“QUI ABITA UN EBREO”, “ODIO GLI ITALIANI”, “SCUSI, LEI SPACCIA?” SI CERCA UN ARGINE AGLI ODIATORI E ALLE PAROLE OSTILI. I COMUNI APPROVANO UN MANIFESTO DI INTENTI…

“QUI ABITA UN EBREO”, “ODIO GLI ITALIANI”, “SCUSI, LEI SPACCIA?”  SI CERCA UN ARGINE AGLI ODIATORI E ALLE PAROLE OSTILI. I COMUNI APPROVANO UN MANIFESTO DI INTENTI…
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Stona ancor di più il fatto però, che a odiare gli italiani sia un signore che con con la sua fabbrica, quindi per il suo profitto, ha causato solo a Casale quasi 400 morti per mesotelioma… E altre morti le ha causate a Bagnoli in Campania e a Rubiera in provincia di Reggio Emilia. Tutti italiani. O residenti in Italia. Ma lui odia gli italiani…
Casale Monferrato è in Piemonte. E sempre in Piemonte, precisamente a Mondovì ieri è sulla porta di una abitazione è comparsa la scritta “Juden hier” con sotto una stella di David:  qui abita un ebreo. Come facevano le SS in Germania durante la dittatura nazista.
Una scritta chiaramente antisemita. Un altro messaggio di odio. E non casuale, perché in quella casa abita Aldo Rolfi, figlio di Lidia Rolfi, partigiana catturata e rinchiusa nel lager di Ravensbruck nel ’44. Nella casa segnalata Lidia Rolfi ha vissuto fino alla sua morte, avvenuta ne 1996.
Due casi ravvicinati, almeno dal punto di vista geografico. Ma a nostro avviso, vicini e simili anche come “concetto”. Sintomo, entrambi di un clima alimentato ad arte anche da esponenti politici di primissimo piano, come l’ex ministro degli Interni e segretario della Lega, che qualche giorno fa durante un blitz di campagna elettorale in Emilia Romagna, nel quartiere Pilastro di Bologna, si è avvicinato al portone di un palazzo e ha suonato un campanello chiedendo, al citofono all’inquilino tunisino se lui o suo figlio fossero spacciatori… Perché così gli era stato riferito da qualche abitante del quartiere…  “Scusi, lei spaccia?” Ovviamente tutto ciò in favore di telecamere e con codazzo di giornalisti (giornalisti?) compiacenti e sghignazzanti.
A questo siamo arrivati. E la domanda al citofono di Salvini, non è molto diversa da quella scritta comparsa a Mondovì… Si comincia con i presunti spacciatori, si finisce con gli ebrei. Viene in mente, a tal proposito una poesia-sermone di Martin Neimoller, attribuita spesso a Bertolt Brecht: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.
Ecco, due giorni fa a Chiusi il consiglio Comunale ha aderito al manifesto della comunicazione non ostile. Che in qualche modo è un monito contro la deriva di cui sopra. Una deriva che riguarda anche il linguaggio, la comunicazione mediatica, l’uso e abuso dei social.
Il manifesto è un decalogo, contro l’uso di parole ostili. Questo è il manifesto:
  1. Virtuale è reale:  Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.
  2. Si è ciò che si comunica: Le parole che scelgo raccontano la persona che sono, mi rappresentano.
  3. Le parole danno forma al pensiero: Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.
  4. Prima di parlare bisogna ascoltare: Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.
  5. Le parole sono un ponte: Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.
  6. Le parole hanno conseguenze: So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.
  7. è una responsabilità: Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi
  8. Le idee si possono discutere: Le persone si devono rispettare:  Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare
  9. Gli insulti non sono argomenti: Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi
  10. Anche il silenzio comunica: Quando la scelta migliore è tacere, taccio.

Il sindaco Bettollini con un post sul suo profilo facebook scrive: “Tutti noi possiamo sbagliare, abbiamo sbagliato, usando i social e per questo abbiamo voluto aderire singolarmente e come Amministrazione Comunale al manifesto della comunicazione non #Ostile.. Gli attacchi a Liliana Segre, al presidente Mattarella, a Roberto Saviano, ma anche gli inni all’odio e alla violenza scritti o filmati con tranquillità da gruppi politici e persino commenti di persone comuni come “se l’è meritato” “se era una brava ragazza non succedeva” sono solo alcuni esempi di una pratica distorta e pericolosa dell’uso dei social network che deve essere fermata. Il mondo “virtuale” è molto più “reale” di quanto tante persone non credano e purtroppo lo conferma anche la tragicità di quei gesti estremi compiuti da tanti ragazzi che arrivano a togliersi la vita ad esempio per il cyber-bullismo. Una parola detta o scritta sui social è addirittura più forte di una pronunciata di persona perché è esposta alla gogna maligna della rete popolata dai, così detti, leoni da tastiera che non si fanno scrupoli a incrementare la dose e a fomentare l’odio come abbiamo potuto, in alcune occasioni, riscontrare anche a livello locale con episodi di intolleranza, fomentazione delle paure e di violenza verbale. E’ per tutto questo che la nostra amministrazione ha aderito con grande orgoglio al Manifesto della comunicazione non ostile”.

In Consiglio Comunale, il gruppo Possiamo non ha partecipato alla votazione. L’adesione al Manifesto è stata dunque approvata a maggioranza.

Come il Comune di Chiusi anche altri comuni della zona (Castiglione del Lago, ad esempio) hanno fatto la stessa cosa.

Gli appelli e i decaloghi non sono legge, spesso lasciano purtroppo il tempo che trovano. Può sembrare acqua fresca. Ma l’acqua fresca, pur non essendo medicina,  è comunque meglio di un mare di merda. E prendere pubblicamente posizione, aderire ad un “manifesto” di intenti è comunque in ogni caso un segnale, l’indicazione di una direzione di marcia. Di sicuro, male non fa.

m.l.

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