CITTA’ DELLA PIEVE: IL LESSICO (E L’ESKIMO) DI ZINGARETTI: FINALMENTE QUALCOSA DI SINISTRA. E DOMANI ARRIVA FRATOIANNI

CITTA’ DELLA PIEVE: IL LESSICO (E L’ESKIMO) DI ZINGARETTI: FINALMENTE QUALCOSA DI SINISTRA. E DOMANI ARRIVA FRATOIANNI
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IL RUOLO DECISIVO DEI 5 STELLE. SE CI SONO ANCORA…

CITTA’ DELLA PIEVE – Diciamolo subito: Nicola Zingaretti non è uno che scalda i cuori. Non è Enrico Berlinguer. E come affabulatore non è nemmeno Matteo Renzi. E’ il segretario nazionale del Pd, ma sembra uno che è lì di passaggio. Uno cui hanno affidato una nave in avaria perché tra quelli che c’erano era l’unico che aveva visto un film sulle navi…  Però a pelle sembra una brava persona. E uno che si presenta a fare un comizio elettorale con i jeans e una giacchetta simil militare del colore dell’eskimo di Guccini fa simpatia. Ma ieri a Città della Pieve Nicola Zingaretti, arrivato per sostenere il candidato del centro sinistra allargata ai 5 Stelle Vincenzo Bianconi alle regionali di domenica prossima, non ha fatto solo simpatia, ha fatto anche un discorso “di sinistra”. Ha ricordato Nanni Moretti che guardando D’Alema alla Tv bofonchiava ” E dai D’Alema dì qualcosa di sinistra!”.

Zingaretti, al di là dell’aspetto un po’ pop, come è la politica di oggi, al di là delle classiche cose da campagna elettorale, ha rispolverato e lucidato a puntino un lessico non solo popolare, ma anche “di classe”. E l’ha pure usato il termine “classe”. Cosa alquanto inusuale, da anni, anche a sinistra. Ha parlato di difesa dei diritti e del potere di acquisto dei meno abbienti, del diritto allo studio di fronte ad un crescente abbandono scolastico e dell’università  a causa dei costi che le famiglie, certe famiglie non possono più permettersi di pagare; del diritto ad una sanità pubblica efficiente e gratuita;  della difesa dell’ambiente e del lavoro come frontiere invalicabili. E capisaldi di ogni politica futura. E non ha nascosto o messo sotto il tappeto gli errori e gli scandali che hanno gettato nel fango la giunta regionale e la sinistra umbra. Ha guardato avanti, senza dimenticare però il passato, quello buono. Ha parlato di innovazione e rinnovamento anche generazionale dello stesso Pd, ma senza scadere nella furia iconoclasta della rottamazione generalizzata. Ha rivendicato l’europeismo del Pd, sottolineando il fatto che il presidente del parlamento europeo non è un sovranista, ma l’italiano e Pd David Sassoli, che a fare il ministro dell’economia sarà Paolo Gentiloni…

Ha attaccato senza peli  sulla lingua e senza reticenze la politica di Salvini sull’immigrazione (esasperata per nascondere altre debolezze e per non parlare di altro), ha ricordato e sottolineato che è stato lo stesso Salvini, ieri, a dire che “non si può candidare a governare una Regione chi ha portato il suo comune al dissesto”…  Che è ciò che ha fatto la sindaca di Montefalco Donatella Tesei, candidata leghista in Umbria. Candidata che lo stesso Salvini, la Meloni e Berlusconi stanno oscurando fino a renderla invisibile in questa campagna elettorale. Zingaretti ha fatto appello ai militanti del Pd, a tutte le forze progressiste e ai cittadini che non vogliono consegnare l’Umbria alla peggiore destra che si ricordi, affinché si mobilitino fino a domenica sera, quando chiuderanno i seggi, per una battaglia che non è solo politica ed elettorale, ma anche culturale.

Tutto questo in una piazza Plebiscito che non era certo Piazza San Giovanni. Davanti 2-300 persone che di martedì, alle 18,30 a Città della Pieve recentemente comune strappato di mano al Pd da una lista civica appoggiata dalla Lega e dalla destra, non è poi un risultato disprezzabile. Il palco spartano e dimesso. Zingaretti in piedi, con il microfono in mano e a fianco il commissario Verini, il segretario del circolo Pd di Moiano Cannoni e la candidata del Trasimeno alle regionali Meloni. E’ arrivato a piedi, senza scorta il segretario. Lontani, lontanissimi i tempi in cui il segretario del più grande partito della sinistra arrivava a Moiano e radunava decine di migliaia di persone. Lontani anche i tempi di Veltroni, candidato spesso in Umbria, che riempiva comunque la piazza. O di Renzi che quando arrivò a Chiusi con il camper, sembrava fosse arrivata la madonna col bambino…

Il Pd non è il Pci e non ha il vento in poppa. E’ il partito che ha subito più scissioni e defezioni della storia… E’ un partitello  che ormai è sotto al 20%. In Umbria, una delle tre ex regioni rosse, non è più neanche il primo partito. E Zingaretti è lo specchio di tutto questo, di un partito in difficoltà, ma ieri sera a Città della Pieve è sembrato una figura viva e non una natura morta. Ha pigiato sul tasto dell’orgoglio e dell’appartenenza, sul tasto della tradizione e identità democratica e progressista degli umbri. Lo ha fatto con la faccia di chi ne è convinto. Non con rabbia, ma con molta energia. E ha preso applausi anche da chi al Pd non le ha mandate a dire negli ultimi anni.

