EMERGENZA COVID, SI VA VERSO LOCKDOWN LOCALI ANCHE IN VALDICHIANA E NEL TRASIMENO? DAI NUMERI ANCHE SEGNALI POSITIVI…

EMERGENZA COVID, SI VA VERSO LOCKDOWN LOCALI ANCHE IN VALDICHIANA E NEL TRASIMENO? DAI NUMERI ANCHE SEGNALI POSITIVI…
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CHIUSI –  Il fronte dell’emergenza covid, seconda ondata, fa registrare segnali contrastanti. Da un lato la difficoltà sempre maggiore degli ospedali nel far fronte alla necessità di posti letto nelle terapie intensive e sub intensive, dall’altro qualche dato confortante.

L’Umbria e la Toscana sono entrambe al momento “zona gialla”, cioè tra le regioni a rischio più basso. La possibilità di spostamento tra l’una e l’altra è stata per ora mantenuta. Ma entrambe le regioni potrebbero a stretto giro, cambiare… colore. E passare da zona gialla a zona arancione. Con ulteriori restrizioni. Ieri, per esempio dopo lo stop ai ricoveri all’ospedale di Empoli, che non aveva più posti letto, avvenuto nella giornata di sabato, i sindaci dell’Empolese Valdelsa hanno inviato una lettera al presidente della Regione Eugenio Giani chiedendo che l’area diventi zona rossa. I numeri, dicono i primi cittadini, fotografano una situazione molto difficile. Per i sindaci non è abbastanza il codice giallo dato alla regione. E chiedono la verifica dei numeri per possibili inasprimenti delle regole fin qui imposte dal dpcm.  Insomma è partito una sorta di  pressing sulla Regione e sulle autorità nazionali, per inasprire il lockdown sia da parte dei comuni che del medici delle strutture locali.  Il comprensorio ‘Empolese-Valdelsa’ è molto vicino alla parte nord della provincia di Siena, anche se fa parte della Asl Centro e non della Sud Est.

Anche in Umbria qualcuno ha provato a chiedere la “zona rossa” per alcune aree, come quella di Assisi Bastia e quella del Trasimeno che risultano tra le più colpite da questa seconda ondata di contagi. Il dato di ieri, domenica 8 novembre, dava Corciano 290 casi, Magione 167, Castiglione del Lago 136, Passignano 58, Panicale 46, Piegaro 38, Tuoro 22, Città della Pieve 21. Numeri alti, molto più alti della prima ondata.

E sono numeri alti anche in alcuni comuni della Valdichiana senese: 130 casi a Sinalunga, più di 70 a Montepulciano, 33 a Torrita di Siena, 21 a Chianciano, 11 a Cetona, 7 a Chiusi e a Sarteano (qui gli ultimi 3 casi sono tre ragazzi rifugiati del centro di accoglienza che c’è in paese), 4 a San Casciano Bagni.

Non ci sono paesi covid free. Ma ce ne sono 2 nella zona che sembrano pressoché immuni, nei quali il coronavirus fa fatica ad attecchire: sono Paciano che non è mai andato oltre 1 caso e Monteleone d’Orvieto che ne ha 2.  Sono due comuni piccoli, è vero, ma forse non è solo una questione di dimensioni.

I comuni non possono disporre misure più lievi di quelle contenute dei DPCM del Governo, ma norme più restrittive sì, e quindi la possibilità di lockdown a macchia di leopardo per singoli comuni o aree di più comuni si fa molto concreta: la zona di Sinalunga ad esempio o quella intorno al Lago Trasimeno sono in questo senso molto indiziate.

Ieri il sindaco di Castigione del Lago Burico ha ordinato la chiusura anche diurna di tutte le attività del lungolago, per evitare assembramenti, ma la gente, numerosa,  che si godeva l’estate d San Martino si è riversata nel centro storico, assembrandosi ancora di più. Non è colpa del sindaco se cittadini e turisti più che cogliere i senso del messaggio, cercano piuttosto la scappatoia per aggirarla… ma che di fronte a centinaia di contagi in tutti i comuni rivieraschi, una ulteriore “stretta” sia necessaria appare piuttosto evidente.

