L’INVETTIVA FEROCE DI BERRUTO CONTRO IL GOVERNO GIALLO-VERDE. QUANDO LO SPORT ENTRA A GAMBA TESA SULLA POLITICA

mercoledì 16th, gennaio 2019 / 16:38
L’INVETTIVA FEROCE DI BERRUTO CONTRO IL GOVERNO GIALLO-VERDE. QUANDO LO SPORT ENTRA A GAMBA TESA SULLA POLITICA
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Gli uomini (e le donne) di sport, quando parlano di politica, non sempre dicono cose rilavanti. Spesso si fermano alle banalità. Raramente vanno oltre i luoghi comuni. Non è il loro mestiere, è comprensibile. Ma quando figure dello sport, parlando di politica, escono dal recinto delle banalità e dei luoghi comuni, l’effetto è una deflagrazione. Perché chi è uomo o donna di sport sa cosa vuol dire vincere o perdere, sa cosa vuol dire sudare per raggiungere un risultato, sa che bluffando nello sport non si va lontano, perché nello sport i valori alla lunga emergono e le magagne pure. Non c’è niente da fare. Se poi lo sport in questione non prevede il pareggio, cioè il tric-trac, la via di mezzo, il compromesso, ma solo la vittoria e la sconfitta e se per di più lo sport in questione è lo sport di squadra per eccellenza, il più “progressista”, direi pure socialista e gramsciano che ci sia, perché devi “cooperare” per regolamento, perché il gesto individuale e individualista conta poco, mentre conta molto l’organizzazione, il collettivo, l’azione studiata e ristudiata a tavolino, il feeling tra i giocatori che devono fare ognuno la propria specifica parte, ma ruotando in campo, quindi devi saper recitare anche la parte degli altri, beh, in quel caso non è inusuale che la persona di sport possa e sappia parlare di politica dicendo cose pesanti come macigni e non banalità.

Qualche anno fa ho sentito lezioni stratosferiche sull’etica della sconfitta e sulla solidarietà e lo spirito di gruppo da parte di Julio Velasco, il coach che vinse tutto con l’Italia del volley all’inizio degli anni ’90 e adesso allena a Modena. Ieri ho letto un post di Mauro Berruto. Stesso sport. Anche lui ex coach della Nazionale azzurra dal 2010 al 2015.

Berruto a dire il vero non è solo uomo di sport. Tiene rubriche sui giornali e in Tv, scrive romanzi e insegna alla “Scuola Holden”, quella fondata da Baricco…

E’ uno sportivo, certo, ma anche un intellettuale. E ieri ha scritto le cose più dure che mi sia capitato di leggere in questi mesi sul governo gialloverde. Se nel calcio il takle scivolato, detto “estirada” in spagnolo, è uno dei fondamentali per fermare l’avversario che scappa sulla fascia, nello sport di Berruto e di Velasco uno uno dei fondamentali per evitare che l’avversario metta la palla a terra si chiama “muro”. Ecco Berruto, ieri, nei confronti di 5 Stelle e Lega ha alzato un “muro” che fa impallidire quello di Berlino e che non lascia intravedere crepe o cedimenti o “falle” come quello che Trump vuole potenziare ai confini col Messico. Quello di Berruto è un muro degno del miglior centrale. Uno di quelli che ti rimandano la palla in faccia, con tanti saluti.

La sua è una “lettera aperta al governo giallo-verde” e comincia con una parola che non ammette fraintendimenti: “cialtroni”.  Poi prosegue così:

Il vostro difetto non è l’incapacità, ma l’arroganza.  La vostra colpa non è di non aver idea di come si governi un Paese, ma quello di credere di saperlo fare e di aver fatto credere di saperlo fare.Vi siete smentiti su tutto. Avete dimostrato un’incompetenza abissale, tipica di chi crede di poter parlare di immunologia avendo studiato su Facebook, di politiche del lavoro avendo fatto lo steward al San Paolo o di riforma dello sport avendo fatto l’istruttore in una palestra della Virgin (gli esempi si riferiscono a fatti e persone realmente esistiti!).
Decine di piroette da circo non vi risparmiano il fatto di esservi dimostrati più trasformisti dei peggiori trasformisti.
Avete fatto retromarcia su Euro, Europa, salvataggi delle banche, streaming, impeachment, Tap, Tav, Ilva, chiusure domenicali, alleanze di governo, voti di fiducia, Nato, Ius soli, accise, condoni, trivellazioni, F35 e chissà quante altre cose. Sono talmente tante che non riesco a ricordare!”

