35 ANNI FA L’OMICIDIO DI GIANCARLO SIANI, IL RAGAZZO CHE DENUNCIAVA L’INTRECCIO POLITICA-CAMORRA

mercoledì 23rd, settembre 2020 / 19:47
35 ANNI FA L’OMICIDIO DI GIANCARLO SIANI, IL RAGAZZO CHE DENUNCIAVA L’INTRECCIO POLITICA-CAMORRA
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CHIUSI –  Oggi è il 23 settembre. Il 23 settembre 1985, 35 anni fa, un commando di camorristi uccise Giancarlo Siani, giovane giornalista del Mattino di Napoli. Viaggiava su una Mehari verde, uno dei primi “fuoristrada”, ma non di lusso. Era una macchinetta della Citroen che usavano i cacciatori e pure qualche famiglia per le vacanze. Una cabrio pop.

Giancarlo la stava parcheggiando davanti casa, quando i sicari si avvicinarono e fecero fuoco. Aveva 26 anni. Tre meno di me che già mi dilettavo a scribacchiare, insieme ad altri amici e compagni su un foglio locale che si chiamava L’Agorà e usciva a Chiusi e Città della Pieve. Il giuornalismo di Siani era il giornalismo che piaceva a noi. Quello che denunciava le infiltrazioni delle cosche nell’economia, per esempio. Forse fu proprio quella la causa della sua condanna a morte.  Sulle colonne del Mattino aveva infatti parlato dell’espansione economica del clan Nuvoletta di Torre Annunziata e un suo articolo aveva consentito alle forze dell’ordine di mettere le mani su un boss, tale Valentino Gionta. Ma quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Che era già pieno, per la Camorra, la quale non aveva digerito certe inchieste sugli appalti per la ricostruzione post terremoto del 1980 in Irpinia e nell’area vesuviana. Il clan Nuvoletta non gliele perdonò e lo fece ammazzare come un cane. Come tanti altri “martiri” delle mafie e del terrorismo rosso e nero… Siani era stato uno dei primi, nonostante la giovane età a mettere i pedi nel piatto della politica campana, mettendo in piazza gli intrecci tra politica, economia e camorra…

Nel 1997 la Corte d’Assise di Napoli condannò all’ergastolo i mandanti dell’omicidio di Giancarlo – i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, e Luigi Baccante – e i suoi esecutori materiali, Ciro Cappuccio e Armando Del Core. In quella stessa condanna appare, come mandante, anche il boss Valentino Gionta. La sentenza è stata confermata dalla Cassazione, che però decise il rinvio ad altra Corte d’Assise d’Appello per Valentino Gionta. Il 29 settembre 2003, a seguito del secondo processo di appello, Gionta venne di nuovo condannato all’ergastolo, mentre il giudizio definitivo della Cassazione lo ha scagionato per non aver commesso il fatto.  Lo scorso dicembre la città di Torre Annunziata ha conferito la cittadinanza onoraria a Giancarlo Siani.

Di Giancarlo e di tanti altri giornalisti “caduti sul lavoro” noi di primapagina parlammo in una edizione di Cronache Italiane, il forum nazionale della stampa autogestita e indipendente che si teneva a Città della Pieve. Era il 2010 e a parlare proprio di Siani venne un suo collega del Mattino e di una testata locale dell’hinterland napoletano che aveva vissuto qualche anno sotto protezione e aveva dovuto abbandonare il giornalismo. Intervenne praticamente “in incognito”. Con lui anche Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, ucciso da Cosa Nostra a Cinisi, lo stesso giorno in cui le Br ammazzarono Moro.

Il convegno pievese era accompagnato da una mostra fotografica e documentaria su tutti i giornalisti uccisi o morti nell’esercizio della propria professione per mano di terroristi, della mafia, della camorra, di bombe assassine, proiettili vaganti, colpi sparati da sicari ignoti, mitragliamenti in teatri di guerra o in circostanze mai chiarite. Sono decine e decine. Uomini e donne.

Oggi è il giorni del ricordo di Giancarlo Siani, uno dei più giovani. E con lui vorrei rcordarli tutti e tutte. E mi verrebbe di ricordarlo a maggior ragione a quei leoni da tastiera che sui social sbeffeggiano la stampa (quella nazionale e quella locale) pensando che l’informazione ormai la possano fare tutti. Non è così.

Marco Lorenzoni

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