LE MIGRAZIONI DI IERI E DI OGGI, IL RAZZISMO DI TRUMP E L’IPOCRISIA SOVRANISTA CHE CI FA TORNARE SCIMMIE

mercoledì 17th, luglio 2019 / 12:45
LE MIGRAZIONI DI IERI E DI OGGI, IL RAZZISMO DI TRUMP E L’IPOCRISIA SOVRANISTA CHE CI FA TORNARE SCIMMIE
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CHIUSI – Sono passati quasi due mesi da quando il 24 maggio scorso, portammo in scena “On the road. Again” uno spettacolo teatral-musicale in cui si parlava di fenomeni epocali, come le migrazioni e la deindustrializzazione. Si parlava delle migrazioni degli anni ’30 raccontate da Steinbeck e da Woody Guthrie con centinaia di migliaia di persone impoverite, affamate, incattivite  in marcia sulla Route 66 per raggiungere la California, una specie di terra promessa, ma anche delle migrazioni di oggi, dal centro America agli Usa, con il muro al confine ad El Paso e a San Diego e la polizia che cerca di rimandare indietro le “carovane” di  latinos che cercano un futuro migliore. E infine si parlava della Rust Belt, della fascia della ruggine, ovvero di quella zona che un tempo era piene di fonderie, acciaierie, culla dell’industria pesante americana e che da 20 anni a questa parte è una catena infinita di capannoni e stabilimenti vuoti, di carriponte abbandonati, con gli operai, per lo più immigrati polacchi, italiani, russi, irlandesi espulsi dal lavoro e diventati “invisibili”. 

Operai e fabbriche cantate con rabbia operaia da Bruce Springsteen. Lui stesso figlio di immigrati, amico di immigrati, marito di un’immigrata…  Ecco, di questo si  parlava in On the road. Again, attraverso le storie e le canzoni di 3 giganti del folk-rock. Uno dei tre anche, per inciso, Premio Nobel per la letteratura. E non certo per caso. 

Bene: nei giorni scorsi il presidente americano Trump ha invitato alcune deputate statunitensi, cittadine americane, ma non proprio bianche e bionde come lui, a tornare nel loro paese d’origine. Perché se vogliono difendere i diritti degli immigrati, lo facciano a casa loro. Le quattro deputate si chiamano Alexandria Ocasio Cortez, Rashida Tlaib, Ayanna Presley e Ilhian Omar.

La cosa è buffa però, perché anche Trump, seppur bianco e biondo, è di origine straniera. E negli Stati Uniti gli americani-americani sono solo gli indiani, sterminati a milioni e adesso ridotti a poca cosa. Tutti gli altri sono immigrati di prima, seconda, terza, quarta o quinta generazione. Negli Usa ormai si parla più spagnolo che inglese. Oppure una via di mezzo che chiamano spainglish…  Lo stesso Donald Trump è di origini tedesche. Suo nonno, arrivato in America su un”barcone”, come migliaia e migliaia di italiani, si chiamava Drumpf, che in effetti è poco americano come cognome, e scappò negli Usa per evitare di arruolarsi, quindi per disertare la leva. Era dunque un ricercato come il garibaldino chiusino Rizieri o il “terrorista mazziniano” Charles Di Rudio citati anche loro nello spettacolo di cui sopra… Un  immigrato irregolare, insomma. Ma l’America è un grande Paese. Offre a tutti una possibilità. Tanto che l’immigrato di terza generazione Donald Trump non solo ha fatto milioni a palate, ma è diventato presidente degli Stati Uniti. Così come Kennedy e Obama anche loro di origine non proprio statunitense.

E Trump vuole alzare, allungare e potenziare il muro al confine con il Messico. Vuole dare la caccia agli immigrati. E vuole rispedire nel proprio paese d’origine Alexandria Ocasio Cortez e le altre sue 3 colleghe nere o diversamente bianche, perché colpevoli di difendere i diritti degli immigrati, di voler permettere ad altre famiglie di avere le stesse opportunità di cui ha goduto la famiglia di Donald Trump. E Donald Trump stesso.

Le deputate in questione sono tutte nate negli Stati Uniti. Come Trump. E sono tutte di origini straniere. Come Trump. Ma per Trump e i suoi elettori  le 4 deputate hanno ancora un “paese d’origine” in cui dovrebbero tornare. Trump no. Lui è americano. E come usa dire: Gli americani prima di tutto!

Questi discorsi si sentono fare anche in Italia. Dove molta gente ha la memoria corta o l’ha persa del tutto. Dove ci si mobilita (giustamente) per salvare un gattino o un orso braccato nei boschi del Trentino, ma si sparerebbe volentieri a cannonate ai barconi pieni di migranti in mezzo al Mediterraneo. E se qualcuno di quei barconi affonda e ci scappano 72 morti il primo pensiero di molti è “bene, 72 di meno!” Con tanti saluti al senso di umanità che gli italiani hanno sempre dimostrato.

In Toscana si applaude e si spera nei dollari americani del miliardario Rocco Commisso,  per il rilancio della Fiorentina. La Viola sarà d’ora in poi una squadra a stelle e strisce,  ma Commisso è nato in Calabria ed è emigrato negli Stati Uniti quando aveva 12 anni. Anche lui come Trump ha fatto soldi a palate e ora può comprare ciò che vuole. E’ uno che ce l’ha fatta, certo. Ma sempre di “emigrante” si tratta.

Ogni tanto quando si sentono certe notizie in Tv (come la sortita di Trump sulle 4 deputate “colored”) bisognerebbe fermarsi un attimo e pensare.  Ha ragione chi dice che “il novello sovranismo mondiale ci sta facendo tornare ad essere scimmie che marcano il territorio e si battono il petto davanti agli intrusi per mostrare la propria forza e superiorità”. Ecco fermiamoci un attimo, riflettiamoci.  Dall’ignoranza e ipocrisia all’involuzione della specie, il passo è breve.

m.l.

 

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