EFFETTI CORONAVIRUS SULL’ECONOMIA, LE PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA TOSCANA SUD. E A CHIUSI I PODEMOS CHIEDONO CHE…

mercoledì 11th, marzo 2020 / 18:14
EFFETTI CORONAVIRUS SULL’ECONOMIA, LE PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA TOSCANA SUD. E A CHIUSI I PODEMOS CHIEDONO CHE…
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SIENA –  Le misure restrittive decise dal Governo e dalle autorità sanitarie per cercare di rallentare l’epidemia di coronavirus, stano oggettivamente creando non solo disagi alle famiglie, ma anche problemi serissimi all’economia. Sia al mondo produttivo che a quello del commercio e dei servizi e soprattutto ai comparti più fragili e meno garantiti. Sono allo studio interventi a sostegno dei redditi e della liquidità, ma già oggi la situazione si configura come un vero e proprio bagno di sangue. Molti operatori che provano a resistere a tenere aperte le loro attività nel rispetto delle norme di sicurezza di domandano se non sia un controsenso tenere aperto un negozio o un’officina mentre l’imperativo che viene dalle autorità è “state a casa!”. Se la gente – giustamente – sta a casa, chi andrà mai a comprare in quel negozio o a servirsi di quell’officina? Il nodo è complicato da sciogliere e pare che siano in arrivo misure ancora più restrittive. Intanto però si guarda anche avanti. A come “aggredire” e mitigare gli effetti negativi dell’emergenza sui vari comparti economici.

La Confindustria Toscana Sud, ad esempio ha presentato oggi alcune proposte, indirizzate al Governo. Ecco il testo di un comunicato diffuso oggi dall’associazione degli industriali:

“In vista dell’emanazione del prossimo Decreto Legge a sostegno dell’economia per far fronte all’emergenza Coronavirus e della conversione del DL n.9/2020, Confindustria ha trasmesso al Governo un documento di proposte che articola gli interventi urgenti su quattro direttrici prioritarie:

– rilanciare gli investimenti pubblici per sostenere la domanda interna, l’attività produttiva e l’occupazione;

– garantire nell’immediato la liquidità delle imprese attraverso vari strumenti, tra cui la sospensione dei pagamenti di imposte e contributi e la previsione di agevolazioni finalizzate alla concessione di nuove linee di credito, soprattutto per il finanziamento del circolante;

– prevedere interventi di sostegno all’occupazione, attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per sostenere settori e filiere in crisi;

– prevedere procedure omogenee su tutto il territorio nazionale per garantire la continuità produttiva, evitando interventi frammentari e contraddittori tra i vari livelli di Governo”.

Ieri a Chiusi i Podemos avevano esortato il sindaco a concedere una dilazione di pagamento di tari e Cosap alle aziende turistiche, chiedendo anche la convocazione delle associazioni di categoria “anche in una seduta straordinaria del Consiglio comunale, per concertare azioni di sostegno e rilancio.
Auspichiamo altresì che il governo nazionale si attivi per misure di sostegno a tutte le imprese”. Ovvio che in questo momento il sindaco non può convocare nessuno, avendo sospeso tutti gli incontri, le assemblee, le riunioni pubbliche e private di tipo politico, culturale, sociale, compreso il ricevimento dei cittadini da parte degli assessori.. Se ne parlerà se mai più avanti, ad emergenza superata.

Giusto, giustissimo porsi il problema degli effetti negativi sull’economia e dunque cercare forme e iniziative che possano attenuare tali effetti, ma in questo momento la priorità è una e una soltanto: stare a casa. Limitare al massimo i contatti interpersonali e gli assembramenti, per fermare o rallentare la diffusione del contagio da coronavirus. Il resto verrà.

Certo la tecnologia offre la possibilità di incontri in videoconferenza e qualcosa si potrebbe fare utilizzando il web e i nuovi mezzi, e forse qualche scambio di idee potrebbe essere utile, ma il problema è comunque nazionale e non può essere affrontato dai singoli comuni, ognuno per sé…  Serviranno misure decise a livello centrale, forse addirittura europeo. Non può essere certo il Comune di Chiusi, o di Sarteano o di Ficulle a predisporre piani di rilancio economico in un frangente del genere. Chiedere – come ha fatto la lista Possiamo – misure comunali e la convocazione di un consiglio straordinario, in tempi di divieto di assembramento, sembra davvero una boutade butta là tanto per dire: guardate che ci siamo pure noi. L’intento è giusto, per carità, la tempistica però lascia parecchio a desiderare. Un po’ come la Meloni che dice che se cade il governo, si può votare a maggio. E come si vota, nel caso, da casa?

M.L.

 

 

 

 

 

 

 

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