CHIUSI, SABATO 11 GENNAIO LA RELAZIONE FINALE DELL’INCHIESTA PUBBLICA SUL CASO ACEA. UN PASSAGGIO OBBLIGATO IN ATTESA DELLA “CONFERENZA DI PACE”

CHIUSI, SABATO 11 GENNAIO LA RELAZIONE FINALE DELL’INCHIESTA PUBBLICA SUL CASO ACEA. UN PASSAGGIO OBBLIGATO IN ATTESA DELLA “CONFERENZA DI PACE”
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CHIUSI –  Domani, 11 gennaio alle 15,30 al teatro Mascagni si terrà la sessione finale dell’Inchiesta pubblica regionale sul progetto Acea. La partita è già chiusa in quanto come è noto il progetto è stato ritirato dall’azienda proponente e la Regione Toscana ha già disposto l’archiviazione del procedimento. Senza ulteriori passaggi.

Quindi l’audizione di domani sarà solo uno step formale e a questo punto ininfluente. Sarà comunque interessante ascoltare la relazione finale redatta dal Presidente Franchi (con l’ausilio dei due commissari a latere Vitolo e Casucci) perché servirà a fissare su carta il dibattito che c’è stato e anche a capire – per chi vorrà approfondire, per curiosità –  alcuni dettagli rimasti nel limbo nelle sedute precedenti.

La relazione Franchi però non sarà il trattato che sancisce la resa di Acea, né quella che su queste colonne abbiamo definito come la “Conferenza di pace” che a nostro avviso sarà comunque necessaria e che crediamo debba essere il Comune di Chiusi a convocarla, per chiudere definitivamente la partita e aprire il capitolo del dopo, sia riguardo al depuratore esistente, sia per ciò che riguarda l’utilizzo e la destinazione dell’area ex centro carni, entrambi di proprietà di Acea Ambiente .

Il documento finale, di sintesi del presidente dell’Inchiesta Pubblica sarà solo la conclusione dell’inchiesta, la ratifica di un percorso che è stato importante e decisivo. E che forse in un certo qual modo ha fatto anche “scuola”.

Non a caso assistiamo in queste settimana ad una battaglia molto simile, per modalità e approccio mediatico, a quella che i comitati hanno imbastito sul carbonizzatore a Chiusi, intorno alla centrale geotermica in Val di Paglia, nel comune di Abbadia S.Salvatore: stessi lenzuoli appesi alle terrazze, stesse foto con la scritta “No centrale” sui profili facebook, battage mediatico con post a raffica e interventi sulla stampa, soprattutto da parte di chi contesta il progetto. Con una differenza. Contro la centrale di Voltole in Val di Paglia, proposta da Sorgenia, oltre ai comitati locali, ai cittadini, ad alcuni Vip e a buona parte dei sindaci della zona si sono espresse anche le più importanti associazioni ecologiste: Italia Nostra, Legambiente, WWF… Nel caso del progetto Acea a Chiusi invece le organizzazioni dell’ambientalismo non si sono pronunciate specificatamente. Mai. E anche alcuni giornalisti o personaggi dell’economia, della finanza, della politica che pure si sono interessati alla vicenda, magari per il fatto di avere casa a Cetona  nella zona, pur partecipando alle sedute dell’inchiesta pubblica e ad altre iniziative sul tema, non ne hanno scritto o parlato, salvo un intervento di Davide Croff che metteva in guardia le comunità locali dall’avallare progetti che potrebbero compromettere la bellezza e l’appeal del paesaggio di queste terre.

Ecco, non è che Legambiente, WWF e Italia Nostra debbano intervenire sempre e comunque e su tutto, ma il fatto che sul progetto Acea-Ingelia non abbiano detto ufficialmente neanche una parola lascia un po’ perplessi. Un silenzio che ovviamente non cancella le magagne e le falle del progetto che sono emerse dalla illustrazione fatta dai tecnici Acea e dai rilievi critici dei comitati e degli enti preposti a dare i pareri di merito.

Detto questo aspettiamo quindi di leggere la relazione del presidente Franchi ed aspettiamo soprattutto la “Conferenza di pace”. Perché dopo ogni guerra ci si siede intorno ad un  tavolo per ratificare ciò che è accaduto e per discutere gli assetti futuri. Secondo noi, come abbiamo già detto, spetta al comune fare questa mossa. E prima la fa meglio è. Tra l’altro riguardo al depuratore e alla destinazione dell’area l’Amministrazione le sue proposte le ha già fatte (ristrutturazione e ammodernamento dell’impianto esistente e parco energetico fotovoltaico negli 8 ettari destinati al carbonizzatore). Possono non essere le uniche, ma sono comunque una base di partenza.

m.l.

Nella foto: il presidente dell’Inchiesta Pubblica Regionale Alessandro Franchi

 

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