LA NOMINA DI LINO BANFI ALL’UNESCO, UNA PUGNALATA A CHI STUDIA…

martedì 22nd, gennaio 2019 / 19:55
LA NOMINA DI LINO BANFI ALL’UNESCO, UNA PUGNALATA A CHI STUDIA…
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La nomina di Lino Banfi all’Unesco, e soprattutto le parole molto pesanti che lui ha pronunciato probabilmente in maniera inconsapevole, mi hanno stimolato a dare forma a dei pensieri che mi frullano nella testa da tanto.
Meno superlaureati, più sorriso.
È una coltellata a una generazione che è piena di titoli di studio ed è senza potere, senza rappresentanza, senza ricchezza (basta guardare le statistiche su dove si annidano prevalentemente i lavoratori poveri).
È una coltellata a una generazione che ha pensato che bastasse accumulare titoli, essere educati e produttivi e competere alla morte per ottenere ciò che si desidera in nome del fatto che ciascuno di noi è speciale. Ormai comincio ad avere quel minimo di esperienza per avere capito che quest’aspettativa con cui siamo cresciuti è una balla.
Personalmente vivo una frattura, perché non posso far altro che continuare ad accumulare titoli e produttività, però so che alla mia generazione servirebbe ben altro: organizzazione e lotta politica e sindacale (in forme possibilmente nuove e contemporanee, beninteso).
Mi rendo conto, però, che la frattura che io vivo è molto diversa da quella che vive la maggior parte dei miei coetanei “titolati”.
La frattura dominante è ancora tutta generazionale e negli ultimi mesi ha aggiunto un nuovo livello, diventando una tenaglia. Da un lato il rapporto di dipendenza – amore – odio – rivalsa con la generazione dei padri e delle madri, su cui moltissimo si è scritto e altro non voglio aggiungere. Dall’altro lato, l’odio per i propri coetanei che “ce la stanno facendo” nell’arena pubblica, cioè degli ignorantoni come Di Maio e Di Battista. In sintesi, ho visto le migliori menti della mia generazione da un lato litigare coi Burioni (e sentirsi rinfacciare che lui è professore ordinario, branco di falliti che lo criticate) e dall’altro lato scrivere articoli e libri su quanto il popolo sia ignorante e faccia schifo. Non ci salveremo di certo così.
Forse non ci salveremo comunque, però penso si debbano avere chiari degli obiettivi e per me quello fondante è la qualità del lavoro: valore, riconoscimento, stabilità.

Davide Astolfi

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Farida