LA RIPARTENZA E LA MOVIDA CHE NON C’E’. E QUELL’AUORITA’ MONDIALE IN FATTO DI VACCINI CHE VIENE DA RADICOFANI

LA RIPARTENZA E LA MOVIDA CHE NON C’E’. E QUELL’AUORITA’ MONDIALE IN FATTO DI VACCINI CHE VIENE DA RADICOFANI
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Ieri, il sindaco di Crema e una rappresentanza della città lombarda hanno reso pubblicamente omaggio ai medici e infermieri cubani che hanno dato una mano durante l’emergenza covid. E al di là dell’Oceano, il New York Times ha dedicato la copertina alle 100.000 vittime del coronavirus negli Usa. Solo i nomi… una lista infinita. Qualcuno l’ha definita “una ciclopica Spoon River del nostro tempo“, con chiaro riferimento all’opera immortale di Edgar Lee Masters. Una fotografia dell’America del 1915 in forma di poesie in versi liberi, pubblicata anche quella su un quotidiano, il  “Mirror” di Saint Louis.

Come gli epitaffi di Spoon River, anche quella sfilza di nomi pubblicata da NYT ci riporta coi piedi per terr nella prima domenica di libertà, dopo il lock down. Ci ricorda che i morti sono morti e non numeri. Che i morti hanno nome e cognome, avevano degli affetti: mogli e mariti, figli, nipoti, parenti, amici, colleghi, compagni di avventura…  Ci dice che ci sono giornali che hanno anche il coraggio di fare una pagina così, come un necrologio infinito. E di metterla in copertina.

Adesso anche noi ci interroghiamo sulla “movida” nelle città. Su quegli affollati aperitivi in piazza. Anche nelle città più colpite come Milano, Bergamo e Brescia. E pure a Firenze dove a Piazza Santo Spirito il comune ha dovuto piazzare delle guardie per contingentare gli accessi;  come a Perugia dove il sindaco ha dovuto invece ri-decretare il coprifuoco, dopo che nel week end c’erano scappate risse “avventori” e poliziotti, con la mente che è tornata immediatamente a quella sparatoria in piazza del maggio 2102…

E’ normale e opportuno tutto ciò? c’è chi dice di sì, perché non se ne poteva più, e chi dice che sarebbe meglio avere e usare più cautela e rimanere ancora a casa, il più possibile.

In effetti nei nostri comuni, che non sono grandi città, la “movida” si è vista poco. Bar, pub e ristoranti hanno riaperto, ma non tutti. Le misure di sicurezza tengono tutti a distanza e questo non aiuta… Ma il problema principale sembra essere la paura. A parte i giovani e giovanissimi che provano a rimettere a testa fuori dal guscio, tutti gli altri stanno ancora rintanati. A distanza massima, non minima. Qualcuno passeggia in solitaria nelle strade di campagna, ma le piazze, anche le più belle come quelle di Montepulciano, Città della Pieve, Cetona, somigliano più ai quadri metafisici di Chirico, che non a… Santo Spirito.

Chiusi non fa eccezione. Come non fa eccezione Castiglione del Lago, che pure dei loro motivi di richiamo,anche per un turismo locale di semplice “passeggio”, potrebbero averli. Niente. Il clima e l’atmosfera non è quella di un ritorno troppo frettoloso e incauto alla “normalità”, quanto piuttosto quella cupa del… deserto dei tartari, con un nemico invisibile che aleggia e incombe, ma non si vede.

E’ vero che “non si può tornare alla normalità, perché la normalità era il problema”, cioè il problema era il mondo di prima, fatto di capitalismo e liberismo selvaggio e sfrenato, di esternalizzazioni e tagli al welfare, fatto di falsi modelli e di cose sbagliate e dannose. Ma queste prime giornate di ripartenza, con sempre più spicchi di normalità riconquistata, sono ancora giornate incerte, grigie nonostante il sole e la ginestra e i papaveri… Hanno l‘odore dell’ospedale e degli ambulatori, dell’amuchina più che della pizza appena sfornata.

Hanno riaperto i mercati settimanali quasi dappertutto (stamattina anche a Chiusi Scalo), ma anche quelli sono surreali: solo alimentari e piante e fiori. Niente jeans, scarpe, cineserie o vestagliette a 5 euro…  E quegli steward a controllare come negli aeroporti sono presenze anomale, incombenti, inquietanti.

Forse servirà, come sempre, una terza via. Una via di mezzo tra l’esagerazione e la contrizione monastica o il terrore da day after. 

Continua in Tv la maratona di servizi, dichiarazioni interventi di virologi, scienziati ed esperti vari, che il più delle volte contrastano con le dichiarazioni del giorno prima e l’una con le altre. Tra i tanti “professori” che stanno prendendo cappello sulla pandemia e sulle misure di contrasto, compresa la produzione di un possibile vaccino, c’è anche il dott. Rino Rappuoli. Che è in fatto di vaccini è un’autorità mondiale (foto a sinistra). 

Attualmente è il direttore scientifico e il responsabile della attività di ricerca e sviluppo esterna presso GlaxoSmithKline Vaccines di Rosia (Siena). Precedentemente, ha lavorato alla Rockefeller University di New York e alla Harard Medical School di Boston, ha ricoperto il ruolo di direttore del settore ricerca vaccini presso Sclavo, Chiron Corporation e Novartis.  Ha guidato lo sviluppo di vari vaccini anti influenzali, come il vaccino contro il meningococco-C, il primo vaccino “acellulare” al mondo contro la pertosse, ottenendo vari riconoscimenti e onorificenze nazionali e internazionali. Nel 2013 è stato nominato come la terza persona più influente al mondo nel campo dei vaccini da Terrapin.

Ne parliamo perché il dottor Rino Rappuoli, che ieri sera era da Fazio, non solo opera a Siena, ma è anche nato a Radicofani nel 1952 e si è laureato presso l’ateneo senese. E’ una autorità mondiale, ma anche una “mente” e una eccellenza di questo territorio, che non è fatto solo di cipressi e vino buono. Evidentemente.

“Se abbiamo bisogno di centinaia di milioni di dosi, sicuramente non ci basterebbe il tempo per poterle avere a fine anno. Penso più a metà o fine 2021, di sicuro comunque c’è un grande sforzo in questo senso da parte degli studi ma il fabbisogno del mondo è di miliardi di dosi. Dopo l’estate ritroveremo il virus, ma non sappiamo ancora quanto grave sarà la sua diffusione. Sicuramente sappiamo come gestirlo meglio, magari saremo più preparati“, così ha detto il dott. Rappuoli ieri a Che tempo che fa

Speriamo bene.

m.l.

Nella foto in alto: uno scorcio della piazza di Cetona (foto Massimo Mercanti)

 

 

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