FRECCIAROSSA, TRASPORTO LOCALE, STRADE: L’IMPORTANZA DI UN COLLEGAMENTO RAPIDO PERUGIA-CHIUSI. PARLA IL CONSIGLIERE REGIONALE UMBRO ANDREA FORA

FRECCIAROSSA, TRASPORTO LOCALE, STRADE: L’IMPORTANZA DI UN COLLEGAMENTO RAPIDO PERUGIA-CHIUSI. PARLA IL CONSIGLIERE REGIONALE UMBRO ANDREA FORA
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Domenica 14 giugno è tornato a fermare alla stazione di Chiusi il Frecciarossa. Le fermate giornaliere sono due: una in direzione Firenze-Milano ‪alle 21 e una in direzione Roma-Napoli-Salerno ‪alle 8 del mattino. Una conferma che non era scontata, dati i tagli operati da Trenitalia in seguito all’emergenza covid. Il territorio del sud senese (Valdichiana-Vadorcia -Amiata) la città di Siena, più i territori umbri limitrofi (area Trasimeno-Valnestore, alto orvietano) e la città di Perugia mantengono un aggancio all’alta velocità, anche se solo “stagionale” e a valenza principalmente turistica. Nel 2019 il servizio ha avuto un certo successo con 16 mila biglietti staccati ‪dal 9 giugno al 6 gennaio. In concomitanza con le due fermate, sono in funzione due navette, una per Siena città e una per Chianciano, Montepulciano, San Quirico e Montalcino.  Già dall’anno scorso era prevista una navetta anche da e per Perugia e zone limitrofe. Ma non è mai stata attuata. Il sindaco di Chiusi, a margine del “saluto” al frecciarossa il 14 giugno attorniato da molti sindaci umbri e toscani ha ribadito questa necessità. E di “questa necessità”, così come dell’importanza che avrebbe un collegamento diretto, più rapido tra il capoluogo umbro e il nodo ferroviario e stradale di Chiusi abbiamo parlato con Andrea Fora, consigliere regionale umbro di minoranza. Ecco il testo del colloquio:

Consigliere Fora, ritiene anche Lei che una navetta Perugia-Chiusi in concomitanza con le fermate del Frecciarossa sia una necessità e sia un servizio da attuare? Se sì, pensa di attivarsi in tal senso in Consiglio Regionale?

Serve fare una premessa a questa domanda. Nell’area del Trasimeno e della Valnestore, da Perugia a Città della Pieve, abitano oltre 180.000 umbri. Quasi un quinto dell’intera popolazione regionale. Senza pensare alla grande attrattività turistica di quest’area e alle potenzialità ricettive legate al Trasimeno, ai borghi storici, alle bellezze naturalistiche. Un asse strategico che ancora oggi sconta ritardi storici nei collegamenti stradali e su rotaia, frutto di politiche che hanno sempre privilegiato altri baricentri umbri. E di un approccio localistico che tracciava nei confini geografici il limite legato all’acquisizione del consenso politico ed elettorale. Ritengo doveroso comunque ringraziare il sindaco di Chiusi Juri Bettollini e i sindaci del Trasimeno tutti per l’impegno profuso per ottenere nuovamente il Frecciarossa con fermata a Chiusi e per quanto stanno facendo per indirizzare le scelte del governo Tesei in questa zona strategica per la  regione. Il trasporto pubblico locale tra Chiusi e Perugia è purtroppo ancora un disastro. Con i treni occorre da un’ora e mezzo alle due ore (per esperienza personale) con cambio a Terontola.  Perugia dista solo 50 km da Chiusi. Si percorre in autobus in circa 40 minuti. Con altri 60 minuti si arriva a Roma Termini con il Freccia Rossa. Totale un’ora e quaranta. Non le sembra un buon motivo per attivare una navetta da e per Perugia? Sì, decisamente mi attiverò in Consiglio Regionale per proporre un servizio navetta, che potrebbe rilanciare da questo periodo anche flussi turistici e collegamenti veloci verso la nostra regione

Pensa che l’aggancio all’AV su Chiusi, sia per Perugia in concorrenza o alternativo alla fermata del Frecciarossa su Perugia?

La fermata del Freccia Rossa a Perugia è stata un successo. Alimenta soprattutto clienti che la utilizzano per spostamenti per lavoro verso Milano. Sono offerte totalmente diverse e non alternative. Se continuiamo ad alimentare le dinamiche di questi ultimi anni che hanno sempre visto contrapporre città ad altre città, territori verso altri territori, spesso solo per interessi politici e di gestione del consenso, questa regione non andrà lontano.

