UMBRIA, PRIME SCOSSE DOPO LA DEBACLE, MONACO LASCIA RIFONDAZIONE: “NON C’E’ SPAZIO PER UNA SINISTRA A SINISTRA DEL PD” . UN APPELLO AD ANDARE TUTTI CON ZINGARETTI? LA RIFLESSIONE E’ APERTA

UMBRIA, PRIME SCOSSE DOPO LA DEBACLE, MONACO LASCIA RIFONDAZIONE: “NON C’E’ SPAZIO PER UNA SINISTRA A SINISTRA DEL PD” . UN APPELLO AD ANDARE TUTTI CON ZINGARETTI? LA RIFLESSIONE E’ APERTA
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CASTIGLIONE DEL LAGO – Oscar Monaco è un giovane dirigente della sinistra umbra, fino a qualche giorno fa esponente noto e attivo di Rifondazione Comunista di cui è stato anche segretario provinciale di Perugia. Fino a qualche giorno fa, perché esattamente ieri, dopo la disfatta della coalizione del “patto civico” alle regionali, ha comunicato al segretario nazionale Acerbo e agli organi provinciali la sua decisione di lasciare Rifondazione, ponendo fine ad una militanza ventennale“Ritengo che oggi in Italia per una serie di ragioni evidenziate a più riprese da svariate tornate elettorali e non solo non esista uno spazio politico per un’organizzazione autonoma della sinistra radicale, di più, che oggi in Italia non esistano i presupposti teorici e pratici per per una distinzione politica tra sinistra cosiddetta radicale e sinistra cosiddetta riformista, essendo entrambe sostanzialmente inesistenti” scrive Monaco nella sua lettera di commiato al partito. Ma non è una resa incondizionata. E’ sostanzialmente un j’accuse: “rimango fermamente convinto del fatto che i risultati elettorali non siano frutto di incomprensioni o “errori di comunicazione”: in altri termini, non credo che l’elettorato non ci abbia capito, al contrario credo che ci abbia capito e abbia votato di conseguenza”. 

In un post di oggi sul suo profilo facebook,  lo stesso Monaco precisa meglio il suo pensiero e la sua scelta:  “Il motivo per cui penso che in Italia non esista lo spazio per un’organizzazione politica autonoma a sinistra del PD è che non esiste una struttura sociale, una rete associativa o un corpo intermedio che sia uno, che sia lontanamente interessato a questa prospettiva, ovviamente parlo di strutture minimamente rilevanti o radicate, non di collettivi che si svegliano una mattina e ritengono di poter fare politica nazionale, così, perché non hanno di meglio da fare. Ovunque nel mondo si siano sviluppate formazioni che a sinistra hanno raccolto consensi a scapito delle socialdemocrazie ciò è avvenuto sulla base di un appoggio o di grandi strutture sindacali o di rilavanti reti sociali o di movimento; anche làddove le forze socialdemocratiche storiche hanno svoltato a sinistra, come nel Regno Unito di Jeremy Corbyn o negli USA di Bernie Sanders, hanno potuto farlo grazie all’appoggio di reti strutturate con cui magari hanno sdoganato l’elettorato deluso o disilluso della sinistra. In Italia, al contrario, quella che fu la sinistra radicale si è bruciata più rapporti e relazioni di quanti alberi si siano inceneriti quest’anno in Amazzonia, guadagnandosi la totale indifferenza anche dalle tradizionali cinghie di trasmissione del movimento operaio, dalla CGIL all’Arci, dall’ANPI al mondo cooperativo”.

Sostanzialmente Oscar Monaco sembra raccogliere il messaggio lanciato nelle stesse ore dal segretario del Pd Nicola Zingaretti e ribadito da Zingaretti anche ad una iniziativa tenutasi a Poggibonsi in provincia di Siena con una associazione giovanile:  rifondare il Pd, con idee, facce e pratiche politiche nuove, parole d’ordine che tornino ad essere di sinistra e possano riaprire una eleaborazione e un nuovo pensiero, dopo le ubriacature neoliberiste e le innumerevoli sconfitte elettorali.  Monaco, dall’ex Umbria rossa colpita e affondata dal vento sovranista salviniano, passata armi e bagagli tra le regioni a maggiore influenza leghista, dice tra le righe che a sinistra c’è una sola strada percorribile: che è quella che poi stanno percorrendo Sanders e Corbyn (cioè tornare a fare la sinistra), ma va percorsa con un soggetto politico unico, aperto, fatto da anime diverse, ma con una sola casa. Un solo tetto. E l’obiettivo comune di riconquiistare la fiducia dei di quel popolo che un tempo era di sinistra e adesso ha voltato le spalle e magari conquistare le nuove generazioni attente a certi temi come quelli ambientali, ma che fanno fatica a comprendere e a riconoscersi in una politica che sembra fatta solo da addetti ai lavori e per fare carriera. Ma in pratica Oscar Monaco dice che non c’è spazio per una sinistra fuori dal Pd. E quindi il suo addio a Rifondazione, sembra essere anche un appello a dare fiducia al Pd, entrandovi dentro e cambiandolo, anche.  Ma basta con i distinguo, con le divisioni e i partitino dell’1 virgola… 