Parole pesanti, condite da giudizi senza appello: “Siete il peggior governo della storia di questo Paese e siete riusciti a raggiungere questo traguardo in poco più di sei mesi. Nonostante questo non accettate l’evidenza di essere inadeguati. Sarete spazzati via dalla storia, questo è certo”, scrive Berruto. Che però, amareggiato sottolinea “Ma prima farete dei danni. Tanti.  Lascerete morti e feriti sul campo (e in mare) e ci vorrà del tempo prima di poter calcolare per bene il disastro creato e il deserto intellettuale e morale che avrete generato.
Sì, perché oltre ai danni all’economia, al mondo del lavoro, alla salute (proprio quella fisica) del Paese, alla capacità di aver ridato polmoni a odio, rabbia, razzismo, fascismo ci saranno anche danni che non si potranno quantificare con la calcolatrice, quelli che farete agli esseri umani. Non mi riferisco (solo) agli stranieri con la cui vita giocate, tenendoli in mezzo al mare in un modo disumano o ai clochard a cui vi bullate di buttare le coperte in un cassonetto, ma al cervello e all’umanità di tanto nostri connazionali, specialmente quelli più giovani. State insegnando ai ragazzi, ai nostri giovani, che studiare non serve a niente, state seminando incompetenza, bullismo, arroganza, sfregio delle istituzioni di qualunque genere…” .

Proseguendo, la lettera aperta dell’ex coach dell’Italvolley sottolinea altri “misfatti”:  “Avete schedato gli uomini di scienza. Sono operazioni che se aveste studiato un po’ di storia, vi farebbero venire in mente qualcosa di già visto. Ai più anziani, qualcosa viene in mente di sicuro: ne hanno già viste di persone come voi .(…) Questo è il Paese di Venezia, di Firenze, di Siena, di Roma, di Napoli, di Palermo, di Torino. Dell’arte, della cultura, della scienza, della tecnologia, della biodiversità. Ma come è possibile che tutto questo sia finito nelle vostre mani sciagurate? Non solo qualcuno lo ha permesso, creando un vuoto riempito dal vostro livore e dalla vostra arroganza, ma c’è anche chi ha preferito stare a guardare. 
“Odio gli indifferenti”, diceva Antonio Gramsci e io non sopporto più né voi né tutti quelli che vi stanno a guardare, senza fare o dire niente. 
Siete la sciagura di questo Paese, che grazie al cielo, è talmente grande, pieno di intelligenza e di bellezza che vi spazzerà via e vi condannerà a dover rappresentare per sempre l’esempio perfetto dell’incompetenza assoluta, del vuoto morale e culturale.
Io non vado via.  Resto qui a presidiare il territorio e a fare quello che posso per restituirlo, ripulito da questa immondizia, a chi verrà dopo grazie a una doppia operazione: un Risorgimento, che ci restituisca un’unità nazionale vera, (niente a che fare con quello che fate finta di raccontare) e un Rinascimento, di bellezza, di cultura, di ambizioni, di sogni. 
Io non vado via. Resto qui, perché il mio Paese lo rivoglio indietro. 
E quando infilare un messaggio di odio fra un paio di foto di gattini o del piatto della cena non funzionerà più, questo Paese ritornerà ad essere il più bello del mondo. 
Sì, perché questo crimine è proprio imperdonabile: avete imbruttito il Paese più bello del mondo (…) Ricostruiremo, ripuliremo e ricorderemo. Perché siete un pericolosissimo niente, ma non ci sarà nessuna damnatio memoriae per voi.  La vostra maledizione sarà nell’essere ricordati, per sempre. Come i peggiori”.

Certamente ci sarà qualcuno che dirà che Mauro Berruto ha debordato, ha esagerato con l’invettiva. Che la sua versione dei fatti è troppo tranchant e che prima non è che fossero rose e fiori. Che di danni ne hanno fatti parecchi anche i governi precedenti. Gli ultimi due o tre e quelli di prima ancora. Però è evidente che Berruto ha scritto cose che le opposizioni politiche in parlamento e nel Paese al governo giallo-verde non hanno mai detto, non in modo così diretto. Qualcosa del genere l’ha detta Saviano, qualche accenno di delusione e amarezza è affiorato qua e là nei commenti di alcuni attori, cantanti, giornalisti, scrittori che avevano riposto speranze nella funzione salvifica dei 5 Stelle e che adesso parlano di deriva fascistoide…

Berruto non ha usato mezze parole, non ha avuto peli sulla lingua. Ci è andato giù pesante, con la mazza, prima ha alzato, come dicevo, un “muro” da paura, poi ha schiacciato la palla a terra con tutta la forza del suo braccio, senza pietà, come si usa fare in campo, nello sport, quando tra le due squadre c’è ruggine e qualche onta da lavare.

Si può essere d’accordo o meno con Mauro Berruto, ma il coraggio dell’invettiva non è da tutti. Il coraggio dell’invettiva contro il potere costituito è prerogativa di pochi, perché il potere è vendicativo, sempre, indipendentemente dal colore che ha. Quindi onore al coraggio di Berruto, che è solo un uomo di sport, però, e non il capo o un esponente dell’opposizione. Anche in questo caso il Pd è stato scavalcato e lasciato a terra a baloccarsi con le sue primarie prossime venture.

Marco Lorenzoni

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