I VERBALI DELLA PRIGIONIA DI MORO FURONO BRUCIATI NEL COVO BR DI MOIANO? UNA STORIA CHE OGNI TANTO RIAFFIORA E CON LA QUALE NON ABBIAMO ANCORA FATTO TUTTI I CONTI…

mercoledì 26th, dicembre 2018 / 20:34
I VERBALI DELLA PRIGIONIA DI MORO FURONO BRUCIATI NEL COVO BR DI MOIANO? UNA STORIA CHE OGNI TANTO RIAFFIORA E CON LA QUALE NON ABBIAMO ANCORA FATTO TUTTI I CONTI…
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PERUGIAOltre alle lettere note inviate alle moglie, al Ministro dell’Interno di allora Francesco Cossiga,  al segretario della Dc Zaccagnini ,tutte abbondantemente note, ci sarebbero stati altri documenti relativi alla “prigionia” di Aldo Moro nella prigione del popolo delle Br: i verbali e addirittura i nastri registrati degli interrogatori. Documenti che certamente avrebbero avuto un impatto molto potente sulla Democrazia Cristiana, ma anche sull’opinione pubblica dell’epoca. Già Umberto Eco nel 1978, nel silenzio generale imbarazzato degli intellettuali, propose una lettura  “simbolica” dei comunicati delle Br e delle lettere del presidente della Dc prigioniero. E certamente i nastri, con la voce di Moro dalla prigione delle Br, avrebbero contribuito a capire qualcosa di più di una vicenda ancora oscura a 40 anni di distanza.  Ma quei nastri e quei verbali non sono mai stati trovati. Secondo una tesi, che è poi la testimonianza del brigatista Prospero Gallinari, morto nel 2013, quei nastri e quelle carte sarebbero state bruciate, quindi distrutte, qualche mese dopo l’uccisione di Moro nel casolare di Moiano dove si riuniva la Direzione strategica delle Br, in quel periodo. A parlare per primo del casolare di Moiano di il pentito Patrizio Peci, nel 1980, dicendo che i brigatisti si riunivano “vicino a Chiusi, in un casolare che si vedeva dal treno, poco prima della stazione…”.

In effetti il casolare in questione si trovava a Caioncola, nel comune di Castiglione del Lago, ma, appunto nei pressi di Moiano e, non lontano dalla ferrovia, a 5 minuti dalla stazione di Chiusi.

Il 2 maggio 1980, con un bliz compiuto dall’alba alle 10 di mattina, con decine e decine di agenti, la Digos  setacciò un intero quartiere di Chiusi Scalo, su mandato del giudice Imposimato. Cercavano un brigatista, pedinato,  che aveva fatto perdere le proprie tracce tra via Pisacane, via Nazario Sauro e via Oslavia…Si seppe più tardi che si trattava di un giovane che aveva dei parenti a Chiusi e una casa a Moiano. Anzi a…. Caioncola: Loris Scricciolo, omonimo e parete alla lontana dell’onorevole socialista. Negli anni precedenti aveva dato una mano alla Fgci di Moiano, frequentava, come tutti, alle’poca a Casa del Popolo, dove nel ’74 era esplosa una bomba due volte più potente di quella di Piazza della Loggia a Brescia. Che solo per un caso non fece morti e feriti.

Nell’82 la Digos arresta a Moiano Federico Ceccantini e Daniela Bricca, marito e moglie,  che si dichiarano prigionieri politici. Due giorni a dopo a Roma vene arrestato il sindacalista  e responsable delle relazioni internazionali della Uil, Luigino Scricciolo, che è il cugino di Loris . Il 6 Febbraio la Digos è ancora a Caioncola, cerca armi e le trova. In una buca. Sono parecchie: sette bombe anticarro, un lanciarazzi, ottocento cartucce, una P38, gelatina e maschere antigas, Poco lontano, un mitra, una Beretta 7/65, 60 proiettili, un paio di bombe a mano, document in bianco, timbri rubati. Finisce in manette anche il giovanissimo Silvano Favi, il “custode” delle armi, anche lui frequentatore della Casa del Popolo di Moiano e militante del Pci.

