QUEL GIOVANE GENIO PIEVESE CHE INVENTO’ IL “CAMBIO AUTOMATICO”. L’ATTORE LUIGI DIBERTI PORTA SUL PALCOSCENICO LA STORIA DI ELIO TRENTA

mercoledì 01st, settembre 2021 / 17:51
QUEL GIOVANE GENIO PIEVESE CHE INVENTO’ IL “CAMBIO AUTOMATICO”. L’ATTORE LUIGI DIBERTI PORTA SUL PALCOSCENICO LA STORIA DI ELIO TRENTA
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CITTA’ DELLA PIEVE – Adesso, tutte le migliori automobili hanno il cambio automatico. Fino agli anni ’70 del ‘900 ce l’aveva solo la Daf, che non era certo un  must, in fatto di macchine… Se la giocava con la Trabant e con la Prinz quanto a bruttezza. Poi arrivò pure la Duna… Ma lasciamo stare. Ve l’immaginate i piloti della Mille Miglia, prima che fosse cancellata nel ’57, in seguito all’incdente di De Portago, che guidavano senza cambiare le marce? Non esisteva. Il cambio era non solo una leva, ma l’essenza stessa della guida… Era il meccanismo che ti consentiva di guidare la vettura ascoltando il “canto” del motore e di accelerare o scalare e ridurre la velocità, ma non  giri, a seconda del percorso, delle curve… chi tra la fine degli anni ’50 e la fine dei ’70 aveva la mitica 500 della Fiat, doveva fare la “doppietta” giocando con la frizione, per sincronizzare il cambio di marcia senza “grattare”. Ma era un divertimento. Uno degli elementi di goduria della guida…  Eppure quella del “cambio automatico” è una storia vecchia che risale a molto prima degli anni ’50-60…  Il primo “brevetto” di un “cambio autoi Città della Pieve matico progressivo di velocità” si deve a un umbro, precisamente ad un giovane pievese: Elio Trenta. Era il 1931 e l’allora Ministero delle Corporazioni-Ufficio delle proprietà intellettuali rilasciò il brevetto con il numero 298415. Solo che quel brevetto non entrò mai in produzione. Non in Italia né in Europa. A partire dagli anni ’40 però, furono gli americani a produrre milioni di automobili con il cambio automatico. In Italia la case automobilistiche sostenevano che “senza poter scegliere la marcia, guidare sembrava meno divertente, anzi non sembrava neanche di guidare. E poi – si diceva – il cambio automatico “è delicato” e ci vuole molta “manutenzione”, quello manuale “non si rompe mai”, per non parlare dei consumi, che sarebbero schizzati verso l’alto se avessimo delegato all’auto, e non alla nostra saggia scelta, la decisione sulla marcia da ingranare,…

Elio Trenta, nato a città della Pieve nel 1913 e morto giovanissimo, all’età di 21 anni, non era un ingegnere. Era solo un ragazzino che lavorava nell’officina del padre e che era ossessionato da questa sua intuizione: un’auto senza leva del cambio per rendere per tutti, sia uomini che donne, più semplice e comoda la guida. Si scervellò notte e giorno alla ricerca della soluzione fino a trovarla e a farla brevettare, la presentò anche alla Fiat che per le ragioni di cui sopra disse “no grazie”…

La storia di Elio Trenta, giovanissimo genio italiano incompreso, come spesso capita ai genii, e morto troppo presto, è diventata uno spettacolo teatrale scritto e interpretato dall’attore Luigi Diberti e in questi giorni presentato al Todi Festival.

Luigi Diberti è un attore noto che ha scelto da anni Città della Pieve come luogo in cui vivere. E non è un attore banale: ha lavorato con Michelangelo Antonioni, Pupi Avati, Francesco Maselli, Dario Argento, Guido Chiesa, Luigi Magni, ma è soprattutto uno dei volti di quel cinema impegnato e “militante” che fra il ’66 e l’80 accompagnò la grande contestazione e la rivoluzione del costume. Ha partecipato infatti a film come “I visionari” di Maurizio Ponzi, “Metello” di Mauro Bolognini, “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri, “Imputazione di omicidio per uno studente” e “Libera amore mio“, ancora di Bolognini, “Mimì metallurgico ferito nell’onore” e “Tutto a posto niente in ordine” di Lina Wertmuller… Ma anche a “L’utimo bacio” di Gabriele Muccino, “Saturno contro” di Ferzan Ozpetek…

Diberti ha voluto forse rendere omaggio non solo al giovane e geniale Elio Trenta, ma anche a Città della Pieve, ormai sua città di adozione.  Ci auguriamo che lo spettacolo venga rappresentato anche al Teatro degli Avvaloranti. E magari anche in altri teatri dei dintorni…

m.l..

 

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