Mentre l’anno scorso alla inaugurazione delle fermate a Chiusi parteciparono i consiglieri regionali umbri della Lega e lo stesso senatore Briziarelli, quest’anno Briziarelli e c. non si sono visti. E pare che la Lega umbra abbia spinto non poco per non confermare la fermata a Chiusi, spostandola magari a Terontola (frazione di Cortona, comune conquistato appunto dalla lega alle ultime elezioni). Le risulta?

Non ne ho idea. Ho solo letto che l’Assessore Melasecche qualche settimana fa aveva annunciato la fermata Terontola del FrecciaRossa, salvo essere smentito il giorno dopo direttamente da Trenitalia, cosa che non ha impedito a molti consiglieri della Lega nel frattempo di esultare immediatamente e pubblicamente in tutti i giornali di una fermata fantasma. Sintomo di ciò che dicevo pocanzi: di una politica che corre dietro al consenso territoriale piuttosto che pensare al “bene comune”, a progetti strategici, a strategie che non si fermano al “qui e ora”.  Le visioni strategiche si costruiscono sulla distanza, non si realizzano in pochi mesi, e non sono funzionali al consenso. Per questo difficilmente si guarda lontano. Meglio rincorrere le inaugurazioni.

Va detto che anche il centro sinistra umbro e perugino negli anni ha sempre mostrato più attenzione alla connessione con le Marche, piuttosto che alla Toscana. Più ad Ancona che a Chiusi. Eppure Perugia è più vicina a Chiusi di quanto non lo siano Siena e Montalcino… Pensa che questo “strabismo” sia giustificato o si possa correggere?

Io credo che la politica di destra e di sinistra in questi anni abbia mostrato un grande limite. Troppo spesso i vari schieramenti hanno subordinato le scelte politiche alla gestione del consenso, per cui si fa di più nei territori in cui si è eletti. Peccato che spesso è stato fatto con un approccio centralistico che raramente ha coinvolto i territori e le comunità nelle decisioni. Con un doppio risultato negativo: a volte neanche le comunità “più favorite” hanno riconosciuto l’attenzione maggiore a loro riservata e il finale si è risolto in territori che si sentono oggi tutti abbandonati, dal Comune più lontano da Palazzo Donini agli abitanti del centro storico. Per questo già dalla campagna elettorale avevo posto come primo punto del cambiamento il metodo: basta con politiche centralistiche che portano di conseguenza ad antagonismi territoriali dove alla fine siamo tutti più poveri e soli. Ma le comunità, i territori, i sindaci al centro di una nuova stagione di protagonismo nella programmazione territoriale. Una programmazione che guarda allo sviluppo economico, turistico, produttivo, industriale valorizzando le omogeneità territoriali e non i confini geografici.  Per questo credo che dovremo riprendere anche un ragionamento sull’Umbria mediana, per allargare ad una dimensione territoriale più ampia i processi economici e di sviluppo e ripensare e progettare una loro più forte ed interrelata coesione territoriale, anche ai fini di produrre più alti livelli quantitativi e qualitativi della crescita, per una regione piccola come l’Umbria, sollecitata anche per questo a conquistare più ampie relazioni. 

 Ovviamente il trasporto ferroviario non è solo Frecciarossa e alta velocità. Di una connessione rapida Perugia-Chiusi si parla dagli anni ’70. Con tanto di progetti e convegni sia in Umbria che in Toscana (tra i principali fautori c’era l’on. Maschiella). Inizialmente si parlava di un collegamento diretto su rotaia da San Sisto a Chiusi, recuperando parte della vecchia linea Ellera-Tavernelle (14 km) e la stazione di Panicale. In alternativa si è parlato anche di una “bretella” da Tuoro a Castiglione del Lago (evitando di arrivare a Terontola). Due progetti rimasti sempre sulla carta e mai approfonditi. Più recentemente la Provincia di Perugia ha predisposto un progetto di massima per un collegamento stradale tra Perugia e Chiusi, attraverso la rinnovata “Pievaiola” e una ristrutturazione del tratto del “Fornello” tra Piegaro e Moiano.  In tutti i casi indicati sarebbe stato possibile collegare il capoluogo umbro a Chiusi con una percorrenza di circa 25-30 minuti. Ora che la Pievaiola è quasi completamente ridisegnata e adeguata alle esigenze di sicurezza del traffico di oggi, Lei ritiene che si possa riprendere in mano il discorso della PERUGIA-CHIUSI, via Valnestore, che diventerebbe un corridoio anche dal punto di  vista industriale (come era in passato) e non un “cul de sac” senza sbocco, come è attualmente?

