AMMINISTRATIVE, QUEL 50% CHE NON VOTA PIU’ E UNA SINISTRA CHE TIENE, MA NON C’E’

AMMINISTRATIVE, QUEL 50% CHE NON VOTA PIU’ E UNA SINISTRA CHE TIENE, MA NON C’E’
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 Insieme ai referendum. domenica scorsa si è votato anche per le amministrative in molti comuni.  Il centro destra si prende due città importanti come Genova e Palermo, la prima storicamente, la seconda dagli anni ’90 roccaforti della sinistra…Nel capoluogo siciliano vince al primo turno Roberto Lagalla, centro destra, con il 48% dei voti (per evitare il ballottaggio bastava il 40%). A Genova vince Marco Bucci, candidato del centro destra appoggiato anche da Calenda e Italia Viva, contro Ariel dello Strologo (Pd-M5s-Verdi e Sinistra radicale)… I due alfieri della sinistra da solotto insomma si sono accasati con le destre, sena il minimo tentennamento. Gente che sa sempre da che parte stare.

Il centro sinistra vince al primo turno a Padova, mentre a Verona andrà al ballottaggio con il centro destra: a sfidare il sindaco uscente Sboarina (centro destra) sarà Damiano Tommasi, ex calciatore e portavoce dei giocatori di serie A…

A L’Aquila vince subito il centro destra, con la candidata Pd-m5s e IV Pezzopane arrivata solo terza… In Umbria il centro destra mantiene Todi con il sindaco uscente Ruggiano, mentre il centro sinistra tiene Narni. In Toscana, centro sinistra avanti, ma al ballottaggio, a Lucca. A Pistoia vince il centro destra.

A Sarteano e Montalcino vince facile il centro sinistra con percentuali “bulgare”: 75 e 80%. Dato non irrilevante: ha votato solo il 54,72% quasi un elettore su due è rimasto a casa o è andato al mare. Pd primo partito,Lega e M5S in caduta libera coi grillini praticamente scomparsi dalla carta geografica e Fratelli d’Italia in forte crescita ovunque. a danno della Lega soprattutto, ma non solo. Ieri, commentando i risultati dei referendum da un lato e le elezioni francesi dall’altro, parlavamo della debacle della politica italiana e della incapacità della sinistra (sempre quella italiana) di rappresentare e intercettare non solo il malcontento, ma anche le spinte innovative, le sensibilità più avanzate del Paese sulle questioni ambientali, sulle politiche per il lavoro, sulla sicurezza sociale, sulla programmazione e gestione dei territori, come invece sembra stia facendo Melenchon di là delle Alpi. Ecco, qui di seguito, una riflessione affidata a Facebook da Leonardo Caponi, figura storica della sinistra umbra:

L’UMBRIA NON É PIÙ UNA REGIONE DI SINISTRA- Detta così, come ho fatto nel titolo, sembra la scoperta dell’acqua calda. In realtà voglio dire che se la prima volta in Umbria la destra ha vinto per demerito della sinistra, oggi vince con forza autonoma. E voglio ancora dire che questo accade in quanto si é ormai completamente esaurito quel lascito culturale di sinistra e progressista che, per forza di inerzia, si era prolungato per decenni nella nostra societá dopo la fine dell’esperienza dell’Umbria rossa. Parlo di valori, di sensi comuni, di visioni della vita che, sinteticamente, si possono racchiudere nella supremazia del pubblico sul privato. Io credo che il Pd si é scavato la fossa con le sue mani. Non solo perché é diventato liberista e ha abilitato la destra, ma perché ha continuato ad alimentare un modello di sviluppo, quello del cemento e i centri commerciali, che ha cambiato la mentalità della gente. É del tutto prevedibile che il Pd reagirà alla sconfitta della sua politica di destra con un ulteriore spostamento a destra, affidandosi a programmi liberisti, liste eclettiche, candidati a sindaco o a presidente rubati all’altro schieramento. Perderanno ancora. L’ho pensato l’altro ieri guardando i bei lavori che l’Amministrazione Romizi sta facendo a Fontivegge. Affari loro. Affare nostro sarebbe rifare la sinistra. Come in Francia.

Il ragionamento che fa Caponi è simile a quello che abbiamo fatto noi, parlando dei referendum. E di Melenchon. E a nostro modestissimo avviso non fa una piega. Il problema è che non si registrano reazioni conseguenti e che da parte del Pd, in Umbria, in Toscana e ovunque, la risposta è sempre la stessa: il nulla. Ora anche il “campo largo” con i 5 Stelle e galassie varie, risulta essere un “campetto parrocchiale”. Il Pd nonostante tutto (inconsistenza di pensiero, di leadership, di proposta) c’è e resiste, oltre il Pd e a fianco del Pd non c’è praticamente più niente. Deserto. La “bolla” dei 5 Stelle che aveva illuso molte persone si è sgonfiata in meno di una legislatura come un palloncino da fiera.  E le amministrative di domenica 12 giugno hanno solo certificato e confermato una tendenza già in atto da tempo e di cui si erano avute avvisaglie concrete anche nelle amministrative del 2019, 2020 e 2021, comprese quelle di Chiusi per dire…

A sinistra del Pd, nell’area, diciamo così, più antagonista, c’è meno ancora e il quadro è più frazionato e scomposto di quando c’erano i gruppetti extraparlamentari che litigavano col Pci e il Psi, ma soprattutto tra di loro… E la gente che ormai vota al 50% anche quando si tratta di scegliere il sindaco del proprio comune non è un bel segnale… Ma quell’altro 50%, quello che sta a casa o va al mare, è una prateria…

m.l.

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