UMBRIA, SCENDONO IN CAMPO I GENERALI. DOPO SALVINI, MELONI E BERLUSCONI, ARRIVA ANCHE ZINGARETTI. MARTEDI’ SARA’ A CITTA’ DELLA PIEVE

venerdì 18th, ottobre 2019 / 11:18
UMBRIA,  SCENDONO IN CAMPO I GENERALI. DOPO SALVINI, MELONI E BERLUSCONI, ARRIVA ANCHE ZINGARETTI. MARTEDI’ SARA’ A CITTA’ DELLA PIEVE
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La piccola Umbria sta diventando il “campo di battaglia” della politica nazionale. Le regionali del 27 ottobre, con l’Umbria unica regione al voto, sono il primo test dopo il cambio di maggioranza e di governo a livello nazionale. E quindi il voto umbro sarà una cartina di tornasole per misurare la temperatura al nuovo governo 5 Stelle-Pd -Leu e anche per vedere se il vento sovranista e populista che ha spinto Salvini si è arrestato o soffia ancora forte. Il test è numericamente molto limitato: i cittadini chiamati alle urne sono solo 703.500, meno degli abitanti di Genova.  Ma l’Umbria anche se piccola è una regione centrale. E’ una delle tre ex regioni rosse, quelle del buongoverno della sinistra, che proprio in Umbria, più che in Emilia e in Toscana, si è incagliato in pratiche consociative e in una gestione disinvolta da satrapi di provincia. Tant’è che si vota ad ottobre e non nella prossima primavera, perché  la governatrice Catiuscia Marini è stata costretta a lasciare l’incarico anzitempo in seguito ad uno scandalo sui concorsi nella sanità.  Scandalo scoperchiato dai 5 Stelle che erano all’opposizione e adesso invece sono alleati nella campagna elettorale con il partito della Marini e con la sinistra civica e verde, come per il governo nazionale. E anche questo è uno dei motivi di curiosità sul test delle regionali.

Dicevamo che l’Umbria sta diventando il campo di battaglia anche tra i big nazionali, come ai tempi del Perugino, quando le varie potenze schieravano i loro eserciti in una pianura e lì scatenavano l’inferno, non senza aver prima trovato l’appoggio di piccoli ducati, marchesati e orgogliose repubbliche di 50 km quadrati e ingaggiato truppe mercenarie che magari prima stavano dalla parte opposta.

E così adesso tutti i leader della politica italiana calano in  in Umbria, come i lanzichenecchi di Carlo V nel ‘500. Ieri c’è stato il bagno di folla per la triade del centro destra con Salvini, Giorgia Meloni e Berlusconi, scesi a Perugia a dar man forte alla la candidata presidente Donatella Tesei e a lanciare l’assalto per liberare l’Umbria dai comunisti. E da quegli arruffapopolo dei 5 Stelle.

Ovviamente la parte avversa non sta a guardare. Anche il centro sinistra allargato, appunto, ai 5 Stelle, in una coalizione che solo 5 mesi fa non era neanche pensabile, sta mobilitando i generali e non solo i… colonnelli. E così oltre alla giovane e rampante viceministro all’Istruzione Anna Ascani, che peraltro è umbra di Città di Castello e sarà a Bastia domenica prossima, arriveranno anche Boccia, Orlando e pure il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti che starà in Umbria da oggi a domenica con iniziative a Città di Castello, Passignano, Magione (solito ristorante da Faliero, dove è stato anche Salvini), Norcia. E poi tornerà martedì 22, per un incontro a sostegno del candidato Bianconi, a Città della Pieve (ore 18,30, piazza Plebiscito).

Anche Salvini è stato nella città del Perugino. I due sembrano rincorrersi scegliendo addirittura gli stessi luoghi per il loro tour elettorali. La battaglia si gioca anche  nelle piazze, nelle sale, non solo sui social. E questo per la politica è un bene, non un male.

Sempre a Città della Pieve, giovedì 24 verrà anche Nicola Fratoianni segretario di Sinistra Italiana, anche lui per Bianconi, come Zingaretti.

La uova allenza umbra odora di miracolo. Un Pd senza Renzi, la sinistra a sinistra del Pd (almeno una buona parte) e i 5 Stelle tutti insieme a fare argine al salvinismo e a prefigurare una “nuova stagione” e una nuova prospettiva è una cosa che non era prevedibile, né prevista. Tantomeno era scontata. Non si sa quanto sia solida, ma intanto c’è. E non è poco. I 5 stelle sono compagine eterogenea, contraddittoria, senza un pensiero lungo alle spalle, ma in questo caso – va riconosciuto – sono un elemento di garanzia, circa la discontinuità con le passate gestioni a guida Pd e uno stimolo per il Pd a migliorarsi.

Dall’altra parte della barricata si prova a unire le forze per dare la spallata decisiva al sistema Umbria, ma c’è chi (soprattutto nell’elettorato di Forza Italia) non ci sta a mischiarsi coi fascisti, coi razzisti, con gli “estremisti” del sovranismo made in Italy e potrebbe anche cambiare campo, nel segreto dell’urna. Così come non è chiarissimo cosa faranno i renziani di Italia Viva… Vedremo.

E vedremo se la “discesa dei big” alzerà anche il livello dello scontro e del confronto sulle questioni che riguardano la regione, per ora sembrano più schermaglie generiche, del tipo o di qua o di là. E in effetti  il punto di forza del programma del centro destra a trazione leghista è “mandare  a casa quelli del Pd e i loro nuovi e vecchi alleati”; il punto di forza del programma del centro sinistra allargato è “fermare l’onda sovranista, populista e fascistoide” e riaffermare l’immagine dell’Umbria come terra di accoglienza, di pace, di tranquillità..

In effetti, la partita che si gioca in Umbria, per i tempi in cui si gioca e per il fatto di essere un test isolato, va molto al di là dell’elezione del governatore e del consiglio regionale.  In questo senso i 703.500 umbri con diritto di voto hanno in mano la bandierina per decidere se andare da una parte o dall’altra. Con gli occhi di tutta l’Italia puntati addosso. E una attenzione così spasmodica, l’Umbria non l’ha mai avuta, se non quando è stata devastata dai terremoti, certo più drammatici dei terremoti che possono verificarsi nelle urne…

M.L.

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