FLACHI E BORJA VALERO RICOMINCIANO DAL CALCIO DEI POVERI, PER DIVERTIMENTO E PER “DARE UNA MANO”

sabato 21st, agosto 2021 / 13:04
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FLACHI E BORJA VALERO RICOMINCIANO DAL CALCIO DEI POVERI, PER DIVERTIMENTO E PER “DARE UNA MANO”
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Questi di mezz’agosto sono giorni caldi per chi segue il calcio, e non solo per le temperature africane. Il mercato impazza e tutti i tifosi aspettano il “colpo” della propria squadra. Qualcuno ha il cuore in subbuglio per la cessione avvenuta o possibile di un proprio beniamino. Gli interisti sono già orfani di Lukaku e Hakimi, i viola trattengono il respiro per Vlahovic, che potrebbe fare come Chiesa… Il Milan ha preso Giroud e Florenzi, la Juve si è portata a casa Locatelli con la formula del “pagherò” a tempo e comodo, la Lazio ha preso Pedro, dalla Roma (e questa è una notizia), Messi dal Barça è andato al Paris Saint Germain, che ormai sembra la vetrina di una gioielleria, più che una squadra di pallone…

Ma nel calderone dei trasferimenti milionari della serie A e delle varie squadre europee e sudamericane, spuntano anche alcune storie diverse. Nelle quali i soldi non sono forse l’aspetto principale e prioritario. Storie a loro modo “romantiche” che raccontano di un calcio che è anche passione, condivisione di pensieri e valori e non solo business e spettacolo. Un calcio che è vita e non solo metafora della vita.

Una di queste storie è quella di Francesco Flachi ex numero 10 e goleador della Fiorentina e soprattutto della Samp che sta per finire di scontare una squalifica di 12 anni per uso di cocaina e che, a 46 anni suonati ha deciso di tornare in campo, nel Signa, campionato di Eccellenza Toscana. Per riprendersi un po’ di quella vita che la squalifica gli ha tolto e un po’ per dimostrare a se stesso e agli altri che se col pallone ci sai fare anche a 46 anni e coi capelli ingrigiti puoi dare una mano e magari fare pure la differenza. Ricomincerà a gennaio. Perché solo allora scade a squalifica. Da adesso a gennaio si allenerà, lo sta già facendo, come un ragazzino. Ovvio che Flachi non le giocherà tutte e quelle che giocherà non le giocherà tutte per intero. Ma con quel piedino, qualche golletto lo può ancora fare. L’Eccellenza è un campionato vero, non è un cimitero degli elefanti, a 46 anni sarà dura e giocare a Dicomano, Sesto Fiorentino, Rufina non sarà come giocare a Marassi o al Franchi..

Chissà se quelli che gli cantavano “Il ragazzo gioca bene” adesso cambieranno il refrain in “il vecchietto gioca bene”… In ogni caso la sua è una bella sfida. E un messaggio per dire ai ragazzini che si avvicinano al calcio che si può cadere, si possono fare degli errori (e Flachi li ha ammessi), ma l’importante è rialzarsi e dagli scivoloni trarre lezioni. Anche quando pensi di essere fuori tempo massimo.

Un’altra storia inusuale e interessante è certamente quella di Borja Valero, che due anni fa giocava nell’Inter e la stagione scorsa nella Fiorentina, dove aveva già militato ai tempi del primo Montella. La viola non gli ha rinnovato il contratto e lui a 36 anni ha annunciato il ritiro dal calcio professionistico. Ma non dal calcio.  E infatti la prossima stagione la giocherà nella squadra del Centro Storico Lebowski di Firenze, campionato di Promozione Toscana girone B.

Borja non ha 46 anni, ne ha 10 di meno e a 36 un “todocampista” come lui, che avrebbe giocato volentieri un’altra stagione in serie A, in Promozione può fare davvero la differenza.  Ma il bello della storia non è solo la voglia del giocatore di non smettere, di assaporare ancora l’odore del campo, ma anche nella squadra del C.S. Lebowski, che non è semplicemente una squadra: è una sorta di cooperativa, molto radicata nel quartiere fiorentino in cui ha sede. E’ gemellata con il Colonia, ha una tifoseria caldissima, fin da quando  ha cominciato in terza categoria. Il nome è ispirato al celebre film dei fratelli Coen. E’ attiva, come sodalizio, anche nel sociale.  «Voglio ringraziare anche la Settignanese per avermi cercato. Poi è arrivata questa possibilità — ha spiegato lo spagnolo —. Ho visto entusiasmo, organizzazione e soprattutto mi sono riconosciuto nei valori del Lebowski, a partire da quello che hanno fatto in San Frediano per ridare vita al giardino dei Nidiaci e per dare la possibilità a tutti i bambini e alle bambine del quartiere di giocare, divertirsi e imparare a vivere senza ansie uno sport bellissimo che però sta perdendo la sua umanità. Ho accettato questa sfida perché mi riconosco nei valori portati avanti da questi ragazzi. Sono cresciuto in un quartiere periferico di Madrid. Non c’era niente, era difficile anche trovare un campetto per giocare. Certe cose non si dimenticano. Il calcio è anche questo: incontro, aggregazione, possibilità di stare insieme. Di crescere. Io ho dato la mia disponibilità a giocare. Quando faccio qualcosa voglio farla bene e seriamente. Unica condizione: avranno la priorità i miei impegni con Dazn, quando dovrò commentare le partite. Per il resto mi metterò a disposizione del tecnico e magari, se capita, darò qualche consiglio. Ma non è per giocare che ho fatto questa scelta. È per dare una mano e visibilità al lavoro di ragazzi che ci mettono il cuore, e anche, a modo loro, un pizzico di follia. Cosa prometto ai tifosi? Che farò di tutto per aiutarli a costruire qualcosa di bello. Darò il massimo. Se lo meritano».  Così Borja ha spiegato la scelta. E in queste frasi c’è anche la spiegazione del perché quando Borja giocava nella Fiorentina, i tifosi lo chiamavano “il sindaco”. Perché in campo comandava lui, era lui a dare la linea, ma anche fuori dal campo non ha mai nascosto da che parte stava… 

Il campionato di Promozione in cui milita il C.S. Lebowski è lo stesso in cui milita anche il Chiusi. Mi sarebbe piaciuto vedere Borja Valero correre sul sintetico del “Frullini”, purtroppo la pandemia ha costretto la federazione a ridisegnare i gironi e a farne di più, per ridurre i viaggi e i rischi connessi e le due squadre saranno in gironi diversi (il B e il D, quello dell’hinterland fiorentino e quello delle squadre senesi e aretine), salvo ripensamenti. Peccato. Ma le storie di Flachi e Borja che scendono nel calcio dei poveri per divertimento e per “dare una mano” sono di quelle che ci piacciono e che ci riconciliano con un pallone sempre più gonfio di soldi e  sgonfio di passioni.

m.l. 

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