Negli anni di proposte ne sono emerse diverse, purtroppo sempre inattuate come ha detto anche lei. Riparto da ciò che ho detto in precedenza. Il trasporto pubblico locale tra Chiusi e Perugia ad oggi è un calvario. Con enormi potenzialità che purtroppo oggi invece, alla luce di un grande gap infrastrutturale mai colmato, ne limita  lo sviluppo industriale, economico, turistico. Basti pensare al bacino produttivo della Valnestore e al progetto di riqualificazione della centrale Enel di Pietrafitta. Due grandi occasioni di possibilità occupazionali e economiche che, oltre ai limiti di una politica regionale che non ne ha favorito il rilancio e lo sviluppo, scontano anche i limiti legati alla viabilità e alle infrastrutture. 

Questo giornale ha sempre ritenuto, da quando è nato nel ‪1990, che il collegamento rapido Perugia-Chiusi fosse una “infrastruttura” strategica per entrambi i territori, per una serie di connessioni esistenti, ma al momento abbastanza complicate: aree industriali, turismo (le aree del Trasimeno e della Valdichiana-Valdorcia sono a forte vocazione turistica), ospedale, università, sport… Lei come la vede? Pensa di potersi fare promotore di questa battaglia almeno in Consiglio regionale?

Certamente si. Ma aggiungo una cosa: che è arrivato il momento che, al di là delle appartenenze politiche ed ideologiche, si stringa un nuovo Patto tra e con le comunità locali, con i Sindaci, con le imprese, con le forze economiche e sociali. Serve rilanciare un forte protagonismo territoriale. Noi abbiamo lanciato da qualche settimana il progetto di Civici per l’Umbria proprio in questa direzione: vogliamo riportare le persone dentro le istituzioni, renderle protagoniste. La mia battaglia in Consiglio Regionale per la Valnestore e il Trasimeno e per i collegamenti infrastrutturali dovrà essere la battaglia di quelle comunità, dei sindaci, delle imprese. Solo con un percorso corale riusciremo a produrre risultati e aiutare questa Giunta a recuperare il rapporto con il territorio. Non mi pare ad oggi di registrare segnali in questa direzione. E questo è la conferma di quanto dicevo in campagna elettorale: che per cambiare questa regione non serve cambiare l’autista, se la macchina e la direzione rimangono le stesse. Dobbiamo cambiare METODO, e sostituire il centralismo con la partecipazione comunitaria.

Tra l’altro Chiusi e Perugia hanno anche radici comuni (quelle etrusche) e altre “connection” di tipo storico (i due santi patroni d’Italia sono uno di Assisi e l’altra di Siena; il famoso “anello della Madonna” che era custodito a Chiusi e adesso è nel Duomo di Perugia;  Chiusi per decenni ha avuto squadre di Pallavolo che disputavano il campionato umbro…) che possono avvalorare un collegamento diretto e velocizzato. Lei è consigliere regionale in Umbria, ma abita a Chianciano, e la stazione di Chiusi porta anche il nome di Chianciano Terme. Lei stesso dunque è la prova provata di un rapporto Umbria-Toscana molto stretto e presente. Non è così?

Sono nato a Perugia. Sono cresciuto e ho studiato a Perugia, dove ho vissuto fino a 26 anni. A Perugia c’è mia mamma. I miei genitori sono nati e vissuti tra Moiano e Tavernelle. Ora abito a Chianciano, paese di nascita di mia moglie. Di fatto però la mia vita quotidiana si svolge da sempre solo e soltanto in Umbria. Il lavoro, i ruoli di rappresentanza politica e associativa sono sempre stati e continuano ad essere in Umbria.  Tutti i giorni impiego più di un’ora per percorrere 50 kilometri. Ma ricordo di quando ero piccolo le gite fuori porta a Chianciano la domenica, i miei amici che andavano a fare la “stagione” da Perugia per arrotondare o pagarsi l’università. E penso a maggior ragione che i confini non sono dati dalle carte geografiche ma dalle affinità economiche, sociali e produttive. Dalle vocazioni territoriali. E come non si può non ripartire da un pensiero strategico che veda queste nostre valli e terre pensarsi in maniera integrata?

Grazie, buon lavoro consigliere. Alla prossima.

m.l. 

(ha collaborato Renato Casaioli)

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