AL SUD PD E M5S MOBILITATI PER IL CENTRO INTERMODALE DI ARIANO IRPINO. E PER QUELLO DI CHIUSI RIMASTO INCOMPIUTO?

AL SUD PD E M5S MOBILITATI PER IL CENTRO INTERMODALE DI ARIANO IRPINO. E PER QUELLO DI CHIUSI RIMASTO INCOMPIUTO?
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CHIUSI – Mentre a Panicale il Pd si appresta convoca un summit umbro-toscano sulla questione “infrastrutture e mobilità pubblica”, con riferimento all’aggancio all’alta velocità ferroviaria, ma anche alla rete stradale e al traffico merci, in altra parte d’Italia, lo stesso Pd è mobilitato, insieme ai sindacati, al M5S e alle amministrazioni locali, affinché il Governo nazionale, non si defili da un’opera considerata strategica e funzionale allo sviluppo che è stata avviata a realizzazione, ma rischia di rimanere senza i fondi, già previsti dal Pnrr.

Ed è un film che nel nostro territorio abbiamo già visto. L’opera di cui si parla è la “Piastra Logistica” ad Ariano Irpino: un centro intermodale merci con annessa area di smistamento, carico e scarico container e casse mobili e snodo per lo scambio ferro/gomma per imbarco semirimorchi, sulla strada Napoli-Bari. Quindi una infrastruttura funzionale al traffico merci tra Tirreno e Adriatico nel sud Italia.  Di tale opera si è occupata proprio questa mattina anche Rai 3 (Agorà) con la benedizione di Ferruccio De Bortoli già direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore…

Film già visto dicevamo, perché una cosa del genere, identica nelle finalità, forse solo un po’ più piccola nelle dimensioni, era stata ideata, progettata e avviata a costrizione a Chiusi, al confine con Città della Pieve, con finanziamento da parte del Patto Territoriale VATO (Valdichiana, Amiata, Trasimeno, Orvietano), cioè un ente interregionale umbro-toscano. Centro Intermodale Merci, veniva definito. Per espropri dei terreni e per la costruzione e urbanizzazione della strada di accesso furono spesi oltre 2 milioni di euro. Solo che quella strada, asfaltata e illuminata finiva nel nulla (o meglio finiva nell’orto di un allevatore di piccioni) ed è rimasta lì, senza che servisse ad alcunché. Si era intorno al 2010.

Nel 2014 l’ex sindaco di Chiusi Scaramelli, ora consigliere regionale toscano al secondo mandato (uno con il Pd e uno con Italia Viva) provò a contrabbandare una struttura privata denominata Interporto Etrusco, nata lì nei pressi, come il centro Intermodale Merci pubblico. Ma fu smascherato da Primapagina. E la cosa finì in una colossale figuraccia. Perché il centro pubblico era nelle condizioni che si vedono nela foto che accompagna questo articolo.

A dire il vero il Centro Merci di Chiusi era stato pensato alla metà degli anni ’80, precisamente dalla Cna che associava un numero importante di autotrasportatori. Il Comune di Chiusi fece fare uno studio di fattibilità, Primapagina ne sostenne la realizzazione fin dal 1990 e dopo qualche anno, con il Patto Territoriale, nato nel 2000, arrivarono anche i soldi… All’epoca, va detto, alla stazione di Chiusi operava anche il ramo-merci, la società Cargo delle Fs, che aveva solo ala stazione di Chiusi un centinaio di macchinisti e che adesso non c’è più. Ma i treni merci passano ancora, in notevole quantità e alla stazione di Chiusi c’è un binario con piazzale per il carico e lo scarico. Il centro intermodale però sarebbe sorto non lontano dalla stazione, ma in un’area contigua, tra l’altro trasformata da agricola a industriale, proprio per consentire tale insediamento e servita dalla “bretella” che collega la zona produttiva-commerciale di Po’ Bandino con le due aree industriali-artigianali-commerciali delle Biffe e delle Cardete in condominio tra Chiusi e Città della Pieve e con la strada provinciale di Fondovalle che porta al casello Autostradale di Fabro (20 km scarsi).

Di recente il Pd senese e della Valdichiana ha re-inserito il Centro Intermodale Merci nel pacchetto di richieste avanzato al Gruppo Fs, ma se in Irpinia sembra molto determinato circa la Piastra Logistica di Ariano Irpino, tanto che il 1 Maggio il corteo sindacale lo faranno proprio lì, qui nessuno ha alzato la voce. Il Pd l’ha toccata, ma l’ha toccata piano, come si suol dire.

All’iniziativa di Panicale se ne parlerà? Noi ci auguriamo di sì, perché come al sud nella tratta Napoli-Bari, anche la “piastra” di Chiusi sarebbe una infrastruttura al servizio dell’Italia centrale, a metà strada tra Adriatico e Tirreno, tra Fano o Civitanova Marche e Grosseto-Piombino.  A metà strada tra Firenze e Roma, a 50 km da Perugia e 70 da Siena. Insomma sarebbe una struttura complementare alla stazione esistente, già strutturata e servita anche per l’alta velocità, a 5 km dal casello A1  Chiusi-Chianciano e a 20 da quello di Fabro.

Sappiamo che l’area a suo tempo scelta per contiguità sia alla stazione che alle zone produttive, presenta dei problemi circa il livello dei terreni rispetto alla strada di servizio e di accesso e circa l’assetto idrogeologico (almeno così dissero quando tutto si fermò), ma non sono problemi insormontabili. Si pensi che la zona industriale-commerciale di Borgo Sole a Fabro, più ampia di quella dell’ipotetico centro merci di Chiusi, fu costruita tutta su un’area rialzata di 4 metri con le ceneri della centrale a carbone di La Spezia. Idem quella di Tavernelle e qualche campo sportivo.  Senza ricorrere di nuovo alle ceneri, pensiamo sia una cosa che si possa fare.  Anche perché quell’incompiuta è uno scandalo che ancora grida vendetta, un monumento allo spreco di denaro pubblico.

Rilanciare il centro merci potrebbe essere anche un motivo in più per ottenere ad esempio il collegamento stradale veloce Perugia-Chiusi tramite l’adeguamento della Pievaiola. Potrebbe essere un motivo in più per attrarre imprese nel territorio. Sarebbe un vantaggio per le imprese già insediate e sarebbe un tassello in più per la valorizzazione della stazione di Chiusi come nodo interregionale e anche per dire che la fermata del Frecciarossa va mantenuta e possibilmente potenziata. La parola al Pd.

m.l.

 

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