VERSO IL 25 APRILE: IL “FUOCO AMICO” CHE FECE 400 MORTI SUL PONTE DI ALLERONA

lunedì 15th, aprile 2019 / 18:28
VERSO IL 25 APRILE: IL “FUOCO AMICO” CHE FECE 400 MORTI SUL PONTE DI ALLERONA
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ORVIETO -Tra dieci giorni è il 25 aprile, Festa della Liberazione. Il Ministro Salvini ha detto che non parteciperà alle celebrazioni, perch° a lui non interessa il derby tra comunisti e fascisti. E ha detto una cazzata grossa come una casa. Perché la guerra di liberazione non fu un derby, ma una cosa maledettamente più seria. Non fu solo una questione tra comunisti e fascisti, ma tra i fascisti che avevano portato il Paese alla guerra e il popolo, che ad un certo punto si ribellò, prese le armi per cacciare l’esercito occupante e riconquistare la libertà e la democrazia. E in quel popolo in armi c’erano i comunisti, i socialisti, i liberali, i repubblicani, gli “azionisti”, i cattolici e i democristiani, i monarchici, molti militari, preti, donne e uomini senza tessera di partito e senza bandiera.

Dovrebbe studiare Salvini prima di dire certe cose. E un ministro dell’Interno, in Italia, non può non partecipare alle celebrazioni del 25 aprile. A meno che non parteggi, oggi, per chi allora stava dall’altra parte. Dalla parte sbagliata.

Il problema è di Salvini. Di chi lo vota e soprattutto di chi  lo vota o sta con lui al governo pur avendo alle spalle una cultura politica democratica e antifascista. Su queste cose non si scherza, non si fanno battute da Bar sport come per una partita di pallone.

Detto questo, nell’approssimarsi del 25 aprile, vogliamo qui ricordare un episodio che è riemerso dall’oblio qualche giorno fa. Ne ha parlato il quotidiano La Repubblica. Ma la ricerca è opera di una studiosa inglese residente da anni a Castiglione del Lago.  La storia è quella di un drappello di 8 soldati americani che nel ’44 furono fucilati dai nazisti a Montebuono nel reatino.

Quegli 8 militari erano già scampati alla battaglia di Cassino, dove furono fatti prigionieri e il 28 gennaio del ’44 si trovavano sul convoglio tedesco che li trasportava in qualche campo di prigionia e che fu bombardato dagli alleati mentre passava sul ponte di Allerona, sopra al fiume Paglia, pochi chilometri a nord di Orvieto. A Chiusi quella notte la gente si accalcò nel parco dei Forti  a vedere il bombardamento di Allerona, come fossero fuochi d’artificio…

Il treno non aveva le insegne convenzionali previste dai trattati internazionali per i prigionieri di guerra e fu colpito come se fosse un convoglio di munizioni (tipo quello bombardato alla stazione di Chiusi il 21 novembre del ’43). L’attacco alleato causò oltre 400 vittime tra i prigionieri britannici, americani e sudafricani. Una carneficina da “fuoco amico”, si direbbe oggi. Per questo rimasta piuttosto sottotraccia nella storiografia ufficiale.

Quegli 8 soldati Usa riuscirono a scappare mentre il treno saltava in aria e le lamiere ricadevano sul greto del Paglia e dopo varie peripezie, finirono nella Sabina, nei pressi di Rieti, dove furono catturati, messi al muro, e trucidati. La ricercatrice britannica Janet Kinrade Dethick, che come dicevamo è residente a Castiglione del  Lago da anni ed ha pubblicato anche il libro “La battaglia del Trasimeno”, ha ricostruito il mosaico degli ultimi mesi del drappello di soldati: dalla cattura nei combattimenti del 15 dicembre 1943, cinque miglia a sud di Cassino, al trasferimento in un campo di transito a Frosinone; dal successivo passaggio nell’altro campo di Fara Sabina, alla partenza in treno per la Germania; dalla fuga dopo il bombardamento del convoglio, alle peripezie che portano gli otto uomini fino all’eremo di San Benedetto. E lì l’epilogo della fucilazione.

La Liberazione di questo territorio senza l’intervento degli Alleati non sarebbe avvenuta. Il contributo delle truppe anglo-americane con i reparti neozelandesi, canadesi, sudafricani, indiani fu senza dubbio decisivo, ma nell’avanzata da Roma verso nord gli errori non mancarono. E furono errori costosi, in termini di vite umane. Il bombardamento del treno sul ponte di Allerona è uno di questi errori. A Chiusi le truppe britannico/sudafricane sbagliarono le coordinate, considerando già liberato un paese che invece era ancora in mano ad una guarnigione di paracadutisti della Herman Goering che respinse l’attacco e vinse la famosa battaglia del teatro, prima di ritirarsi facendo saltare in aria la porta della città e minando tutto il centro storico…

Il 25 aprile serve a ricordare oltre al riscatto degli italiani con la Resistenza, anche il sacrificio e il contributo di quei ragazzi venuti da oltre Manica e da oltreoceano, dal Sudafrica e addirittura dalla Nuova Zelanda a combattere e a morire per la nostra libertà, talvolta e in qualche circostanza caduti per errori tattici e strategici di comandanti poco attenti.

E ci piace pensare che le anime di quei ragazzi prigionieri chiusi in quei vagoni ad Allerona, oggi siano lì a girovagare nelle acque del Paglia, come i “lucci argentati”, mentre dall’ombra dei fosse gli fan veglia mille papaveri rossi…

m.l.

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