Chiaro però che i coniugi Ceccantini e Favi sono solo “manovalanza”. Loris Scricciolo, è romano e sembra avere un ruolo un po’ più alto in grado. Il lro arresto è un fulmine a ciel sereno che squarcia l’aria della provincia umbra, più della bomba del ’74…  L’arresto di Luigino Scricciolo, ancora di più. E’ un colpo di teatro, nessuno crede al suo coinvolgimento con le Br… ma al di là delle responsabilità delle persone finite in manette, che a Moiano ci fosse un covo delle Br è un fatto appurato. E che lì, non si riuniva solo una “cellula” locale, ma qualcosa di più è altrettanto appurato. E delle riunioni nel casolare di Caioncola hanno parlato, nel corso degli anni e di vari interrogatori, interviste e deposizioni, anche altri brigatisti, come Antonio Savasta, Valerio Morucci Adriana Faranda, Barbara Balzarani…

A parlare dei documenti del sequestro Moro bruciati a Moiano, come dicevamo fu Gallinari.  Ma la Faranda ha detto di non ricordare tale circostanza. Savasta invece ha dichiarato di ricordare che furono bruciate delle carte, ma di non sapere quale fosse il contenuto, ricorda però che tra le carte c’era la patente di Aldo Moro. L’episodio sarebbe avvenuto, come abbiamo accennato poc’anzi, alla fine del 1978, cioè dopo l’uccisione di Moro e prima che il “covo” fosse  citato da Peci, individuato e scoperto… Lo scopo del “rogo” sarebbe stato quello di distruggere ogni possibile elemento (rumori di fondo, voci ecc.) che avrebbero potuto portare a riconoscere i luoghi e degli interrogatori e le persone coinvolte.

Ma sul caso Moro, come hanno scritto autorevoli testimoni, come lo stesso Imposimato, le circostanze e gli episodi oscuri sono molteplici e molteplici sono stati i tentativi di depistaggio compiuti sia dalla Br, sia dai Servizi Segreti.  Anche il covo di Moiano-Caioncola era probabilmente noto da tempo, ma dalle dichiarazioni di Peci al blitz che portò alla scoperta delle armi, passarono  almeno due anni…

Prospero Gallinari è morto 5 anni fa. Non può più né confermare, né precisare alcunché.

Ma la storia di quel “covo brigatista” a Moiano, ogni tanto riemerge. Su quella vicenda sono state scritte molte cose, anche su queste stesse colonne. Come primapagina nel 2012-2013 ci facemmo pure uno spettacolo teatrale intitolato “Bianco Rosso e Nero” che poi è stato trascritto nel libro “Il Vortice” (edizioni Del Bucchia, 2014). Ma l’impressione è che non tutto sia noto e sia stato scritto. L’impressione è che ci siano ancora dei buchi neri e soprattutto che anche qui, in questo territorio, a Moiano e dintorni, i conti con quella storia non li abbiamo ancora fatti  fino in fondo…

Luigino Scricciolo, non c’entrava niente. E’ stato scagionato nel 2007, ma è morto nel 2009, devastato da quell’esperienza drammatica, da quei vent’anni passati da “presunto terrorista”  in attesa di giudizio…

Loris, condannato a 16 anni nel 1988, scontata la pena è rimasto silenzioso e defilato. E ha fatto bene. Ormai però è passato tanto tempo e forse qualcosa potrebbe anche raccontare. Come tributo alla verità. Alla storia. Come risarcimento agli amici e compagni della casa del popolo e quelli che frequentavano la sua casa di Caioncola e vissero la notizia del suo legame con le BR come un pugno nello stomaco.

m.l.

 

Nella foto: la casa di Caioncola in cui viveva Loris Scricciolo. Il “murale” con richiami al Golpe di Pinochet in Cile è del 1975-76. Solo dopo l’80 si seppe che Loris faceva parte delle BR.

 

 

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