Questo perché le misure restrittive sembrano avere effetto: nelle ultime due settimane in Italia si è fortemente ridotta la crescita della curva dei nuovi contagi da Covid-19. Dal 26 ottobre (giorno di entrata in vigore del Dpcm che stabiliva la chiusura di bar e ristoranti alle 18) al primo novembre i positivi sono stati 183.577, con un incremento del 65% sulla settimana precedente, quando i contagi sono stati 111.550. Dal 2 al 8 novembre i casi sono stati 225.788, il 23% in più della settimana prima.

Quindi nei comuni con il numero più alto di contagi (tipo Magione, Castiglione del Lago, Sinalunga…) si dovranno adottare misure coraggiose, per provare a fermare la corsa del virus.

In questo quadro spicca, in positivo il dato di Chiusi, che resta addirittura sotto a quello di Cetona e di tutti gli altri comuni confinanti. Può essere un caso. Ma può anche essere il risultato dell’esperienza fatta durante la prima fase, nella primavera scorsa, quando la città di Porsenna si trovò per due mesi in prima linea e adottò misure restrittive specifiche, cui forse la gente si è abituata più che altrove. Le ormai famose “dirette” facebook del sindaco Bettollini creavano indubbiamente sconcerto e paura, ma in qualche modo compattarono la popolazione inducendo tutti ad una attenzione maggiore al rispetto delle norme e ai comportamenti virtuosi. In sostanza alla consapevolezza.

E analizzando il dato di Chiusi, emergono anche altri elementi positivi e incoraggianti. Che però valgono per tutti:

 1) nella prima fase la degenza media dei contagiati è stata lunghissima; alcuni casi sono rimasti positivi per oltre 60 giorni. La media si è attestata intorno a 40 giorni. Stefano Scaramelli, che rese nota la sua positività, per esempio, ottenne il tampone negativo dopo 49 giorni…
Adesso, in questa seconda fase,  la degenza è molto più corta. A Chiusi un solo caso ha superato i 30 giorni. la media dei contagiati esce dalla positività in un periodo compreso tra 15 e 20 giorni. I tre guariti di ieri si erano ammalati infatti 16 giorni fa…
Insomma il virus dilaga forse più rapidamente che a primavera, anche laddove si era visto poco, ma si guarisce prima.
2) Nella prima fase Chiusi ebbe 43 casi, con 5 ricoveri in ospedale e due decessi (più due nelle Rsa, conteggiati come morti in altro comune)
Da quando il 26 maggio il comune fu dichiarato finalmente covid free, i primi casi della seconda ondata si sono verificati il 6 agosto con i rientri dall’estero e dalle vacanze. Da allora sono stati complessivamente 26, con un massimo di 10 tutti insieme. Ma di questi 26 ben 19 sono completamente guariti e 7 sono gli attualmente positivi. Non solo nessun decesso, ma neanche un ricovero.  Questo farebbe pensare ad una aggressività del virus più contenuta.
Certo dove i numeri dei contagi sono maggiori, cresce anche il numero dei ricoveri: per esempio a Magione i ricoverati sono 8, 2 in Terapia intensiva; a Castiglione de Lago 6 e 2; a Città ella Pieve 1 e 1… Praticamente tra il 4 e il 5% dei contagiati finisce in ospedale, l’1-1,5% in terapia intensiva…
La situazione è complicata. E’ giusto e doveroso attenersi alle norme e prestare la massima attenzioneneki comportamenti individuali e collettivi. Perché se finisci in terapia intensiva non è una passeggiata. Ammesso che ci sia posto. Il grido d’allarme dei medici e operatori sanitari, con la richiesta di procedere anche a lockdown locali, è sì per la crescita dei contagi e il rischio di congestionamento e saturazione delle strutture, ma anche per la difficoltà di far fronte a tutte le altre patologie, con reparti chiusi, attività sospese, utenza costretta a fare centinaia di km per una tac o un ecodoppler. Si rischia una emergenza nell’emergenza, sul fronte ospedaliero e sanitario. L’emergenza economica, sociale e psicologica è un’altra storia. Non meno pericolosa.
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