Nel Pd sia Zingaretti che altri dirigenti (vedi Cuperlo) nei commenti di queste ultime ore hanno già adombrato la possibilità di un congresso, che ridisegni il partito, ora che tra l’altro non c’è più la zavorra renziana che oggettivamente costituiva un freno inibitore per molti. Il buon “Zinga” non esclude addirittura un nuovo cambio di nome… Segno che pensa non solo ad un maquillage, ma a qualcosa di più profondo. Del resto il dilemma sembra essere uno solo: cambiare o arrendersi…

La riflessione di Oscar Monaco apre questa partita anche a livello locale, a partire dall’Umbria dove la ferita della sconfitta è ancora freschissima e brucia tremendamente. Ma vale per l’Emilia Romagna che voterà a gennaio e vale per la Toscana che voterà a primavera. In Toscana per esempio Renzi dopo aver detto inizialmente che non intendeva presentarsi con il nuovo partito Italia Viva alle regionali, ci ha ripensato e dopo il voto umbro ha fatto sapere che invece Italia Viva ci sarà e che punta al 10%. Una percentuale che potrebbe anche diventare determinante per la vittoria o per la sconfitta del centro sinistra.Non ha detto infatti l’ex premier e segretario Pd, se Italia Viva punterà all’alleanza con il Pd e la sinistra oppure no. Sembra poco interessato al’alleanza coi 5 Stelle nonostante sia stato il principale fautore e “deus ex machina” dell’operazione che ha portato al governo Conte Bis. E se Monaco dice che la sinistra, se vuole contare e ritrovare competitività dovrebbe confluire nel Pd, perché al di là del Pd non c’è spazio né agibilità politica, se non per forze marginali fuori dal tempo e dalla storia, il Pd deve al tempo stesso mostrarsi in grado di aprirsi a queste potenziali new entry…

E dovrà anche dire con chiarezza se l’alleanza coi 5 Stelle che tiene in piedi il governo nazionale ed è stata sperimentata con poca fortuna (ma anche senza alcuna elaborazione a monte) in Umbria è stata un passaggio obbligato, ma non sarà mai una scelta strategica, o al contrario può diventare una prospettica strategica ora che da una parte non c’è Renzi e dall’altra non c’è più la parte più anticomunista, antipolitica, revanscista e destrorsa del Movimento, già trasmigrata nella Lega. Il sindaco di Chiusi Bettollini ad esempio sostiene che lui un’alleanza coi 5 Stelle non intende farla. E che se i Pd chiusino nel 2021 vorrà andare per quella strada dovrà trovare un altro candidato a sindaco.

Stefano Scaramelli invece in un commento al voto umbro (il primo e unico da quando è iniziata la campagna elettorale) continua a fare il pesce in barile, dichiarandosi a disposizione per una nuova stagione, per dare un contributo – e qui sembra dire: io ci sono, se il partito mi ricandida farò la mia parte – ma non si capisce bene se si rivolga al Pd o a qualcun altro. Anche lui è i tanti renziani che non hanno seguito Renzi in Italia Viva, in attesa di vedere se la ricandidatura con il Pd poteva scapparci. Ma adesso, con Renzi che annuncia la presenza alle regionali, e non si sa se in coalizione con il Pd o contro, anche Scaramelli è stretto all’uscio. Che fa? va o resta? 

Ma questo è affar suo e del Pd. Per ora. A noi, come riflessione in questo momento sembra più dirompente e interessante quella di Oscar Monaco. E anche l’idea di un Pd diverso, rinnovato, aggiornato, cambiato nei riferimenti, nelle parola d’ordine, nella concezione stessa della politica e del mondo…

Non è detto che la cosa sia facile e che riesca. Finora sono stati molti i buchi nell’acqua a sinistra. Ma come dice Monaco, l’alternativa è ridursi a forze marginali e del tutto ininfluenti. A eserciti di caporali e colonnelli senza truppe, asserragliati in fortini che scricchiolano e cedono giorno dopo giorno.

Non sta a noi dire: allora amici e compagni tutti nel Pd!  Non sappiamo bene neanche cosa voglia fare il Pd. Ma la lettera di Monaco ai suoi compagni di Rifondazione somiglia e richiama quella di Andrea Costa agli amici di Romagna, con la quale annunciava l’abbandono delle velleità dell’anarchismo rivoluzionario per abbracciare l’ideale e la prassi più concreta del socialismo marxista…  La scelta di Andrea Costa fece scalpore, ma anche proseliti ed ebbe un peso importante nella nascita e nell’affermazione del nascente Partito Socialista. Che trovò linfa nelle idee e nelle file degli anarchici… Si dirà che era il 1879,  che Oscar Monaco non è Andrea Costa, che il Pd di oggi non è il Psi degli albori e che i militanti di Rifondazione non sono come gli anarchici dell’800…  Certo. Verissimo. Ma dopo una sconfitta come quella subita dalla sinistra in Umbria (e non è la prima), il minimo che la sinistra può fare è mettersi in discussione e cominciare a ripensarsi. A ridisegnarsi. Anche ipotizzando soluzioni audaci e impensabili prima.  In Gran Bretagna il Labour di Blair era una cosa, il Labour di  Corbyn è un’altra. Eppure è lo stesso partito. E dopo Blair è venuto Corbyn, non il contrario.

m.l.

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