dalla Lodovichi sono gli unici che possono entrare nell’abitato, in deroga ad una ordinanza che vieta il transito a tutti gli altri. Questa è una vera e propria emergenza.

2- La tutela e il rilancio della stazione ferroviaria, che è porta d’accesso, fulcro vitale e impresa più importante della città ma anche del territorio circostante. Una o più fermate del Frecciarossa e il recupero di qualche Intercity, insieme all’adeguamento della Chiusi-Siena e alla realizzazione di un collegamento stradale veloce con Perugia non possono essere solo rivendicazioni aleatorie: debbono diventare realtà senza se e senza ma, indipendentemente da qualsiasi discorso sull’eventuale stazione in linea Media Etruria che, anche se decidessero di farla, sarà pronta fra 20 anni. Se servono iniziative clamorose si facciano iniziative clamorose. Già oggi con i treni e le fermate decimate la stazione di Chiusi vede un flusso (documentato) di centinaia di viaggiatori al giorno solo fra i turisti, per lo più stranieri, che poi si riversano su tutta l’area limitrofa (Valdorcia, Amiata, Trasimeno…), figuriamoci se ci fossero più treni e più fermate. Il futuro di Chiusi passa e non può prescindere dalla stazione ferroviaria. Ovvio che i proclami, le delibere e i “patti” cui non seguono mai fatti concreti non bastano più.

3- Una città come Chiusi, così come non può prescindere dalla stazione, non può permettersi di avere come biglietto da visita l’area della ex Fornace di via Oslavia in quelle condizioni, ovvero non può permettersi un comparto esteso a ridosso dell’abitato, di un parco, di strutture commerciali importanti, di una strada fra le più transitate e di un’area in cui si tengono pure manifestazioni popolari, in completo degrado, e preda di vegetazione incontrollata e animali. L’area ex Fornace non è del comune, è privata. Ma il Comune può intervenire e imporre degli interventi per questioni di sicurezza e di decoro urbano. Oppure potrebbe acquistarla. Per come è ridotta al momento non dovrebbe costare una tombola. Di sicuro anche in questo caso una soluzione va trovata, al d là dei tanti discorsi e progetti presentati ciclicamente da 40 anni a questa parte. Stesso identico discorso si può fare e va fatto per l’ex dormitorio delle Fs in via Manzoni, altro esempio di “degrado urbano” non più sostenibile, e per molti edifici inutilizzati da decenni, quindi soggetti a rischi di varia natura, ce ne sono parecchi soprattutto a Chiusi Scalo, anche in centro e immediate adiacenze. Facendo operazioni simili a quella del centro giovani Culsans, alcuni di tali edifici potrebbero essere acquisiti e adibiti a luoghi di aggregazione per altre categorie sociali o centri espositivi, sale polivalenti e cose di pubblica utilità.

4- Riteniamo che una qualche soluzione vada trovata al più presto anche per l’area dell’ex centro carni, in modo da chiudere definitivamente con la proprietà (Acea Ambiente) ogni possibile ritorno di fiamma per impianti di trattamento rifiuti e magari realizzarvi un impianto energetico pulito e green (parco fotovoltaico?). Noi lo proponiamo da anni perché ci sembra più sensato farlo lì che continuare a consumare a identica funzione ettari ed ettari di suolo agricolo.

5- Tra le questioni che riguardano invece più che la vivibilità, l’immagine e il rispetto della storia della città, a nostro parere non è accettabile, né giustificabile in alcun modo la chiusura al pubblico delle Tombe Etrusche che perdura dal 2020 (emergenza covid): una vera e propria interruzione di pubblico servizio e un colpo durissimo all’immagine e al richiamo turistico di Chiusi. Un danno enorme. Come è un danno la frequente chiusura domenicale, anche in estate, del Museo Nazionale Archeologico. La domenica è il giorno in cui c’è il massimo flusso turistico. Le due questioni dipendono dal Ministero, non è il Comune che decide. Ma il Comune può alzare la voce, può protestare, può chiedere spiegazioni e soluzioni che evitino il danno. L’amministrazione uscente ha un archeologo come assessore alla cultura. Finora non è bastato.

6 – E’ bastata invece l’apertura o riapertura di qualche attività per veder rifiorire il centro storico, almeno quanto alla movida serale estiva. Però un paese rinasce e torna a vivere davvero se riacquista residenti. Se torna ad avere i servizi essenziali (un negozio di prossimità per la spesa quotidiana, per esempio, al momento non c’è) e se non trasforma le abitazioni in case vacanze e resort per turisti. Quindi occorrono politiche abitative con incentivi per le giovani coppie e ripopolamento commerciale per quanto concerne i prodotti essenziali. Cosa diversa dagli specchietti per le allodole con target turistico.

7- Una cittadina come Chiusi che ha (ed ha ragione di averne) velleità turistiche e si considera porta privilegiata di accesso a tutto il comprensorio (dalla Valdichiana alla Valdorcia, dall’Amiata al Trasimeno, alle varie stazioni termali e climatiche) non può permettersi di avere nel centro storico facciate deturpate e nel centro abitato dello Scalo che è anche Centro commerciale naturale, aiole con erba gramigna incolta e alta mezzo metro; posteggi, come quelli a servizio della stazione, poco curati e spesso sporchi, marciapiedi sconnessi e panchine mal tenute, alberi potati un po’ così..  Insomma, serve più cura dell’arredo urbano. E anche più verde diffuso, visto che farà sempre più caldo. Non sarebbe male – lo abbiamo scritto tante volte – togliere le auto dal centro dello Scalo e creare un grande parcheggio di facile accesso e un reticolo di piste ciclabili urbane, come ormai esistono praticamente ovunque. Anche a Sarteano, a Castiglione del Lago, per citare due esempi vicini. Noi manterremmo la chiusura al traffico veicolare nel centro storico per un periodo più lungo e riprenderemmo in esame anche la chiusura alle auto a Chiusi scalo, almeno nei pomeriggi del week end. Lo shopping e le attività di ristorazione ne guadagnerebbero. La salute dei cittadini pure.

E servirebbe – a nostro avviso – anche una maggiore “riconoscibilità” del luogo con opere, cartelli, figure simboliche poste in tutte le rotatorie di accesso che indichino a chiunque arrivi, cos’è Chiusi, che storia ha, cosa c’è da vedere. Penso a insegne come quella sul Perugino posta sulla rotatoria di Po’ Bandino, che facciano riferimento a Porsenna, agli etruschi, ma anche alla Chiusi cristiana o alla Chiusi città della Palla al Bracciale.

Chiunque andrà a governare la città, con le prossime elezioni comunali del 2027, che sia Sonnini (per ora unico candidato certo) o qualcun altro, queste faccende le dovrà affrontare e cercare di risolverle. Secondo noi si tratta di questioni cruciali. Alcune assolutamente decisive sotto molti punti di vista. Ed è su queste che si parrà la nobilitate di chi vincerà le elezioni e prenderà in mano il timone del Comune.

m.l.

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