LA SINDROME DELLA PAGLIUZZA

lunedì 01st, marzo 2021 / 14:39
LA SINDROME DELLA PAGLIUZZA
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Come la parabola evangelica da cui proviene il nome scientifico, la sindrome della pagliuzza è l’ossessione per gli altrui scivoloni. Si manifesta con l’impellenza maniaco-compulsiva di intervenire con giudizi, precisazioni, presediposizione al rinvenire la pagliuzza nell’occhio dell’altro. Studi recenti di neuropsichiatria rivelano che la sindrome colpisce non solo gli individui ma anche le categorie. La più afflitta sarebbe quella dei Media.

Per esempio. Questa settimana.

Ci siamo occupati di alcuni personaggi in serie difficoltà. Innanzitutto la Meloni, vittima di discriminazione di classe ( la categoria dei pescivendoli ancora ringrazia per l’attimo di gloria), ma nota, ahimè, per il suo essere una divulgatrice di odio. Il decreto La solidarietà je la damo o non je la damo ha richiesto 48 ore di dibattimento invece che le canoniche 24 e ha dato esito positivo con la condizionale, chè NOI non siamo come LORO.  Solidarietà solo se promette di fare la brava. In attesa di un attestato di avvenuta conversione alla bravura, ci siamo pregiati di dare un’alt(r)a lezione di umanità. Giorgia non la dimenticherà facilmente.

Neanche il tempo di scrivere happy end alla vexata quaestio georgiana che è stato subito necessario occuparsi dell’insostenibile leggerezza di Lucia Borgonzoni, per gli amici LuLù Borgo. La sciagurata, già sottosegretario al Ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo dal 2018 al 2019, è stata rieletta sottosegretaria alla Cultura nello scandalo generale. Librerie e case editrici avrebbero ordinato un giorno di lutto se non avessero avuto, e tuttora hanno, cavoli molto, molto ma molto più amari per la testa.

Il peccato: nel 2018, in un’intervista alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora,  alla domanda su quale fosse l’ultimo libro letto, Lulù rispose testualmente: “libri…veramente…forse troppo tempo fa” . Incalzata, finì con il dire, ad orror di popolo, che l’ultima lettura risaliva a tre anni prima. Ed ecco che fiumi di post sono piovuti sui social per chiedere, giustamente ma non si sa bene a chi, che Lulù si legga qualche libro, oppure che venga immediatamente rimossa dall’incarico.

Ventiquattro ore dopo, come da prassi, e fatta eccezione per alcuni rigurgiti tardivi, Lulù è sprofondata nell’oblìo. Come del resto l’ accusa di distribuzione ittica dell’altra tizia.

Meno tempo social è stato dedicato alla Pucciarelli, nuova sottosegretaria alla Difesa. Pucci è quella che mise un like al post sul forno crematorio per gli stranieri e poi si scusò. I forni sono un triste ricordo, scrisse. Così come i suoi post successivi, tipo quello in cui scriveva” un altro passo avanti per ristabilire la legalità” con la foto di una ruspa che abbatteva un campo nomadi. Personalmente me ne sono ricordata solo perchè, a differenza dei social, il giornalismo ha dedicato un bello spazio alla Pucci.

Poco rumore anche per il tipo che ha scambiato Topolino per Dante. Alla stampa il tale Rossano Sasso, Lega Puglia, sottosegretario all’istruzione, ha promesso di rileggersi i canti del Sommo.

Prometto che leggerò è il nuovo slogan dei sottosegretari d’Italia. Di cui scommetto che dopodomani non ricorderemo più neanche il nome. Io in cima alla lista.

I gaffisti eccellenti, negazionisti del congiuntivo, cultural-casual e un po’ superficial sono l’espressione di una società dall’anima frivola e la memoria fugace, ma la sindrome della pagliuzza dimostra quanto notevole sia il nostro contributo alla loro coltivazione.

Ad ogni  lapsus, nefandezza lessicale, vuoto di memoria, battuta infelice, parola decontestualizzata, opinione raffazzonata, i gaffisti  vengono triturati e messi a macerare per 24 ore su stampa e social, tra i quali, fatte le dovute eccezioni, sembra non esserci più granchè di differenza.

Direte e certo, i politici di una volta erano un’altra cosa.  Ma più che ( e oltre che) nella levatura del politico la differenza sta nella visibilità. Una volta i politici li vedevi poco. Apparivano su Tribuna elettorale e Tribuna politica, avevano dieci minuti a disposizione poi partivano le domande dei giornalisti sotto l’occhio vigile e crono-implacabile del conduttore. Il nobile obiettivo di queste trasmissioni in giacca e cravatta era di includere la cittadinanza nel dibattito politico.

Oggi, dal parlamento alla televisione ai social, i soggetti politici sono dovunque e comunque. È inevitabile che a un certo punto, per ignoranza, stanchezza, distrazione, le cime come le capre, cadano rovinosamente su un tempo verbale, la differenza tra una lacuna e una laguna, la citazione letta su un muro e una letteraria mai letta. Diranno insomma un’infinità di scemenze, come forse le diremmo noi, solo che per fortuna o purtroppo a noi non ci registra nessuno.

Si dice che nella domanda spesso ci sia la risposta, o nell’aforisma la soluzione. Così ho pensato: e se questa sindrome della pagliuzza la curassimo con la terapia della trave? Io in cima alla lista, naturellement

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