UNA SERATA CON ZORO E PROPAGANDA LIVE

sabato 24th, ottobre 2020 / 12:24
UNA SERATA CON ZORO E PROPAGANDA LIVE
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Per me che guardo la tv digitale, il venerdì non c’è niente di appetibile. Non ho Netflix, Sky o Prime o niente, insomma na’ porella della pay tv. Che poi , guardo solo cavolate io, tipo fiscion dal finale scontato e dalle sequenze prevedibili, oppure film spruzzati di ironia o elevati da interpretazioni magistrali, trame avviluppanti, capolavori della messinscena. O dei montatori, come mi rivela il cognato che di queste cose ne capisce. Amo il surrealismo, a tratti cinico, di Edoardo Leo, per dirne uno intelligente.

Guardo la tv per sciacquarmi il cervello dal grigio confusione tendente al nero tragedia dell’era del Covid. Non che prima fossimo illuminati dai bagliori di una nuova civiltà, ma insomma.

E quindi, sì.  Ho smesso da tempo di guardare la tv con intento conoscitivo. Preferisco i notiziari della radio e leggere le notizie di qualche selezionatissima testata. La sera, se posso, evito  reportage, servizi di inchiesta sulle malefatte italiane o programmi di intrattenimento demenziale (tale e quale show e affini). Banditi i talk show. Di sapere cosa prevedono Tizio,  Caio e Sempronio sul Covid e altre sventure, onestamente, non me ne può fregare di meno. C’ho già i pensieri, le ansie e le previsioni mie da gestire. E faccio fatica.

Ma dicevo del venerdì. Orfana dei programmi del cuore, ieri sera mi sono buttata su Propaganda Live. Ora, a me già le trasmissioni fiume mi sfiancano. Non capisco come si possano concepire, e seguire, programmi di  quattro ore e oltre. Pure Ballando con le stelle, Chi vuol essere milionario eccetera, sono format utilizzati anche in altri paesi ma durano una quarantina di minuti, cinquanta al massimo. Qui, a mezzanotte stiamo ancora a carissimo amico.

E anche Zoro non lesina. Propaganda Live inizia alle 21.00 più o meno e finisce all’una di notte, più più che meno. Manco uno il giorno dopo, se lo volesse seguire per intero, non tenesse un cavolo da fare. Poi, diciamo, a parte qualche ospite sparso, gli aficionados DaMilano (la cui pacatezza non mi dispiace) and Co., la trasmissione ruota intorno a Diego Bianchi. Il soggetto/oggetto della Propaganda live è null’altro che Zoro.

Lui conduce. Lui è il protagonista di quei dialoghi con il suo doppione (altro da sè, ma sempre lui è) che manda in video. Tematiche attuali, affrontate in maniera scontata, niente di sorprendente. Il risultato, lasciate che lo dica, è tedioso.

Lui è l’interprete di sketch registrati e somministrati al pubblico. Ieri sera interpretava tre virologi della commissione tecnica, distinti da tre diverse parrucche. L’ironia (o la satira chissà) era che  decidevano cosa chiudere a completo cavolo. Dopo tre minuti, il latte era alle ginocchia.

Sempremente lui è il giornalista che va in giro per l’Italia a fare interviste, con priorità assoluta di primi piani, valutazioni e considerazioni. Ogni tanto lo spiraglio di qualche collegamento esterno, con gente comune (ieri da Napoli), ma la figura preponderante della trasmissione è decisamente lui. Per quattro lunghissime ore conduce e manda in onda registrazioni video fatte da lui.

Salvando Makkox e le classifiche dei twitter più divertenti della settimana ( che arrivano verso la fine, tipo  premio di resistenza), qui lo dico e non lo nego, Propaganda Live è noioso, autoreferenziale e lungo come gli ultimi 30 minuti di una viaggio di 15 ore.

Insomma, mi sfugge il senso

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