Il sindaco pievese Fausto Risini era presente, nelle retrovie, e forse avrà sentito fischiare le orecchie, lui che viene da quella storia lì e ora si ritrova a guidare il Comune con la Lega che dice che Città della Pieve è uno dei “suoi comuni”. In prima fila c’era invece il sindaco di Chiusi Bettollini, con altri consiglieri comunali e dirigenti Pd della cittadina etrusca che due ore prima erano a Castiglione del Lago ad altra iniziativa con il sindaco Burico. Il governatore della Toscana Rossi annunciato, ha dato forfait, ma la regione confinante le sue truppe in appoggio le ha mandate comunque.

Dopo Salvini, venuto il 25 settembre e Zingaretti,arrivato ieri, domani giovedì 24 ottobre (Rocca medievale, ore 17,00)  sbarcherà a Città della Pieve un altro leader nazionale: si tratta di Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana, anche lui a sostegno di Bianconi e della lista  “Sinistra Civica e verde” che ha tra i candidati anche il pievese Ivan Marchesini.

Anche Fratoianni, come Zingaretti punta sull’orgoglio umbro e sulla cultura pacifista e democratica degli umbri. A questo proposito circola un appello al voto firmato tra gli altri da figure come Claudio Carnieri, Francesco Mandarini, Mauro Volpi, Stefano Vinti, Renato Locchi e a livello locale da Fiorello Primi, Marco Bertozzi, Miriana Marabissi, Nicola Cittadini, Moreno Caporalini, Gabriele Olivo…

“L’Umbria ha bisogno di una svolta profonda. Per questa svolta la cultura delle destre, il sovranismo egoista, sarebbe il peggior nemico. La destra porterebbe l’Umbria nell’isolamento, fuori dai processi riaperti in Europa e lontano dalle scelte del governo nazionale. Ci riflettano le forze più vive dell’Umbria, quelle del lavoro, dell’impresa e della ricerca! La crisi umbra, nel decennio trascorso, è stata pesantissima, tra le più dure in Italia. Di questo si deve discutere per trovare soluzioni che rilancino lo sviluppo, valorizzino il lavoro, creino occupazione, allarghino i diritti, sviluppino la ricerca scientifica e gli investimenti pubblici per creare impresa e per elaborare politiche industriali efficaci. In questi anni le diseguaglianze sono aumentate, le famiglie hanno ridotto gli investimenti nell’istruzione dei figli; le politiche sociali sono arretrate e sono mancate politiche di salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Serve una svolta alla quale sono chiamate le forze della sinistra, che sono fondamentali nello schieramento che sostiene alle elezioni regionali Vincenzo Bianconi Presidente. Bisogna ripensare l’Umbria, con la stessa forza con la quale, in passato, le nostre classi dirigenti seppero prendere questa regione, molto povera e arretrata, e portarla nel cuore dello sviluppo nazionale. E’ necessario rompere gli incroci opachi tra Istituzioni e società, evidenziati dalla vicenda sanità, senza dimenticare che la sanità pubblica in Umbria è tra le più qualificate d’Italia, mentre la destra, approfittando dello scandalo, vorrebbe aprire alle privatizzazioni.E’ possibile aprire una strada nuova nel solco della tradizione ideale e civile dell’Umbria che è ricca: dal pacifismo di Capitini al volontariato, al meraviglioso tessuto di beni culturali, respingendo lo spirito chiuso, corporativo, aggressivo che spacca la comunità con il quale le destre si sono inserite in questi mesi nella vita delle città umbre. E’ una battaglia di civiltà!”

Sì, in effetti, per come si sta mettendo la campagna elettorale, al di là delle magagne del “sistema Umbria” e della discesa in campo dei big nazionali per una regione che ha meno abitanti di Genova, sembra proprio che lo scontro non sia sulla politica sanitaria o sulla viabilità, nemmeno sulla ricostruzione post terremoto, quanto piuttosto su una concezione dell’Italia, dell’Europa e alla fine sulla concezione del mondo. Dei rapporti tra gli Stati e tra le persone.

Il gruppo dirigente del Pd che ha governato in Umbria negli ultimi 20 anni ha compiuto nefandezze. Si è autoprotetto e autoriprodotto, si è arroccato in un castello che alla fine è crollato. I 5 Stelle hanno contribuito in maniera decisiva a farlo crollare, ma anche loro, adesso, sono alleati con il Pd e con la sinistra, o meglio con chi dice di voler rinnovare il Pd e la sinistra evitando però, prima di tutto, che l’Umbria cada in mano alla destra. Perché la cura sarebbe peggiore del male. E se anche i 5 Stelle sono arrivati a questa posizione, non può essere solo in ossequio alla linea nazionale. Loro la Lega e il salvinismo  li hanno  sperimentati nel governo precedente, avranno capito di cosa si tratta. Adesso possono essere decisivi per fermare Salvini e aprire una stagione nuova. Se ci sono ancora e non si sono liquefatti.

m.l.

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